«Faites-vous vacciner!» è il titolo di un articolo pubblicato in prima pagina, il 23 dicembre 1918, dal quotidiano parigino Le Matin (che stampava da solo più copie di tutti quanti i quotidiani parigini di oggi). In Francia, in Italia e negli altri paesi persone di ogni età morivano allora a centinaia di migliaia per la pandemia di «spagnola», il cui bilancio complessivo a livello mondiale sembra incredibile : 45 milioni di morti nel periodo 1918-1920. Purtroppo il vaccino contro l’influenza spagnola non esisteva e l’articolo del Matin (che aveva per sottotitolo Un exemple impressionnant de la nécessité des vaccinations), non si riferiva alla grippe espagnole, ma al vaiolo.
L’intento del giornale andava comunque ben al di là di questo caso particolare. Occorreva convincere la popolazione di realtà basilari come l’utilità e la necessità dei vaccini in generale.

Molta acqua è passata sotto i ponti, molte altre epidemie hanno infierito sulla popolazione dei nostri paesi, ma le perplessità sui vaccini sono sempre difficili da estirpare. Lo sono anche oggi che, in particolare nell’Unione europea e negli Stati Uniti, ci sono non pochi dubbi sul rigore delle autorità di controllo, da cui dipende il definitivo via libera all’uso di quei farmaci. Il maledetto Covid si è preso quest’anno quasi centomila persone tra Francia e Italia. Alla fine, il conto complessivo dell’epidemia – per il solo 2020 e nel solo spazio franco-italiano – avrà superato il livello pazzesco dei centomila morti. Tutti noi usciamo da un periodo terribile. Anzi, ci siamo ancora dentro fino al collo. Tanti di noi hanno perso un conoscente e magari un amico e o un parente. La malattia è entrata nella vita di tutti, limitando le nostre attività, i nostri svaghi e persino l’espressione dei nostri affetti.

Alla fine della primavera abbiamo sperato di voltar pagina. Poi – anche per responsabilità di tante persone che non hanno rispettato le regole del buon senso – ci siamo fatti infilzare dalla seconda ondata del virus. Domani come ieri, qualcuno (speriamo siano sempre meno) continuerà a comportarsi con leggerezza. Domani come ieri, qualcuno continuerà a pensare che il Covid non è pericoloso e neanche la visita di scene strazianti lo convincerà del contrario. Domani come ieri, qualcuno continuerà a pensare che il Covid è il frutto di un complotto diabolico, organizzato a livello internazionale da chissà quale potentato satanico.
Pensino quello che vogliono, ma la società deve andare avanti. La società e le sue rappresentanze istituzionali – che peraltro non sono affatto esenti da errori e da contraddizioni a proposito della lotta alla pandemia – devono fare sul serio e ottenere i migliori risultati possibili.

Moltissimo in questo senso dipenderà dal vaccino: dal lavoro degli scienziati per fabbricarlo, da quello delle autorità di controllo per autorizzarlo, da quello dell’industria farmaceutica per produrlo, da quello dell’Unione europea per acquistarlo, da quello degli Stati e degli enti locali per distribuirlo, da quello di tutti noi per utilizzarlo. Il titolo di quell’articolo di 102 anni fa sembra profetico: facciamoci vaccinare !


Facciamoci vaccinare, sperando che tutto sia organizzato al meglio. La mia esperienza parigina di quest’anno col vaccino antinfluenzale non è esaltante. Ricevuta ai primi d’ottobre la lettera dell’Assurance Maladie, che mi incoraggiava a sottopormi a quella pratica sanitaria, sono prontamente andato in farmacia, dove un gentile signore mi ha detto di ripassare una decina di giorni dopo. Ho scioccamente lasciato passare qualche giorno in più, pensando che non ci sarebbero stati problemi vista la campagna di persuasione condotta dalle autorità competenti.
A fine ottobre sono tornato per farmi punzecchiare e mi hanno guardato come fossi matto. «Non ha letto il cartello sul vaccino esaurito ?». Ho girato una dozzina di farmacie parigine e quell’avviso c’era un po’ ovunque. Dove s’erano dimenticati di esporlo mi dicevano comunque che il vaccino non era disponibile e che non sapevano quando lo avrebbero ricevuto. Il primo novembre è cominciato il lockdown (parola italiana per dire confinement) e per me il pellegrinaggio alle farmacie vicine a casa è diventato anche un pretesto per fare quattro passi entro i limiti autorizzati. Ma di vaccino neanche l’ombre.
Solo il 20 novembre una gentilissima farmacista mi ha detto : «Abbiamo appena ricevuto un piccolo quantitativo di vaccini : se ha con sé la Carte vitale e la lettara dalla CNAM, facciamo tutto immediatamente». Naturalmente avevo con me quei documenti nel portafogli, insieme alla necessaria attestazione-autocertificazione per uscire di casa. Quando ho messo il mio braccio grassottello a portata di siringa mi sono sentito come se avessi vinto la lotteria. Tanto più che, rientrando a casa, ho visto l’avviso «vaccino esaurito» all’esterno di altre farmacie della zona. Ho raccontato questa storia ad amici residenti in altre parti della Francia e mi hanno detto che la musica è identica praticamente ovunque. A Bordeaux le cose sembrano essere andate anche peggio che a Parigi.

In Italia quella musica ha avuto una nota stonata in più: siccome nella Penisola la sanità è di competenza regionale, il problema vaccini viene gestito in modo diverso a seconda dei territori. Certe regioni hanno acquistato più dosi di vaccino di altre, certe le hanno prenotate prima di altre, certe si stanno organizzando meglio di altre. Comunque gli abitanti di tutte le venti regioni italiane mi sembrano accomunati dall’insoddisfazione. Sulle reti televisive del Bel Paese vedo servizi a proposito delle proteste per il mancato o insufficiente arrivo del vaccino antinfluenzale. Alcuni dicono di essere rimasti a braccio asciutto anche se si erano prenotati da mesi.

Speriamo che certi disguidi tendano a scomparire piuttosto che ad accentuarsi. Soprattutto in tempi come questi, le autorità devono lanciare messaggi precisi. Se chiedono a tutti di vaccinarsi, devono garantire a tutti la vaccinazione. Altrimenti devono stabilire – e speriamo lo facciano in occasione del vaccino contro il Covid – criteri precisi in base ai quali il cittadino potrà essere trattato dal sistema sanitario. E’ ovvio che le categorie più esposte dovranno avere la priorità, ma bisognerà dirlo con chiarezza e fare in modo che le regole siano rispettate. La confusione fa male. Soprattutto di questi tempi, porta acqua al mulino di negazionisti, complottisti e menefreghisti vari. Speriamo dunque che l’esperienza influenzale 2020 risulti utile al momento di raccogliere la grande sfida del vaccino contro il Covid-19.  Altrimenti sarà dura, malgrado il previsto aumento delle spese sanitarie, che si aggiungerà agli indispensabili stanziamenti per salvare le nostre economie (con la prevista e inevitabile conseguenza di far crescere il debito di ogni paese).


Grande titolo di prima pagina sul «Sole 24 Ore» del 22 novembre 2020 : «Il debito mondiale al 365 % del Pil». Forse temono che qualcuno, da fuori, venga a riscuoterlo dal pianeta Terra. La buona notizia (almeno una buona notizia c’è !) è che impiegheranno anni luce nel percorrere la Via lattea.

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Alberto Toscano

Alberto Toscano è laureato in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano, giornalista dal 1975 e corrispondente della stampa italiana a Parigi dal 1986. Già presidente della Stampa estera,...

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