Vi parlerei questa volta di un libretto che mi ha fatto molto piacere scrivere e che forse merita un’oretta della vostra attenzione. L’editore si chiama Sagoma, è di Milano, e il suo sito significativamente si chiama “libri divertenti”. Io spero tanto lo sia anche questo libretto che si intitola Menamose e che racconta le storie incredibili di 35 “militi ignoti” del cinema italiano.

Li chiamo militi ignoti perché secondo me la faccia forse ve la ricordate, ma il loro nome vi era completamente ignoto. E ancora di più la loro storia artistica e privata. Si tratta di quei caratteristi che prendono parte in modo significativo alle scazzottate omeriche. Scazzottate importanti nel nostro cinema popolare. Possono essere “serie” (come nei film di Maciste, nei western, nei poliziotteschi) oppure decisamente comiche (tipo quelle nei film di Bud Spencer).

Botte da orbi per ridere ma non solo…

Il loro compito era quella di prendere e di dare botte facendo in modo che lo spettatore ci credesse ma facendo ben attenzione a non fare male a nessuno, né a loro né ai loro avversari. Soprattutto, le loro attenzioni dovevano essere rivolte verso l’attore principale che di solito era un bellone (o sedicente tale) che non doveva rischiare proprio niente perché era lui l’attrazione del film. E quindi i nostri militi ignoti, generalmente molto più forti e più agili di lui, dovevano prendersi le botte. Ma non solo. Dovevano anche sostituirsi a lui quando c’era da buttarsi da un balcone oppure si doveva cadere da cavallo.

Ciascuno di questi militi ignoti che ho descritto nel mio libretto aveva una storia che ho cercato di ricostruire. Perché li conoscevo direttamente oppure raccogliendo notizie, chiacchiere, ricordi di altri. E le storie che ho raccolto sono davvero storie incredibili. Ci raccontano un cinema (e un’Italia) che non ci sono più. Un’Italia dove poteva succedere che Alejandro Barrera, cantante argentino titolare di un locale musicale di successo, diventasse uno dei cattivi più esotici e più perfidi del nostro cinema con il nome di Dakar. Oppure che Federico Boido (il Rick Boyd dei western) interpretasse tanti ruoli secondari minori in film scassatissimi tipo Sansone e il tesoro degli Incas per essere poi chiamato da Federico Fellini per Tre passi nel delirio. E anche da Jean-Luc Godard per Vento dell’Est (quest’ultimo, un western dichiaratamente sessantottino e rivoluzionario, prevedeva per Boyd il ruolo di un indiano che recitava a memoria di detti di Mao Tse Tung…).

Era un’altra Italia e un altro cinema

Tra gli Anni 50 e 70 il cinema italiano si vendeva in tutto il mondo (Fellini, Antonioni, De Sica – ma anche i piccoli film popolari). E i grandi nomi avevano tanti punti di contatto con i piccoli mestieranti. Per esempio Antonioni (ma anche Maselli, Montaldo, Lizzani) ha lavorato a film mitologici. Mentre Pasolini è stato attore in un western all’italiana e Ruggero Deodato (il regista degli horror tipo Cannibal Holocaust) nasce come assistente di Rossellini. Proprio come Demofilo Fidani (famoso per i western girati a Tarquinia, tipo Django contro Sartana) era stato l’aiuto del maestro Luchino Visconti.

E quanto a carriere che si incrociano, nel libretto leggetevi come è andata con Roland Carey, milionario svizzero con l’hobby del cinema. Si mette in luce a Cinecittà interpretando Giasone in Gli argonauti, poi scompare dai radar e ultracinquantenne ritorna sugli schermi con tanto di parrucchino in alcuni film pornografici. Ma non basta. Lo ritroviamo poi nel cast di un film di Kieslowski, uno dei registi più spirituali di sempre…

I miei preferiti? Sono due

Il primo è Nello Pazzafini, in gioventù promessa del calcio e poi bagnino a Ostia. E’ quello che distrugge l’utilitaria di Fantozzi mentre lui è in macchina con la signorina Silvani, ma lo trovate in tantissimi film. Ha la faccia da cattivo ma era buono come il pane. Quando è morto a Cinecittà è stato un lutto. Il secondo è Puccio Ceccarelli, il gladiatore pelato, anche lui di solito cattivissimo. Suo padre faceva la comparsa, lui ha fatto qualcosa di più, il suo ghigno era leggendario. Nel suo ultimo film, Bronx lotta finale (un postatomico girato nei pressi di Roma) gli fanno fare un mutato che perseguita l’eroe ma poi viene ucciso. E siccome è contaminato dalle ferite gli esce un sangue di colore blu scuro. Lui commentò: “anvedi, me hanno pure fatto er sangue blu, so’ diventato nobbile…”.

Stefano Della Casa

Steve Della Casa

Critico cinematografico e giornalista. E stato tra i fondatori del Torino Film Festival, che ha diretto fino al 2002. Ha presieduto dal 2006 al 2013 la Film Commission Torino Piemonte e ha diretto dal...

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