La notizia arriva attraverso TheIntercept grazie ad alcuni documenti riservati ottenuti dalla testata web fondata da Glenn Greenwald. Si vuole costruire un enorme database europeo di dati facciali per poter avviare il riconoscimento dei volti in tutto il continente.

Le polizie europee hanno da tempo accesso ai database delle impronte digitali e del DNA in tutti i 27 paesi dell’Unione europea, ma al momento è escluso il riconoscimento facciale. Secondo il rapporto ottenuto da TheIntercept, sono in campo discussioni sull’ampliamento del sistema Prüm, un’iniziativa a livello UE che collega database di DNA, impronte digitali e immatricolazione dei veicoli per la ricerca reciproca. L’ampliamento riguarda proprio i dati del volto da confrontare con quelli raccolti dalle telecamere di sorveglianza. Con accordi bilaterali, inoltre, tutte queste informazioni potrebbero essere presto messe in connessione con quelli in possesso dagli Stati Uniti, consentendo anche ricerche incrociate attraverso le due sponde dell’Atlantico.

Le critiche che si muovono al progetto sono legate proprio alle caratteristiche dell’acquisizione di informazioni del riconoscimento facciale. La tecnologia infatti segnala ancora troppi falsi positivi e, come ha ricordato, Edin Omanovic direttore della difesa di Privacy International, è uno strumento che rischia di essere usato anche per la sorveglianza politica più che per questioni di pubblica sicurezza. E questa preoccupazione, spiega  Omanovic a TheIntercept, si potrebbe verificare in alcuni Paesi europei governati da sistemi più autoritari.

Proprio Privacy International ha chiesto, infatti, una moratoria sui sistemi di sorveglianza basati sul riconoscimento facciale. Una iniziativa già adottata da città come San Francisco che dal gennaio 2019 ha messo al bando i sistemi di acquisizione di dati facciali.

Sul fronte del controllo dell’immigrazione c’è già stata in aprile una connessione di database che contengono informazioni sulle impronte digitali, volti e generalità anche anche di 300 milioni di persone che arrivano da Paesi terzi. Secondo il progetto, si tratta di continuare a immagazzinare dati e riunirli.

Solo sul territorio italiano, sono sedici milioni i volti riconoscibili dagli algoritmi di riconoscimento facciale: poco meno un Italiano su tre. Sedici milioni di ritratti conservati negli archivi e che si possono confrontare con le immagini catturate da tutte le telecamere di sorveglianza. Una situazione che, secondo l’ex deputato e presidente dell’Agenzia per l’Italia Digitale Stefano Quintarelli rappresentava un problema da indagare. Una iniziativa di approfondimento che era stata rilanciata dall’esponente del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà in un’interrogazione a Matteo Salvini quando il leader leghista era responsabile del Viminale e l’attuale ministro dei Rapporti col Parlamento D’Incà un semplice deputato.

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Alessandro Cappai

Giornalista. Insegna giornalismo digitale al master in giornalismo “Giorgio Bocca” all’Università di Torino. È un orgoglioso iscritto dell’Online News Association. È stato speaker al Festival...