Nei giorni scorsi si è parlato molto dei procedimenti riguardanti la Juventus. E probabilmente, dato che le inchieste sono numerose, nelle prossime settimane se ne parlerà ancora di più. Questo articolo affronta il tema con un taglio strettamente sociologico. Il mio è uno studio di natura qualitativa e non quantitativa. Si basa su 30 interviste realizzate tra il 23 e il 28 gennaio a individui che si sono dichiarati appassionati di calcio, ma che non si sentivano tifosi (almeno nel senso più acceso del termine) di nessuna squadra. L’indagine, pur non potendo vantare una rappresentatività statistica assoluta, offre comunque indicazioni significative. Non sono stati presi in considerazione gli aspetti né della giustizia sportiva, né di quella ordinaria, ma solo l’impatto di questo scandalo nell’immaginario collettivo.

I danni d’immagine al nostro sistema calcistico

La prima domanda verteva sui danni d’immagine per il calcio italiano e in generale per il Paese. Indipendentemente da quelle che saranno le conclusioni dei vari filoni d’inchiesta. Le risposte sono state quasi unanimi. La Juventus non solo è la Signora del calcio italiano, ma, anche perché costola della vera casa reale italiana, gli Agnelli, rappresenta il Paese. Questa vicenda fa male alla reputazione dell’Italia. Conferma il luogo comune degli italiani insofferenti e non rispettosi delle regole. Insomma, il caso Juventus sarebbe lo specchio di un’Italia cialtrona, afflitta da delirio da impunità.

Gli impunibili

La seconda questione coinvolgeva il sistema lobbystico, inteso non nel senso tecnico-professionale del termine, ma nel suo significato più ampio e popolare di “influenza esercitata da chi ha potere”. La maggioranza degli intervistati ha il dubbio che altre grandi società calcistiche europee (il nome più ricorrente è quello del Paris Saint Germain) abbiano avuto comportamenti simili o addirittura peggiori di quelli imputati ai bianconeri, ma che, sia a livello nazionale, sia internazionale, siano talmente potenti da godere di un’impunità quasi totale.

A questo proposito è stato citato più volte Gianni Agnelli. Secondo alcuni intervistati non è un caso che sino a quando l’Avvocato, uomo di prestigio internazionale e di relazioni che arrivavano in Cielo, è stato in vita, nessuno ha osato fare del male alla sua Juventus. Solo dopo la sua scomparsa, la squadra torinese è stata coinvolta pesantemente in Calciopoli. E ora pare la principale imputata di questo nuovo scandalo. Diversi intervistati sostengono che (almeno per ora) John Elkann è figura meno potente del mitico nonno, di cui, comunque, non condividerebbe l’attaccamento viscerale ai bianconeri. In sostanza, il rapporto con la Juve era molto più forte e più sentito per l’Avvocato. A livello mediatico, poi, uno svilimento (eufemismo) della reputazione della Juventus avrebbe avuto conseguenze maggiori per Gianni Agnelli di quante ne ha oggi per l’attuale amministratore delegato di Exor.

Juventus, accanimento o giustizia?

Il terzo e ultimo punto discusso dai componenti del campione riguardava il fatto che finora la Juventus sia stata l’unica squadra a pagare, in Italia, per il filone “plusvalenze”. La principale considerazione emersa tocca lo storico quesito “Tutti colpevoli, tutti innocenti?”. Come ai tempi di Tangentopoli si è discusso cioè se fosse giusto che, per una prassi verosimilmente diffusa, ci fosse un unico condannato. Gli intervistati questa volta si sono divisi sostanzialmente in due gruppi. Il primo ha sostenuto che si ha il sospetto di un accanimento contro la Juventus. È questo non sarebbe giusto. Il secondo ha invece affermato che, ai fini della condanna dei bianconeri, deve essere irrilevante se altre società sportive siano o meno coinvolte. Se uno sbaglia è giusto che paghi, indifferentemente dal trattamento riservato ad altri.

Non è mancato poi chi ha detto che, come ai tempi di Gianni Agnelli, ogni volta che si tocca la Juventus, la cosa fa scalpore perché per parte dell’opinione pubblica si rasenta la “lesa maestà”. Se a essere penalizzate fossero state squadre meno blasonate e tradizionalmente meno protette, non ci sarebbe stato tutto questo clamore. Il fatto è che l’Avvocato non c’è più.

Nestar Moreno Tosini

Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università della Svizzera italiana, Nestar Moreno Tosini è un giornalista e sociologo italosvizzero

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