Il problema non è il Se ma il Quando!”

L’avevamo già scritto qualche mese fa ma, oggi, la drammatica conferma ci arriva da una fonte autorevole e molto addentro in questa esplosiva materia. La Cina invaderà Taiwan, non ci sono più dubbi: ma “Quando”? E “Come”? Militarmente o a seguito di una annessione, pacifica, negoziata e condivisa con il governo di Taipei? Mentre a Mosca Putin e Xi Jinping concludono in maniera solenne il loro vertice, riconfermandosi amicizia e alleanza, nonostante la guerra continui e nonostante il mandato di arresto emesso nei confronti del leader russo, i cinesi di Taiwan vedono con sempre più terrore la fine della loro indipendenza. Ne abbiamo parlato con il generale di Corpo d’Armata (in Riserva), Giorgio Battisti, noto al grande pubblico anche televisivo per la sua prestigiosa carriera nelle nostre Forze Armate e per le sue lucide e comprensibili analisi su cosa stia succedendo in questo “Mondo Matto” come lo ha definito Lucio Caracciolo nel suo ultimo libro. Il generale ha sulle spalle una carriera di prim’ordine che ci fa capire l’esperienza di comando e di governo che ha maturato in conflitti locali in molte zone calde del pianeta.

Il generale Battisti ha un curriculum lungo come un libro: è stato un ufficiale di artiglieria da montagna; ha svolto incarichi di comando nella Brigata Alpina Taurinense, nella Tridentina e nella Julia e ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ha comandato il Corpo d’Armata italiano di Reazione Rapida della Nato, l’Ispettorato delle Infrastrutture e il Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito. Ha partecipato, inoltre, alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afganistan per 4 turni (2001-2002, 2003, 2007, 2013/2014). Ha terminato il servizio attivo nell’ottobre 2016. Insegna in diversi istituti universitari italiani ed esteri. Lo abbiamo incontrato proprio per parlare della situazione di Taiwan: il generale è stato recentemente sull’isola (l’ultima volta nello scorso autunno 2022) con alcuni colleghi occidentali, invitato dal governo di Taipei come consulente per la preparazione strategica e tattica delle forze armate dell’isola.

Oggi, caro generale, Taiwan è probabilmente la zona più “calda” del pianeta

“Sì è vero: sul possibile ‘destino dell’isola’ sono state scritte numerose valutazioni di natura politica e militare. L’occasione di essere stato ospite negli ultimi anni del Ministero della Difesa Nazionale di Taipei mi offre l’occasione di delineare l’organizzazione difensiva taiwanese, avendo anche avuto modo di conoscere il territorio (e non solo su di una carta topografica). La tensione tra Cina e Taiwan ha avuto una decisa impennata nell’agosto 2022 per la visita a Taipei di Nancy Pelosi,  Speaker pro-tempore della Camera dei Rappresentanti  e una delle figure più in vista tra i membri della formazione del Presidente Joe Biden, seguita poco dopo da altre due delegazioni politiche statunitensi e recentemente dal Sottosegretario alla Difesa USA Michel Chase. In un lungo discorso al 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC), tenutosi dal 16 al 22 ottobre 2022, Xi Jinping ha parlato con fermezza della determinazione della Repubblica Popolare di Cina di riunificare l’isola autogovernata, che Pechino considera parte del proprio territorio, nonostante Taiwan non sia mai stata sotto il regime comunista. “Continueremo a lottare per la riunificazione pacifica con la massima sincerità e il massimo sforzo’, ha affermato Xi, aggiungendo tuttavia che “non prometteremo mai di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo la possibilità di prendere tutte le misure necessarie contro “l’interferenza di forze esterne” sulla questione Taiwan”.

Nel suo intervento, Xi ha ribadito ai delegati del PCC che la Cina ha “una missione storica e un impegno incrollabile” per realizzare la completa unificazione e portare Taiwan sotto il controllo di Pechino. Il linguaggio usato da Xi è stato fermo, ma anche ampiamente prevedibile. Anche la sua dichiarazione di non precludere l’uso della forza della forza ha riecheggiato sue passate dichiarazioni in analogia a quelle dei leader precedenti. L’obiettivo politico della Cina, sin dalla normalizzazione dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti nel 1979, è stato quello di ricercare la riunificazione (incruenta) con Taiwan in un momento imprecisato del futuro. Pechino ha perseguito questo obiettivo promuovendo una rapida integrazione economica con Taipei e, fino alla pandemia del covid-19, ha ampliato progressivamente i viaggi attraverso lo Stretto, con milioni di turisti cinesi che visitavano l’isola ogni anno e milioni di taiwanesi che visitavano la Cina, oltre alle migliaia di taiwanesi che lavoravano e studiavano nel continente. Fenomeno poco noto sono le migliaia di donne cinesi che si sono sposate in Taiwan. Dal 2020 i viaggi sono stati drasticamente ridotti per i divieti di movimento e le quarantene in Cina e a Taiwan.

La repressione contro i sostenitori della democrazia a Hong Kong ha offuscato il modello cinese di “un Paese due sistemi” per un eventuale accordo politico ed ha influenzato negativamente la percezione dei taiwanesi sulle motivazioni, le intenzioni e gli obiettivi della Cina. Queste situazioni hanno compromesso sensibilmente la speranza di Pechino di promuovere l’unità con i rapporti interpersonali e gli scambi economici”.

Ci sono parecchie ombre sul futuro della autonomia e indipendenza di Taiwan

“Sebbene non sia stata indicata alcuna tempistica nel corso del recente Congresso Nazionale per il raggiungimento dell’unificazione – precisa il generale Battisti – alti ufficiali statunitensi (in servizio e non), che conoscono lo scenario dell’Indo-Pacifico, sono convinti che l’incremento dei sistemi missilistici, aerei e navali da parte del PLA (People’s Liberation Army), le esercitazioni incentrate su scenari di invasione e manovre aereo-navali in prossimità di Taiwan, siano il segnale che la Cina stia accelerando i tempi per essere pronta a intervenire nei prossimi anni. Secondo questi funzionari militari il Presidente Xi potrebbe tentare di conquistare Taiwan entro il 2027, anno del centesimo anniversario della costituzione dell’Esercito Popolare di Liberazione.

L’Ammiraglio Michael Gilday, Capo delle U.S. Naval Operations, ha dichiarato […] Quando parliamo della finestra del 2027, nella mia mente, questa deve essere una finestra del 2022 o potenzialmente del 2023. Non posso escluderlo. Non voglio assolutamente essere allarmista affermando questo. È solo che non possiamo escluderlo […] (Atlantic Council, 19 ottobre 2022). Il Generale Mike Minihan, Comandante del U.S. Air Mobility Command, che sovrintende alla flotta di aerei da trasporto e rifornimento, ha invitato i propri sottoposti ad accelerare la loro preparazione per un potenziale conflitto, citando le aspirazioni del Presidente cinese e la possibilità che gli Americani non prestino la dovuta attenzione se non quando sarà troppo tardi, a conflitto avviato (Washington Post, 27 gennaio 2023). […] Spero di sbagliarmi ma il mio istinto mi dice che combatteremo nel 2025”, ha scritto in una nota distribuita ai suoi collaboratori…

Le elezioni presidenziali di Taiwan sono nel 2024 e offriranno a Xi una ragione. Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono nel 2024 e offriranno a Xi un’America distratta. La squadra di Xi, il motivo e l’opportunità sono tutte allineate per il 2025 […], ha concluso (un funzionario della Difesa USA, parlando in condizione di anonimato, ha affermato che i commenti di Minihan “non sono rappresentativi del punto di vista del Dipartimento sulla Cina”). L’intenzione della Cina di conquistare Taiwan è chiara, ha dichiarato l’Ammiraglio in pensione Harry Harris, Comandante del U.S. Pacific Command (2105-2018) e Ambasciatore nella Repubblica di Corea (2018-2021), durante un’audizione alla Commissione per i Servizi Armati della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti (Ex-admiral warns of Taiwan deadline, Thu, Feb 09, 2023 Taipei Times).

L’Ammiraglio in pensione Phil Davidson, già Comandante del U.S. Indo-Pacific Command (2018-2021), del think tank National Bureau of Asian Research, ha recentemente affermato che lo scenario non sarebbe necessariamente una guerra (invasione) totale ma una minaccia alle isole esterne, che comunque sarebbe “una grave preoccupazione per la sicurezza di Taiwan” (Taiwan’s Tsai welcomes retired US admiral for China talks, The Associated Press Thursday, Feb 2, 2023). Altri analisti, invece, affermano che il 2027 – centenario della costituzione dell’Esercito Popolare di Liberazione – è semplicemente una data fissata dalla Cina per conseguire gli obiettivi di modernizzazione dello strumento militare, piuttosto che una data entro la quale intenderebbe conquistare Taiwan”.

Abbiamo letto che il Ministero della Difesa di Taipei ha pubblicato un rapporto che identifica otto scenari di azioni offensive possibili contro Taiwan. 

“Il 14 dicembre 2022, il Global Taiwan Institute – dice il generale Battisti – ha pubblicato il rapporto denominato “2022 Chinese Comunist Military Power Report” che oltre a fornire una valutazione di insieme delle forze armate taiwanensi, ha individuato otto possibili scenari di azioni di attacchi contro l’isola. Più precisamente:

  1. Cognitive warfare (guerra cognitiva)
  2. “Gray zone” operations (operazioni nella “zona grigia”)
  3. Joint military intimidation (intimidazioni militari congiunte)
  4. Joint sea and air blockade (congiunto blocco navale e aereo)
  5. Seizing outlying islands (occupazione delle isole periferiche)
  6. Decapitation warfare (rimozione della leadership ostile)
  7. Joint firepower strikes (attacchi di fuoco congiunti)
  8. All-out invasion (invasione).

Il rapporto del MND, inoltre, evidenzia l’atteggiamento più aggressivo adottato dal PLA nei confronti di Taiwan nel corso del 2022, specie a seguito della visita del Presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi (agosto 2022), a conferma di un piano molto più vasto di sconfinamenti nella “zona grigia” in costante aumento negli ultimi tre anni, come parte di una campagna di “intimidazione militare”.

Il rapporto descrive inoltre le operazioni effettuate nel 2022 in termini di “tre normalizzazioni” nell’ambito di una campagna di guerra psicologica volta a impressionare la popolazione di Taiwan:

  • azione di pattuglie di aerei da combattimento intorno a Taiwan;
  • impiego di varie tipologie di mezzi militari per approssimarsi a Taiwan e provocare allarmi;
  • condotta di esercitazioni congiunte nelle acque e cieli circostanti Taiwan”.

Veniamo al tema del “Quando”: che cosa si dice in proposito ai vertici del Ministero della Difesa taiwanese?

“Uno degli ostacoli principali dell’invasione per Pechino è la “sorpresa strategica” – dice il generale Battisti – che difficilmente potrà realizzare per il sistema di early warning e per la diffusa reciproca presenza di attività di intelligence che sarebbero in grado di rilevare le attività di approntamento e di movimento propedeutiche all’allestimento della forza d’invasione. Come con l’aggressione dell’Ucraina, i servizi d’intelligence americani (e britannici) potrebbero rilasciare anticipatamente informazioni circa l’invasione dell’isola, come verificatosi quasi quattro mesi prima che la Russia attaccasse l’Ucraina. Fonti di Taipei stimano in diverse settimane i tempi necessari per assemblare una forza d’invasione nei porti del continente idonea ad attaccare Taiwan. Ciò permetterebbe al sistema di early warning di adottare le conseguenti contromisure.

L’evidenza della riunione della forza anfibia sarebbe preceduta dalle preventive attività per la concentrazione delle forze sulla costa: mobilitazione parziale, misure di approntamento raramente viste nelle esercitazioni nei porti di fronte a Taiwan, dislocazione ospedali da campo nei pressi dei luoghi d’imbarco e dei campi di aviazione, ecc.” A causa delle condizioni meteorologiche (fitte nebbie, forti correnti marine, intense piogge, ecc.), inoltre, una flotta da trasporto di ampie dimensioni potrebbe attraversare lo Stretto senza particolari problemi solo nei mesi di aprile e di ottobre. In questo modo Taiwan avrà il tempo di attivare le strutture di comando e controllo in sedi protette, allontanare la flotta dai porti più vulnerabili, effettuare operazioni d’intelligence per neutralizzare eventuali agenti cinesi sull’isola, ridislocare le forze, disseminare mine marine, distribuire le armi ai riservisti (e alla popolazione) e provvedere alla mobilitazione civile. Quest’ultimo aspetto riguarda la “militarizzazione” della società per l’impiego sistematico di tutte le risorse civili a sostegno dello sforzo militare e la protezione di quelle direttamente interessate alla difesa militare (complessi industriali, vie di comunicazione strategiche, sistema dei trasporti, ecc.). I tempi d’incertezza del preavviso potrebbero ridursi sensibilmente qualora la Cina dichiari di effettuare una esercitazione anfibia su vasta scala nello Stretto di Taiwan, come oramai svolge periodicamente, e poi invece proceda senza soluzione di continuità nell’invasione dell’sola.

Una prima atto della “riunificazione”, anche per verificare le reazioni internazionali (USA innanzitutto), potrebbe essere l’occupazione delle Isole Kinmen e Matsu distanti pochi chilometri dalla costa della Repubblica Popolare. Alcuni osservatori paragonano la situazione di queste isole al Donbass ucraino, tenuto conto che nel corso degli anni si è rafforzato il rapporto tra le popolazioni delle due sponde, che parlano lo stesso dialetto e hanno comuni identità storico-culturali e legami personali e familiari. Recentemente è stato riattivato il servizio di ferryboat tra le due isole e la Cina, sospeso per quasi tre anni causa il covid-19 (Ferry connections between countries, China to continue, Taipei Times, Mon, Feb 06, 2023)”.

Che cosa sta insegnando il conflitto ucraino al governo taiwanese?

“I vertici politici e militari di Taipei – continua il generale – prestano molta attenzione all’attuale conflitto in Ucraina in quanto offre un’ampia gamma di indicazioni per la propria situazione, pur essendo perfettamente coscienti che i problemi della difesa di Taiwan sono molto diversi da quelli di Kiev. Non a caso, il seminario accademico organizzato ogni anno dalla National Defense University sugli studi di “Sicurezza Internazionale e Regionale” verteva lo scorso ottobre 2022 sull’esperienze emerse dallo scontro Ucraina-Russia e la loro applicabilità alla realtà taiwanese. Anche se non tutti questi insegnamenti sono utili per prepararsi all’aggressione cinese, in quanto Taiwan è un piccolo Paese insulare che non condivide confini con alleati degli Stati Uniti, è possibile trarre utili spunti relativi alla strategia, alla condotta delle operazioni, all’intelligence e alla logistica. La maggior parte dell’assistenza statunitense e alleata (NATO e europea) a Kiev è affluita dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2023 utilizzando le numerose vie di collegamento terrestri attraverso l’Europa, che hanno permesso in tempi brevi di trasportare armi, aiuti umanitari e altra assistenza all’Ucraina.

Per Taipei risulterebbe molto più difficile ricevere la stessa quantità di rifornimenti durante un conflitto (o in sua previsione) in quanto la Cina potrebbe realizzare un blocco aereo e navale per contrastare l’accesso a Taiwan, anche se vari comandanti statunitensi sono fiduciosi di poter rompere questo tentativo di isolamento. Tale realtà suggerisce, in ogni caso, di accumulare scorte sull’isola prima di un conflitto.

Le principali lezioni apprese dalla situazione ucraina d’interesse di Taipei possono essere:

  • condotta delle operazioni in un ambiente multi-dominio (terra, mare, cielo, spazio, cyber) e in relazione alla natura della minaccia e all’ambiente operativo;
  • capacità industriale su larga scala, indipendente e tecnologicamente avanzata, per garantire una produzione bellica autonoma, soprattutto di munizioni per l’elevato consumo giornaliero (oltre 20.000 colpi/giorno);
  • catena logistica, dall’organizzazione centrale alla zona dei combattimenti, semplice, lineare e ben definita;
  • riduzione dell’approvigionamento di sub-componenti degli equipaggiamenti dall’estero (addirittura da un Paese ostile) per evitare il condizionamento dell’efficienza dei mezzi;
  • UAV diventati una componente chiave come arma aerea di attacco al suolo che aumenta le capacità di proiezione offensiva ed esercita una grande influenza sul campo di battaglia, rivelando le vulnerabilità dei sistemi d’arma terrestri (carri armati, artiglieria, radar e missili terra-aria) senza difese specifiche anti-droni;
  • componenti dei sistemi d’arma il più possibile intercambiabili e interoperabili per ridurre l’onere logistico e incrementare la standardizzazione delle esigenze di rifornimenti;
  • installazione di reti di collegamento tradizionali tenuto conto che i sistemi di C2 più sono sofisticati più diventano vulnerabili alle contromisure elettroniche e possono essere degradati per periodi di tempo;
  • artiglieria (mortai pesanti, cannoni, razzi a guida GPS) principale fonte di effetti e di perdite sul campo di battaglia (80% delle perdite);
  • sorgenti di fuoco indiretto inserite in un unico targeting cycle per ottimizzare le missioni di fuoco in relazione agli obiettivi (distanza, tipo, valore, ecc.);
  • il numero di cannoni e disponibilità di munizioni hanno una diretta rilevanza sugli effetti degli interventi, soprattutto se le interferenze elettroniche impediscono/disturbano l’uso di munizioni guidate;
  • i sistemi di fuoco indiretti senza una guida GPS riescono comunque ad ottenere una grande accuratezza senza un eccessivo consumo di munizioni, grazie alla digitalizzazione delle mappe combinata con i droni, che consentono la geolocalizzazione e il puntamento con maggiore precisione;
  • i cannoni antiaerei, in combinazione con le difese aeree più moderne, possono essere ancora letali contro elicotteri, velivoli e droni che operano a bassa quota (sono preferiti ai missili, ove possibile, grazie anche al costo molto più basso e alla maggiore disponibilità di munizioni);
  • dislocazione (sin dal tempo di pace) di depositi munizioni protetti (o di altri equipaggiamenti sensibili) di contenute dimensioni nelle retrovie delle posizioni di difesa principale per limitare i danni del fuoco avversario, evitando grandi depositi a ridosso della linea di contatto in quanto obiettivi vulnerabili (problema minimo per Taiwan che ricorre ai depositi in galleria);
  • gli ostacoli passivi ed attivi (campi minati, fossati anticarro, ecc.), i possibili obiettivi nemici (spiagge, zone di avio/eli sbarco, aeroporti, incroci, strisce di atterraggio, ecc.) devono essere mappati e protetti con il fuoco delle artiglierie;
  • la mobilità fuori-strada, la dispersione, la mimetizzazione, l’occultamento e l’inganno aumentano la sopravvivenza delle forze;
  • la sopravvivenza può essere influenzata in modo significativo dalla capacità di “nascondere” le posizioni all’osservazione degli UAV e dalla riduzione delle emissioni elettromagnetiche per impedirne il rilevamento da parte dei sistemi EW;
  • le reti mimetiche – in particolare quelle in grado di oscurare l’osservazione multi-spettro – possono migliorare i livelli di sopravvivenza e ridurre la capacità avversarie di rilevare gli obiettivi dal cielo;
  • tutte le unità (di combattimento e di supporto) dovrebbero avere lo stesso addestramento”.

Da questa analisi emerge l’importanza dell’Intelligence

“Fondamentale per la sicurezza dell’isola – ci tiene ad evidenziare Battisti – è il sistema di early warning posto in atto che permette di monitorare in “tempo reale” le iniziative cinesi, in quanto ha la capacità di rilevare, caratterizzare e attribuire rapidamente la provenienza di un attacco e predisporre una reazione efficace (Early Warning in the Taiwan Strait, Project 2049 Institute, April 12, 2022). Il sistema si basa su radar terrestri e aerei a lungo raggio, e altri sensori, che ricercano, nel dominio terrestre, aereo, spaziale, marittimo, cibernetico ed elettromagnetico, indicazioni e segnali di potenziali minacce, ed è integrato da varie fonti d’intelligence, come lo humint e il sigint. Il Comando Spaziale Statunitense (U.S. Space Command) condivide, inoltre, con Taiwan l’avviso di lancio di vettori balistici al momento della partenza attraverso sensori a infrarossi satellitari.

I radar di sorveglianza, che operano in sistema con il controllo del traffico civile, monitorizzano lo spazio aereo per individuare attività insolite attraverso i sistemi d’identificazione IFF (Identification Friend or Foe) e sensori passivi per determinare la natura del volo all’interno dell’ADIZ. In caso di incursioni su larga scala, i radar a lungo raggio consentono di attivare per tempo le difese aeree terrestri e marittime e offrire alle autorità di Taiwan un essenziale preavviso per attuare i piani di contingenza per la difesa civile, la mobilitazione e intervenire, se del caso, contro l’intrusione di velivoli e/o naviglio cinese”.

Non è dunque una questione di “Se” ma… di “Quando”

“Recentemente – racconta il generale Battisti –  il Direttore della CIA, William Burns, ha affermato in una intervista alla CBS (26 febbraio 2023) […] credo che dobbiamo prendere molto sul serio le ambizioni di Xi per quanto riguarda il controllo finale di Taiwan. Tuttavia, a nostro avviso, questo non significa che un conflitto militare sia inevitabile. Sappiamo, come è stato reso pubblico, che il Presidente Xi ha dato istruzioni al PLA, la leadership militare cinese, di essere pronto entro il 2027 a invadere Taiwan, ma questo non significa che abbia deciso di invadere nel 2027 o in qualsiasi altro anno. Credo che il nostro giudizio sia che il Presidente Xi e la sua leadership militare dubitino oggi della possibilità di realizzare tale invasione. Credo che l’esperienza di Putin in Ucraina abbia probabilmente rafforzato alcuni di questi dubbi. Quindi, tutto ciò che vorrei dire è che penso che i rischi di un potenziale uso della forza probabilmente aumentano quanto più si va avanti in questo decennio e oltre, anche nel decennio successivo […].

Nonostante questa potenziale minaccia, quando si passeggia per le colorate vie di Taipei non si ha l’impressione di essere in una società che si aspetta un attacco incombente: a Taiwan non si vive come in Israele. L’invasione potrebbe iniziare con l’occupazione delle isole Kinmen e Matsu (per testare la reazione internazionale) e un concomitante blocco navale per interdire le linee di comunicazione marittime e un blocco aereo per stabilire (e far rispettare) una no-fly zone su Taiwan e costringere la leadership di Taipei ad accettare un dialogo per una soluzione politica. L’isola, per la carenza di risorse naturali, dipende fortemente dalle importazioni (petrolio, componenti di prodotti elettronici, prodotti minerali, macchinari, prodotti chimici e alimentari, medicinali, ecc.). Pechino preferirebbe, infatti, assorbire Taiwan senza l’uso della forza, come ha pubblicamente affermato il Presidente Xi Jinping.

Qualora questa prima fase dell’aggressione non dovesse fornire i risultati auspicati, Pechino sarebbe costretta a procedere con un intervento militare che, al di là delle operazioni anfibie iniziali, comporterebbe di dover fronteggiare rilevanti sfide, tra cui le reazioni della Comunità Internazionale (modello sanzioni contro la Russia). Il successo di una operazione di tale natura dipenderà dalle capacità del PLA non solo di contrastare il potenziale intervento americano (e forse di altri Paesi) ma anche di prendere il controllo di Taiwan rapidamente per conseguire il “fatto compiuto” che sarebbe difficile da revocare (modello Crimea). La strategia di difesa asimmetrica di Taiwan ha proprio lo scopo di guadagnare tempo ed attendere (l’auspicato) intervento statunitense. La U.S. 2022 National Defense Strategy identifica chiaramente la “attività coercitiva della Cina nei confronti di Taiwan” come la “sfida da affrontare” per il Dipartimento della Difesa.

Tenuto conto, peraltro, che Taipei non da per scontato che gli Stati Uniti siano disposti a sacrificare vite americane per difendere l’isola dall’aggressione cinese, in assenza di un trattato di mutua difesa, le Forze Armate taiwanesi sono organizzate per contrastare autonomamente (self-reliant defense policy) tutte le possibili azioni del PLA lungo il continuum pace-guerra applicando la Resolute Defense and Multi-domain Deterrence. Ovviamente Taiwan apprezzerebbe qualsiasi forma di assistenza e di sostegno da parte di Washington (modello Ucraina), fondamentali per la sicurezza dello Stretto, che consentirebbe alle proprie Forze Armate di combattere con maggiore sicurezza. Sin dall’istituzione del Taiwan Relations Act nel 1979 (disposizioni in merito ai rapporti culturali, commerciali, diplomatici, strategici, militari e difensivi con Taipei), gli Stati Uniti sono stati deliberatamente vaghi sul loro impegno di sicurezza nei confronti di Taiwan (Washington ha mantenuto a lungo una politica di “ambiguità strategica” che non rende chiaro se lo farà o meno), anche se le recenti dichiarazioni del Presidente Biden (Biden leaves no doubt: ‘Strategic ambiguity’ toward Taiwan is dead’, Politico, 9 settembre 2022) sono state interpretate come un chiarimento dell’intenzione di difendere Taipei.

In effetti, negli ultimi anni la collaborazione tra Taiwan e gli Stati Uniti appare sempre più solida come lo dimostrano i dialoghi politici di alto livello, scambi di intelligence, ricerche e studi operativi, addestramento del personale, sviluppo degli armamenti e cooperazione nell’industria della difesa. Nessuno sa, tuttavia, cosa potrebbe decidere un futuro Presidente degli Stati Uniti in caso di aggressione. Ma la guerra in Ucraina ha convinto i vertici politici e militari taiwanesi che, per ottenere il sostegno internazionale, devono mostrare la capacità e la volontà di fronteggiare da soli l’assalto comunista, almeno inizialmente. In base al Taiwan Relations Act e alle Six Assurances (linee guida nella condotta delle relazioni tra Stati Uniti e Taiwan del 1982, soprattutto per la vendita delle armi), Taipei continua a migliorare le proprie capacità di difesa attraverso differenziati programmi di acquisizione di armi e di equipaggiamenti, prioritariamente con sviluppo e produzione autonoma tramite l’industria nazionale, e di cooperazione con gli Stati Uniti già instaurata a più livelli.

I tempi, tuttavia, di vendite di armi a Taiwan in tempo di pace sono diversi dai tempi di consegna degli aiuti militari all’Ucraina in tempo di guerra (gli USA non agiscono con urgenza in assenza di una crisi/conflitto). Anche se non vi sono segnali di una mobilitazione imminente delle Forze Armate cinesi per un attacco, e lo stesso Xi Jinping nel suo discorso all’ultimo Congresso del Partito Comunista non ha menzionato alcuna tempistica per la “riunificazione” al Paese dell’isola, i vertici politici e militari taiwanesi ritengono inevitabile un conflitto con la RPC e sono convinti che l’invasione non sia una questione di “se” ma di “quando”.

Grazie ad ufficiali come il generale Giorgio Battisti che potrebbero tranquillamente rivestire il ruolo di top manager in multinazionali, l’immagine e la reputazione delle nostre Forze Armate sono cresciute enormemente negli ultimi trent’anni. Finalmente l’opera di questi nostri concittadini in divisa ha permesso al nostro Paese di superare la vergogna di quell’8 settembre 1943 quando, a causa di una classe dirigente civile e militare inadeguata alla tremenda delicatezza di quel momento storico, il nostro esercito, lasciato senza istruzioni, si dissolse nel giro di 48 ore e in gran parte finì deportato nei campi di prigionia tedeschi. Oggi le nostre truppe che partecipano ad operazioni di Peace Keeping in tutto il mondo sono apprezzate e stimate sotto tutti i punti di vista.

Ad integrazione e conferma dell’analisi del generale Battisti, è interessante leggere l’opinione di un autorevolissimo esperto militare taiwanese Shen Ming-Shih, vice direttore dell’Institute for National Defence and Security di Taipei, il più importante Think Tank del Ministero della Difesa di Taiwan. “A innervosire Pechino è stata la visita, un mese fa, del vice segretario alla Difesa USA Chase, tra i più alti funzionari del Pentagono arrivati qui: un quasi riconoscimento della nostra sovranità. Insieme alla recente vendita di armi per 620 milioni di dollari approvata dal Congresso. Ma l’invasione non ancora alle porte. Avverrà non prima di un anno ed entro il 2027, data del centenario dell’Esercito Popolare di Liberazione e ultimo anno al potere di Xi”.

Come mai non prima di un anno, gli ha chiesto l’intervistatore? E Shen Ming-Shih gli ha risposto: “La Cina aspetterà il risultato delle nostre elezioni presidenziali previste ad aprile 2024. Le recenti amministrative sono state vinte dal Kuomintang, i nazionalisti filo-cinesi dell’opposizione. Se andranno loro al governo, Xi non avrà bisogno di invaderci. Attraverso una sorta di soft power farà di noi una nuova Hong Kong. Per questo è attento a non provocare: non vuole irritare chi qui a Taiwan si è sentito messo in pericolo dalla visita di Nancy Pelosi nell’agosto scorso”.

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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