Dal 12 al 19 marzo si è tenuta presso l’Università Statale di Milano la X edizione della Settimana della Legalità. Il palinsesto è stato come tutti gli anni ricco di eventi ed interventi di grande interesse e attualità, di valore scientifico e storico. L’iniziativa è culminata, come tutti gli anni, nel ricordo di Guido Galli, Magistrato e docente universitario assassinato il 19 marzo 1980 davanti all’aula 309 della facoltà di Giurisprudenza da un “gruppo di fuoco” di Prima Linea.

Nella mattinata dell’anniversario ho assistito a interessanti testimonianze sulla vita professionale e associativa di Guido Galli (che aveva ricoperto cariche di rilievo all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati), nonché sullo spinoso argomento “L’etica del Magistrato”. La prima dalla voce del Dott. Armando Spataro che con Guido Galli ha condiviso anni di intensa attività; la seconda della Dott.ssa Tiziana Siciliano, Procuratore aggiunto di Milano. Il ricordo di Guido Galli ha poi avuto un ulteriore importante momento su iniziativa dell’Associazione Nazionale Magistrati presso il Palazzo di Giustizia.

Gli interventi si sono alternati a brani eseguiti dalla prestigiosa “Corale Polifonica Nazariana” diretta dal Dott. Lucio Nardi, Magistrato. Ho avuto l’onore di essere richiesto di un intervento dopo quelli della Prof.ssa Eva Cantarella e, ancora, del Dott. Spataro che ha posto in luce aspetti fondamentali dell’attività e delle indagini di magistrato condotte insieme a Guido Galli. Ho ricordato che quel pomeriggio del 19 marzo 1980 mi trovavo nella gremita sala di lettura dell’Università a riordinare gli appunti delle lezioni del mattino.

Alla voce che qualcuno avesse sparato in Università, increduli, ci siamo riversati verso l’ingresso principale. Avevo seguito alcune lezioni di criminologia del Prof. Guido Galli, ma non eravamo ovviamente al corrente delle indagini che stava conducendo. Successivamente sono emersi la dinamica, le ragioni e gli autori dell’assassinio. Prima Linea aveva subito infatti diffuso un volantino di rivendicazione. Come ha lucidamente rimarcato il Dott. Spataro, in realtà dal punto di vista del cittadino e dell’operatore della Giustizia quel volantino poteva costituire un encomio per i numerosi meriti del Dott. Galli.

Mi sono preso la briga di andare a leggere i provvedimenti di rinvio a giudizio reperibili online nel processo ai componenti di Prima Linea. Ho inoltre cercato materiale riguardante gli autori dell’assassinio. Di uno si sono, di fatto, perse le tracce dopo l’espiazione della pena. Di un altro ho reperito un video di presentazione di un suo libro. Con tono accorato enfatizza il carattere rivoluzionario dell’azione di Gesù Cristo… Del terzo, indicato come il “killer dagli occhi di ghiaccio”, ho trovato uno spezzone d’interrogatorio in un processo a suo carico. Il Presidente della Corte d’Assise gli chiede di esporre quale fosse il disegno politico perseguito da Prima Linea. Farfugliando, il plurimo killer risponde che, a ripensarci bene … no, non c’era un vero e proprio disegno politico, a pensarci bene erano cose campate per aria.

“Nulla”. Il Presidente lo incalza: ma scusi, Lei è in carcere, dietro le sbarre ci sono tanti giovani come Lei e tante persone sono state uccise … “Per nulla?”. Sì – dice – alla fine, stringi stringi, “per nulla”. Aiuto! Del quarto, il leader indiscusso di Prima Linea, il Comandante Sirio, è reperibile online un’interessante intervista di Zavoli tratta dalla trasmissione “La notte della Repubblica”. Sguardo sempre obliquo e indiretto. Voce flebile, parlata incerta, incespicante. Concetti “fumosi”. È stato l’algido comandante dell’azione dei “gruppi di fuoco” di Prima Linea. Si fa davvero fatica a crederlo. A sentirlo verrebbe voglia di suggerirgli delle risposte più plausibili…

Ma lo sconcerto per me più grande è stato apprendere chi era la ragazza che ha custodito le biciclette utilizzate dal “gruppo di fuoco” davanti all’Università. L’avevo conosciuta bene pochi anni prima. Frequentava gli ambienti “alternativi”, quelli dell’opposizione più radicale. In sostanza, gli ambienti dell’estrema Sinistra, come me. Nella Brianza di fabbriche e fabbrichette, padroni e padroncini eravamo tanti per essere in così pochi in quel tessuto sociale. Ci sarebbe da chiedersi come mai decine, centinaia o addirittura qualche migliaio di ragazzi che avevano fatto politica con generosità nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, nel volgere di un breve periodo (un paio d’anni) abbiano deciso di passare alla lotta armata.

Ho letto una statistica illuminante e inquietante: più della metà degli inquisiti per lotta armata in quegli anni era nata tra il 1953 e il 1957. In sostanza una “infornata” di scuole superiori. Uccidere e rischiare di essere uccisi. Uccidere ed essere uccisi. Teste calde? I “soliti invasati”? Esaltati? Davvero possiamo liberarcene così…? E tutti gli altri? Già. Tutti gli altri? Tutte le migliaia che avevano contribuito ad alimentare progetti di liberazione ed emancipazione, che avevano sostenuto e condotto le lotte, che hanno propiziato le grandi riforme degli anni Settanta?

Sì, quelle grandi riforme volte a fare della Costituzione ancora “dormiente” una Costituzione finalmente “vivente”. Pensiamo allo Statuto dei Lavoratori; alla legge di tutela delle Lavoratrici madri; all’istituzione del servizio civile; alla riforma del processo del lavoro; all’istituzione della CONSOB; alla maggiore età a diciotto anni; alla riforma del diritto di famiglia; alla legge sul divieto di discriminazione sui luoghi di lavoro; all’equo canone; alla legge sull’aborto; all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale; alla legge Basaglia.

Riforme importanti, alcune purtroppo negli anni successivi progressivamente sabotate. Altre in questi anni in via di sabotaggio sotto questa “onda di restaurazione”. Come mai quelle migliaia di ragazzi hanno smesso di fare politica? L’amore dei giovani per la politica è cessato allora e oggi ne vediamo l’onda lunga. Non è giusto liquidare sbrigativamente gli anni Settanta come “anni di piombo”. Secondo me gli “anni di piombo” hanno una data precisa d’inizio: 14 maggio 1977, Milano – Via De Amicis. Il famoso autonomo in passamontagna che spara, con altri usciti da un corteo, e uccide il “celerino” Antonino Custra.

Dopo di allora le piazze non sono più state le stesse, i cortei non sono più stati gli stessi. Sono iniziati i “cortei armati”. Poi: “Disoccupate le strade dai sogni” (titolo di un abrasivo, intelligentissimo disco di Claudio Lolli del 1977). E poi via via a salire la marea del riflusso. La “Milano da bere”. L’amore dei giovani per la politica non è più tornato. Perché ha fatto “crac”? Ma torniamo all’Università Statale. In particolare a due sue aule, la 309 e la 311. La prima dedicata a Guido Galli, la seconda a un’altra grande figura per la società, per l’Avvocatura, per il mondo della Giustizia tutto: l’Avv. Giorgio Ambrosoli.

È giusto passato un cinquantennio dall’esplosione del “Caso Sindona”. Ambrosoli, che certo non era un estremista di Sinistra ma era anzi un conservatore di simpatie monarchiche, nominato dalla Banca d’Italia Commissario Liquidatore della banca di Sindona, ad un certo punto si è trovato ad avere contro le istituzioni nelle quali credeva e per le quali lavorava. Giulio Andreotti in tv su domanda precisa circa l’assassinio dell’Avv. Ambrosoli (per il quale fu condannato Michele Sindona), ebbe il “buon gusto” di rispondere che a Roma si direbbe che uno così … “se l’è andata cercando”.

Ambrosoli e Galli si erano incrociati anni prima in un’importante indagine per bancarotta. Ad Ambrosoli è dedicato il famoso libro “Un eroe borghese” di Corrado Stajano. Ne è seguito anche un bel film dall’omonimo titolo. Lo proiettiamo periodicamente per gli Avvocati, nelle scuole e per la società civile. Gli eroi borghesi, vien da dire quindi, sono due: Galli insieme ad Ambrosoli. E sono ricordati da due aule nella nostra Università: l’Università Statale. Due grandi figure che dovrebbero sempre essere ricordate agli studenti e alla società tutta. Qualcosa mi dice, però, che sia Guido Galli sia Giorgio Ambrosoli ricorderebbero a noi tutti che “è beato il popolo che non ha bisogno di eroi”.

Claudio Zucchellini

Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.

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