Quest’anno in spiaggia abbiamo un nuovo interessante best seller. Si tratta del dossier “Disinformazione sul conflitto russo-ucraino”curato dalle ong Federazione italiana diritti umani e Open Dialogue e presentato al Parlamento con il deputato Dem Andrea Romano. Dopo il Corriere della Sera, che ha pubblicato nomi e foto dei presunti sostenitori di Putin, seguita dalla smentita del Copasir e dei servizi segreti, è arrivata la lista di proscrizione dei filo-Putin.

Il report, in 30 pagine, vuole identificare “speculazioni e contenuti propagandistici che sono stati diffusi sul web e nei media italiani”. Ma ha sollevato numerose perplessità poiché di fatto contiene, nella maggior parte dei casi, un mero elenco di opinioni considerate però dai ricercatori alla stregua di fake news. Perché “(…) un certo numero di coloro che sono intervenuti in programmi televisivi non ha una conoscenza specifica dell’Ucraina o della Russia”. Mentre “(…) altri che potrebbero rivendicarla hanno, negli ultimi anni, in varia misura contribuito alla diffusione di narrazioni favorite dal Cremlino”.

Tra questi ultimi Augias e Barbero, il cui intervento alla trasmissione Rebus del 27 febbraio 2022, è stato bocciato. “Trattandosi di un tema così delicato di politica internazionale, sarebbe opportuno intervistare specialisti di affari est-europei e non semplicemente storici conosciuti e di alto livello. Infatti, nulla togliendo a Barbero e Augias, che sono voci colte e interessanti da ascoltare, l’analisi offerta da questa intervista rischia di prestarsi alla propaganda del Cremlino, che giustifica l’invasione sostenendo che russi e ucraini siano un unico popolo e che i confini dell’Ucraina siano stati tracciati in modo arbitrario”.

Argomentazioni travisate

In realtà, semplicemente leggendo le trascrizione dell’intervista, i due storici dicono esattamente il contrario. Augias: “Nell’azione di Putin oltre alle ragioni di potere e sicurezza, c’è anche una componente spirituale che riguarda la Russia – la “russicità”. Kiev nasce 800 anni prima di Mosca, è la culla di quella che si chiamava Rus’. Barbero: “La Russia ha una storia lunga mille anni, non c’erano russi e ucraini, ma un popolo unico, che poi lentamente si è diviso. L’origine è a Kiev”.

E per ciò che riguarda i confini Barbero ha affermato che “(…) il guaio è che l’Ucraina così come la vediamo tutti i giorni sulle carte geografiche è un Paese costruito artificialmente, con confini che somigliano a quelli di certi Paesi del Medio Oriente o dell’Africa, tracciati in astratto, senza pensare che dentro c’erano popoli, lingue, religioni diverse. Oggi essere cittadino ucraino non vuol dire essere ucraino, ci sono cittadini ucraini che si sentono russi”.

Ma neanche questo dato di fatto poteva essere espresso perché “il tema della creazione “artificiale” dell’Ucraina è stato menzionato dallo stesso Putin nel discorso del 21 febbraio. (…) dunque meglio che non esprimano opinioni i due divulgatori perché il fatto che affrontino temi politicamente così delicati, oltretutto senza il dovuto approfondimento, rischia soltanto di dare legittimazione a quella parte dell’opinione pubblica che vede con favore la politica di Mosca”. Non si sa però con quale conoscenza specifica della Russia e/o dell’Ucraina i ricercatori di FIDU e Open Dialogue ritengano che Augias e Barbero non abbiano approfondito l’argomento di cui parlavano.

Ovviamente nella lista c’è Marc Innaro, corrispondente RAI da Mosca, il quale avrebbe dato questa falsa notizia. “Forse dovremmo anche – come dire – pensare a cosa abbiamo fatto e cosa non abbiamo fatto in questi trent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica. E probabilmente – scusatemi la mia mancanza di umiltà, mangio pane in Russia da 40 anni – probabilmente avremmo dovuto avere un po’ più di coraggio, essere meno tracotanti e avere più rispetto.” “(…) Non avere riconosciuto, non avere accettato che un Paese gigantesco […] abbia il diritto di pretendere il ruolo che gli compete a livello geopolitico e militare. Ma direi che l’Occidente – non solo gli americani ma probabilmente soprattutto gli europei – scontano forse una colossale assenza di memoria storica, di comprensione delle dinamiche più profonde che ha subito la Russia nell’ultimo secolo. E ripeto negli ultimi 30 anni”.

A me quella espressa da Innaro sembra una semplice opinione, contestabile ma legittima e nessuno può impedire ad un giornalista, o a qualunque essere umano sulla terra, di esprimerla. Non può certamente mancare nella lista Orsini, reo di avere detto, tra l’altro, che “L’etica dei princìpi è un’etica che dice la cosa fondamentale è essere coerenti con un principio: dobbiamo dare le armi agli ucraini. L’etica della responsabilità si interroga sulle conseguenze dell’applicazione di un principio astratto. Per cui, se noi riempiamo l’Ucraina di armi e creiamo una Siria, noi avremo una ecatombe di morti.”

E poi, (rispondendo ad Andrea Scanzi) “(…) In primo luogo è errato mettere a confronto la guerra in Ucraina con i resistenti nazifascisti. Perché? Perché esistono due tipi di guerre. Le guerre che possono essere combattute e le guerre che non possono essere combattute. La guerra in Ucraina, a differenza della guerra in Libia, è una guerra che non può essere combattuta. Noi non possiamo vincere questa guerra perché per definizione nessuno può vincere una guerra che non voglia combattere. Siccome l’Unione Europea non vuole combattere questa guerra, questa guerra è persa in partenza.”

Si può non essere d’accordo così come si può dissentire dall’affermazione di Donatella Di Cesare a “#Cartabianca” del 15 marzo che affermava questo. “Quelli che dicono “mandiamo le armi in Ucraina”, secondo me, a un certo punto sono loro in fondo che hanno una posizione un po’ ipocrita perché alla fine vuol dire fare la guerra con i corpi altrui. Vuol dire mandarli in fondo a morire, perché di questo si tratta”. Ma altrettanto è legittimo dissentire dalla piccata replica dei Detentori della Verità della FIDU i quali così rispondono. “Non vuol dire mandarli a morire, il contrario. Vuol dire permettere a un popolo di difendere la propria terra e i propri corpi da un aggressore che, come abbondanti rapporti dimostrano, non ha esitato a colpire obiettivi civili a più riprese nel corso dell’invasione”.

Ci sembra che in democrazia un’opinione valga l’altra

Gli altri nomi e gli altri interventi censurati vi invito a leggerli nel report. Ma soprattutto vi invito ad indentificare il filo-Putin per eccellenza. Una persona il cui nome non appare però nella lista benché abbia affermato che “(…) dobbiamo allontanarci dal normale schema di «Cappuccetto rosso». Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato£ (…).

(…) Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: «Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro». Ha concluso: «La situazione potrebbe portare alla guerra». Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo. Quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra viene portata avanti dalle truppe, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. (….). Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l’interesse di testare e vendere armi. È molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco(…).

(…) Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra i buoni e i cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli”.

Chissà se Papa Francesco sarà grato a FIDU e Open Dialogue per avergli consentito di esprimere un’opinione senza metterlo dalla parte del lupo cattivo.

Cinzia Gaeta

 

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *