Tra il 7 e il 10 gennaio scorso, ho realizzato per L’Incontro uno studio destinato a capire cosa ne pensassero gli italiani dello spoils system. La ricerca da me condotta è di natura qualitativa e non quantitativa. Si basa su 28 conversazioni telefoniche a individui che avevano dichiarato di seguire un telegiornale almeno cinque volte la settimana e/o di leggere un quotidiano almeno due volte la settimana. L’indagine, pur non potendo vantare una rappresentatività statistica assoluta, offre comunque indicazioni utili per comprendere il “sentore” degli italiani.

Ho vinto io, decido io…

Innanzitutto va detto che i componenti del campione, pur seguendo con una certa continuità i mezzi di informazione, non hanno ben chiaro cosa si intenda per spoils system, né tantomeno come venga regolato. Nell’immaginario collettivo il concetto si traduce così: la prassi per cui chi va al governo piazza uomini di fiducia nei posti chiave. Ed è seguendo questa definizione che la nostra indagine è proseguita. Anzi, c’è da dire che per una parte degli intervistati, le nomine non si fermano alle posizioni di vertice, ma sono diffuse anche a livelli più bassi.

Un modo di procedere che viene disapprovato in “via teorica”

Gli intervistati tendono a ritenere che vada premiata la competenza e non la vicinanza politica. Certo, durante le conversazioni è emerso che se tra il Governo e i boiardi dello Stato c’è intesa e fiducia la cosa è positiva. Non deve andare però a scapito della meritocrazia. Abbiamo utilizzato il termine “via teorica”, in quanto la maggioranza del campione è convinta che un conto è un modello ideale. Un altro la vita reale. E gli intervistati paiono convinti che nella realtà un Governo, ma più in generale un’amministrazione pubblica (dai Comuni alle Regioni), appena ne è in grado, sistema i propri uomini in ogni posizione possibile. Insomma tra spoils system, lottizzazione e clientelismo, nell’immaginario collettivo non c’è soluzione di continuità.

La meritocrazia non conta più nulla?

Va sottolineato come ormai la fiducia nella meritocrazia sembra avere toccato i livelli più bassi. È questo non solo riguardo alla pubblica amministrazione, bensì un po’ a tutti i campi. Dalle conversazioni è emerso che, nel “pubblico” come nel “privato”, buone relazioni, o, in altri termini “essere nel giro giusto” conti più di una laurea prestigiosa, un top master e un curriculum di tutto rispetto. Gli italiani sembrano del tutto disillusi. Ormai al momento di una nomina, la domanda più frequente è: chi c’è dietro?

L’altra faccia della “spartizione del potere”

Infine è stato chiesto se il Governo Meloni stia attuando una “spartizione del potere” (altra definizione utilizzata, sia pure impropriamente, al post di spoils system) troppo marcata e/o evidente. Gli intervistati non hanno avuto questa impressione. Anche perché il tema, nei casi specifici, li sta appassionando, almeno finora, poco e di conseguenza non sono particolarmente informati. Non hanno comunque avuto l’impressione che si stia attuando qualcosa di scandaloso. I tempi dei Governi Berlusconi, in cui per ogni nomina si gridava al conflitto di interessi, e l’opinione pubblica veniva continuamente sollecitata sul tema, paiono lontani.

Nestar Tosini

 

Nestar Moreno Tosini

Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università della Svizzera italiana, Nestar Moreno Tosini è un giornalista e sociologo italosvizzero

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