Il confronto sul futuro e sulla riforma del capitalismo continua dunque e si anima di nuovi e brillanti interventi. L’augurio è che produca anche fatti, azioni, condotte, progetti reali e concreti per la Gente di tutto il mondo. L’Incontro continuerà a seguire questo stimolante dibattito. Questo articolo prosegue la discussione che ha già visto quattro interventi di Riccardo Rossotto (qui, qui, qui e qui) e uno di Fidelio Perchinelli (qui) idealmente inseriti nella discussione aperta da Andrea Rapaccini con la sua intervista.


Nel prezioso giacimento di idee, progetti, proposte che caratterizzano il dibattito sul futuro del capitalismo mondiale, in questi giorni abbiamo registrato tre interventi potenti.

Autorevoli e profondi.

Tre approcci che arrivano da tre leader del mondo che ci trasferiscono le loro idee, le loro visioni, le loro speranze, le loro preoccupazioni su dove stia andando il Villaggio Globale, dopo la tragedia pandemica e la pesantissima, conseguente, crisi economica.

Tre modi di leggere il futuro del capitalismo apparentemente diversi ma, alla fine, a nostro avviso, non così distanti.

Ancora una volta, come hanno ammesso, anche con un filo di invidia mista a rispetto, alcuni dei massimi storici del marxismo, il capitalismo trova, come ha sempre trovato finora, al proprio interno la modestia, la forza e la creatività per rilanciarsi.

Per risorgere anche dopo aver subito pesantissime crisi e sconfitte, non solo economiche, ma anche etiche derivanti proprio dai suoi esasperati aspetti speculativi, cinici, costellati di avidità egoistica senza una visione globale solidale e con un grande deficit culturale nel continuare a far aumentare, invece di combatterle, le disuguaglianze esistenti tra molte popolazioni del mondo.

Anche i tre interventi più recenti, di cui vi parliamo oggi, di Papa Francesco, di Larry Fink e di Ronald Cohen, dimostrano la spumeggiante vitalità del pensiero capitalista, alimentata dalle menti più visionarie e lucide.

Stiamo parlando di un Papa come Francesco che, dal soglio pontificio, lancia ormai con voluta ripetitività, continue grida di dolore e di accusa contro un modello capitalistico che ha dato vita ai disastri attuali in termini di ambiente, di disuguaglianze ormai insostenibili e sempre più evidenti e inarrestabili.

Stiamo citando Larry Fink, il Ceo di BlackRock, il più grande fondo di risparmio gestito del mondo, che, nella sua annuale e attesissima lettera indirizzata agli amministratori delegati delle grandi corporation del mondo, ribadisce, ormai da alcuni anni, che i criteri di valutazione degli investimenti di BlackRock saranno sempre più dettati e indirizzati verso quelle aziende che dimostrano di avere obiettivi di performance ambientale e di “Scelte a favore di tutti gli “Stakeholder” (che includono lavoratori, impiegati, clienti, società civile) e non solo delle “Shareholder” (gli azionisti)”.

Stiamo facendo riferimento, infine, alle tesi esposte da Ronald Cohen finanziere e filantropo inglese, ideatore e promotore, dopo una vita professionale vissuta nel mondo del private equity, del Social Impact, un nuovo modo per valutare gli investimenti di una impresa privata non solo dal punto di vista della massimizzazione del profitto, ma anche dalla sostenibilità sociale e ambientale e dalle migliori condizioni di vita degli esseri umani.

Eccovi, dunque, degli stralci delle loro opinioni, riflessioni e pensieri sul futuro del capitalismo e della coesione tra i cittadini del Villaggio Globale.

Una autorevolissima integrazione dei ragionamenti di tre grandi pensatori della Terra per il dibattito avviato anche dall’Incontro con l’innesco del contributo di Andrea Rapaccini e poi con gli interventi degli altri amici che vi hanno partecipato.

Il pensiero di Papa Francesco

Il Papa è tornato proprio in questi giorni ad affrontare il tema del capitalismo e della proprietà privata: “Il condividerla non è una forma di comunismo, è cristianesimo allo stato puro”.

Per il Sommo Pontefice la proprietà privata non è intoccabile, come ha scritto nella sua enciclica “Fratelli Tutti”, è semplicemente “Un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati… negli Atti degli Apostoli si legge che nessuno considerava come sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era in comune… Non rimaniamo indifferenti alle piaghe altrui, non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono… siamo stati “misericordiati” diventiamo misericordiosi”.

Il messaggio del Papa mira al cuore del capitalismo contemporaneo e intende delineare un quadro di riferimento morale nuovo e innovativo per tutta l’economia del III millennio.

Nella sua enciclica “Fratelli Tutti” Papa Bergoglio ha richiamato il pensiero di Giovanni Crisostomo e di Gregorio Magno che hanno sostenuto il fatto che il sovvenire ai bisogni primari verso gli ultimi è “Un restituire ciò che ad essi appartiene.

Francesco punta ad una rivisitazione del perimetro del contenuto e del significato del diritto di proprietà “Un bene da disporre in comune con gli altri e che deve dare conseguenze concrete che si riflettono sul funzionamento della società”.

Le parole del Papa secondo alcuni autorevoli vaticanisti, hanno un aggancio con la Costituzione italiana e in particolare con l’art. 43 che riporta il concetto di “proprietà comune”: “La proprietà privata non basta. Bisogna renderla compatibile con forme di proprietà pubblica ma soprattutto, con forme di proprietà comune”.

Un manifesto, quindi, di una nuova rivisitazione dell’antico concetto di Beni Comuni sul quale ci ritorneremo in un prossimo dibattito proprio sulle colonne dell’Incontro.

La visione di Larry Fink

Il Ceo di BlackRock ha proprio in questi giorni annunciato che l’ammontare dei fondi gestititi dalla sua società ha ormai superato la soglia di 9000 miliardi di dollari … quasi quattro volte il PIL italiano!

Oggi BlackRock è un colosso globale con 16.000 dipendenti, 30 uffici in 70 nazioni, clienti in 100 paesi diversi e capitalizza 120 miliardi di dollari.

Larry Fink, 68 anni, vede e legge gli andamenti del mercato mondiale, dunque, da un pulpito unico ed esclusivo.

E’ stato uno dei precursori dell’introduzione di valori sociali ed etici nel mondo imprenditoriale e per una necessaria trasparenza della corporate governance.

Negli ultimi anni, ha dichiarato pubblicamente che le direttive del suo gruppo sono quelle di investire in società che si dimostrino attente alle tematiche sociali ed ambientali, che mettano davvero in pratica politiche a favore degli stakeholder e non solo degli shareholder.

Larry Fink è ottimista sul futuro del capitalismo, ha detto a Mario Platero su La Repubblica: “Per me quello che è straordinario è il ruolo che la scienza e la tecnologia hanno svolto durante la crisi pandemica. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se avessimo avuto il contagio 10 o 12 anni fa. Non avremmo avuto la tecnologia che ha consentito al mondo di andare avanti, di lavorare agevolmente in remoto, di usare il commercio elettronico per la distribuzione. Il 70% dell’economia ha continuato a funzionare nonostante l’isolamento. Pensiamo alla bellezza degli esseri umani per come si adattano alle emergenze: abbiamo cambiato il modo di vivere, di lavorare, il modo con cui consumiamo l’informazione o i prodotti… c’è una cosa di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi: è stato il capitalismo a creare i vaccini con metodi rivoluzionari, non la Cina. I vaccini cinesi sono efficaci solo al 50%. La forza del capitalismo non è abbastanza apprezzata”.

Fink ha anche una opinione su come l’Europa dovrebbe reagire al declino e rilanciarsi: “L’Europa, culturalmente, non possiede quell’energia imprenditoriale che vediamo in America. Deve abbracciare l’idea di compensi elevati per chi produce, il concetto dell’individualismo. Molti giovani vengono in America per fare fortuna. Ci si deve chiedere perché non c’è questo senso di opportunità in Europa”.

L’innovazione di Ronald Cohen

Sir Ronald Cohen, dopo una brillante carriera come manager di fondi di private equity, nel luglio del 2013 ricevette dai leader del G8 il mandato di coordinare i lavori della Task Force for Impact Investing, con l’obiettivo di affermare l’idea di una finanza capace di ricercare non solo il profitto, ma anche soluzioni a problemi sociali e ambientali.

Il rapporto finale di questa Task Force rappresentò la data di nascita di un movimento globale che avrebbe dato vita ad una trasformazione dei mercati e che oggi si misura in migliaia di miliardi di dollari di investimenti.

Oggi Ronald Cohen è il leader del Global Steering Group for Impact Investment (GSG). Ha pubblicato recentemente il libro “Impact” nel quale racconta la storia proprio di questo ventennio di trasformazione del capitalismo speculativo e prefigura il ruolo dell’Impact Investment nella riforma del modello capitalistico.

Investire per l’impatto sociale e ambientale è molto più di una scelta morale, è un modo intelligente di fare finanza e impresa ha detto Cohen al professor Mario Calderini, leader, a sua volta, del Movimento del Social Impact in Italia.

Ecco come Cohen spiega cosa sia l’Impact Investment.

Sono forme di investimento con cui, insieme al profitto, ci si propone di ottenere un miglioramento concreto e misurabile nella condizione di vita delle persone e nell’ambiente. Mentre la finanza tradizionale nasce con l’idea di massimizzare il rapporto tra rischio e rendimento finanziario, l’Impact Investment introduce un terzo elemento, l’impatto misurabile. Questo comporta un grande cambiamento valoriale, grazie al quale oggi, nel mondo, trentamila miliardi di dollari sono investiti per ottenere qualcosa in più del solo guadagno finanziario”.

Perché si parla di una vera e propria rivoluzione nell’ambito del modello capitalistico?

La rivoluzione dell’impatto, così come la rivoluzione tecnologica – ha detto Cohen – avrà il volto di giovani imprenditori che, cambiando il modo di fare impresa e finanza, sapranno trovare soluzioni a problemi complessi, con l’intento non solo di fare profitti, ma di produrre un impatto positivo per la società e il pianeta. Sarà allora necessario ridefinire il significato della parola Unicorno, che oggi usiamo per indicare una nuova impresa che raggiunge il valore di un miliardo di dollari: da domani, dovremo invece usarla per definire una impresa che sappia anche migliorare la vita di almeno un miliardo di persone”.

Tutto cominciò con la Task Force del G8…

Sì, quel rapporto ha avuto il merito di spingere i possessori di grandi capitali a mettersi in cammino, in una direzione nella quale il mondo stava già andando. Da allora abbiamo visto i principi ESG (Environement, Social, Governance) di imporsi come criterio guida per gli investitori e le imprese; abbiamo sentito la Business Roundtable americana invocare il passaggio da un capitalismo degli azionisti ad uno più attento ad una platea molto estesa di portatori di interesse e migliaia di miliardi di dollari investiti in questa direzione”.

Il cuore del nuovo modello di sviluppo è costituito dalla trasparenza: “La trasparenza nell’evidenziare l’impatto prodotto – precisa Ronald Cohen – dovrà aiutarci a distinguere quelli che si impegnano ad occuparsi delle persone più vulnerabili e bisognose da quelli che si occupano di chi sta già bene. Questa è la ragione per la quale credo che l’Impact Investment possa essere un grande alleato dello stato”.

Il team di lavoro di Cohen ha incominciato a tradurre questi investimenti ad impatto sociale in termini monetari, in numeri che entrano direttamente nella contabilità e nei bilanci delle imprese.

Il GSG, con l’Harvard Business School, ha sviluppato un modello contabile, denominato IWA, che pesa i numeri del conto economico per l’impatto generato dall’impresa.

Questa è la vera rivoluzione di cui parlava Cohen, perché introduce un fondamentale principio di trasparenza dell’impatto generato: “Grazie a questo modello sappiamo ad esempio che circa 1800 imprese di cui abbiamo i dati producono tutti insieme un danno ambientale da circa tre mila miliardi di dollari ogni anno e che duecentocinquanta di queste, circa il 15%, producono più danni ambientali che profitto”.

Ormai non ci sono più alibi: è stato costruito e condiviso un modello di lettura dei bilanci delle imprese che consente di capire sul serio se l’imprenditore si sia accreditato delle valenze sociali soltanto dal punto di vista del marketing oppure lo abbia fatto davvero, riducendo i danni ambientali e aumentando gli investimenti a impatto sociale per il miglioramento della qualità della vita dei suoi stakeholder.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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