La riflessione sulla condizione femminile è più viva che mai nell’odierna società. Le bramate conquiste del secolo scorso sono continuamente messe in discussione in un mondo dove la cultura patriarcale è ancora imperante, soprattutto in ambito lavorativo. La buona notizia è che si può vincere l’oscurantismo morale attraverso la determinazione, il coraggio e l’ambizione: armi potentissime e strumenti invincibili per debellare pregiudizi infondati. Lo insegna molto bene la dottoressa Monica Melani: lavoratrice, imprenditrice, conduttrice televisiva e madre. Manager infaticabile, energica, mai ferma. Inventrice di progetti e creatrice di strategie sempre all’avanguardia. Laureata in Scienze Politiche, con indirizzo economico, presso l’università di Pisa e successivi master alla SDA Bocconi e corsi di perfezionamento alla Scuola Superiore di Pisa, dal 1992 esercita la professione di consulente del lavoro. È inoltre ideatrice della nota trasmissione “Forum Imprese” sulle reti Mediapason. Monica Melani è leader e fondatrice di importanti realtà: l’omonima società e la Centurion Payroll di cui è amministratore delegato, il cui core business comprende anche servizi di Outsourching e Welfare.

Dottoressa, lei è una stimata professionista nel settore della consulenza del lavoro. Nella sua esperienza professionale quali sono stati gli ostacoli che ha dovuto affrontare in quanto donna?

Io appartengo alla generazione delle donne che erano adolescenti durante gli anni Settanta; prendendo il lascito delle suffragette dei primi anni del Novecento siamo entrate, da vere guerriere, in un mondo governato esclusivamente da regole maschili, a noi completamente ostili. Ho combattuto molteplici battaglie come l’aborto ed il divorzio, nonostante io sia cattolica. Personalmente, nella mia carriera, sono sempre andata avanti imperterrita, facendo finta di non notare espliciti atteggiamenti maschilisti. La mia fisicità avvenente non si confaceva con il classico ruolo dirigenziale. Nel format “Forum Imprese”, spesso, ho tenuto volutamente un abbigliamento di un certo tipo, diciamo stuzzicante: una vera e propria sfida in un mondo intriso di pregiudizi! Mi ritrovo molto nel messaggio lanciato dalla giornalista Lilli Gruber “Agli uomini che vi negano il potere, il profitto e il piacere dovete dire basta”.

Come spiega questa disparità di genere così accentuata?

La donna, se ci pensa bene, è l’essere più discriminato e penalizzato che esista: la misoginia è a livelli esasperati. I femminicidi stanno crescendo in maniera esponenziale. Credo che alla base vi sia un qualcosa di atavico, tribale e non escludo anche una motivazione di tipo esoterico, difficile da comprendere.

Secondo la sua opinione, l’attuale governo Meloni si sta occupando in maniera adeguata dell’occupazione femminile in Italia, rendendo consapevole il mondo maschile di questo gap?

Sono molto entusiasta della “Legge di Bilancio 2024”, manovra che mette a disposizione aiuti per le donne vittime di violenza psico-fisica, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia e l’indipendenza. In particolare mi riferisco a due interventi. In primis, il cosiddetto Reddito di libertà, che con un aiuto economico di 400 euro al mese, permette alle donne di allontanarsi dal nucleo familiare. In secundis, vengono destinati 12,5 milioni di euro per finanziare lo sgravio contributivo assicurato ai datori di lavoro che, nel triennio 2024-2026, assumeranno vittime di violenza, beneficiarie appunto del Reddito. L’alleggerimento fiscale spetta nella misura del 100% per 24 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato, per 12 mesi nel caso di assunzione con contratto a termine, e, per 18 mesi, nel caso di trasformazione dei contratti a tempo determinato in indeterminato. Un passo importante per il nostro Paese.

Gli ultimi dati parlano chiaro: più del 50% delle donne è fuori dal mercato del lavoro dopo il parto. Maternità e lavoro è un binomio davvero così impossibile? Lei cosa ne pensa?

Negli ultimi anni, la legislazione ha fatto molto sforzi, per rendere meno svantaggiata la lavoratrice che entra in gravidanza. Per esempio, molto è stato fatto per coinvolgere e responsabilizzare di più l’uomo, fino al punto di concedere sempre più giorni di congedo per la nascita del bambino, congedo parentale, ma anche divieto di licenziamento del padre. Si scrive da più parti che il 60% delle donne che rientra dalla gravidanza, non trova più il suo posto di lavoro che, nel frattempo, è stato occupato da altri. Non sempre si tratta di una forma di ritorsione. Dobbiamo comprendere anche le ragioni aziendali. Il datore di lavoro ha la necessità di sostituire la lavoratrice in gravidanza, e non trova sul mercato molto spesso, risorse qualificate che abbiano intenzione di essere assunte a tempo determinato in sostituzione. Dovrebbero essere trovate delle formule di compromesso tra l’astensione concessa alla lavoratrice per maternità, ed il fatto di continuare in qualche modo a collaborare con la società, per non perdere la propria mansione. Di fatto, queste situazioni, esistono già. Mi sento di fare delle proposte al legislatore, e lo farò nelle sedi opportune, ma dovrò combattere contro una parte sindacale che rimane antiquata.

Torniamo al divario uomo-donna: come immagina tra dieci anni lo scenario culturale?

Sinceramente il futuro lo vedo molto incerto. C’è un aspetto sul quale bisogna lavorare molto, la maggiore equità tra donne e uomini nella forza lavoro che si traduce anche nel miglioramento delle performance all’interno delle aziende. Non dimentichiamoci, tra le altre cose, di dare valore anche alle donne provenienti da altri Paesi, in cui i diversi contesti culturali e sociali non hanno permesso di valorizzare le loro competenze. Anche sul diritto alla sessualità siamo ancora molto indietro; basti pensare che in alcune parti del mondo vengono ancora praticate le mutilazioni genitali femminili, sebbene siano riconosciute a livello internazionale, come una violazione dei diritti umani. Voglio fare un appello a tutte le donne “Non arretrate di un millimetro, andate avanti e cercate di fare team affinché la dignità di nessuna venga calpestata”.

Concludendo l’intervista: ha progetti per il futuro? Sogni da realizzare?

Un giorno mi piacerebbe avviare un progetto di scrittura legato a tematiche sociali, a me particolarmente care. Molto probabilmente sceglierò la strada di Amazon in modo che io non debba dipendere da alcun editore. Sul business, sicuramente, porterò avanti il progetto di aiutare la multinazionale italiana ad elaborare le paghe all’estero. Anche il portale “Welfare” della Centurion sta andando molto bene e continueremo ad investire lì, avendo grande richiesta dal mercato.

Martina De Tiberis

Martina De Tiberis

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Ferrara con il massimo dei voti. Nel 2021 ha intrapreso il percorso per diventare giornalista pubblicista,...

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