Un recente seminario, ancora on line, è stato organizzato dal Museo del Risparmio di Torino, con ospiti di riguardo, sul tema decisamente intrigante del valore della sostenibilità, nella sua declinazione ambientale ed economica, per i giovanissimi e i giovani. Il Museo del Risparmio ha esposto con molta chiarezza, tramite la curatrice Giovanna Paladino, i risultati di una ricerca effettuata nei primi mesi dell’anno, con 44 domande su un campione di 400 giovanissimi di età compresa tra i 13 ed i 18 anni,  poi commentati dal professor Giovanni Ferri dell’Università Lumsa e dal professor Marco Frey della scuola universitaria superiore Sant’Anna di Pisa, il quale ha parlato di una ricerca dello scorso anno sulle abitudini dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età. Giulio Lo Jacono, coordinatore dell’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile, ha esposto i vari progetti, anche legislativi. Il primo ospite, in rappresentanza del Consiglio Nazionale dei Giovani, ha brevemente confermato che, secondo una loro ricerca, il 68% dei giovani considera Greta Thunberg un’icona di riferimento, che il 31% è disposto a mettersi in gioco per le tematiche ambientali mentre il 91,6% dei giovani è a favore di politiche di sostegno ambientale, contro il solo 75,3% degli ultra sessantacinquenni.

Sorprendenti ed incoraggianti i dati emersi dalla ricerca del Museo del Risparmio – effettuata dalla società Episteme nell’ambito di un progetto educativo in collaborazione con la Banca europea degli investimenti – molto ben illustrati dalla curatrice. La ricerca ha innanzitutto evidenziato, con l’utilizzo delle medie ponderate di indicatori, che tra la consapevolezza ambientale e quella economica vi è indubbiamente una connessione, giustificata del resto da almeno due elementi comuni: la scarsità delle risorse (sia ambientali che finanziarie) e la progettualità a lungo termine. 

Dalla scarsità delle risorse i giovanissimi hanno appreso la responsabilità dell’uso dei beni limitati di cui dispongono: chi ha attenzione per le risorse ambientali, si prende cura con lo stesso impegno del proprio denaro. L’indice di consapevolezza ambientale ed economica quasi si equivalgono (leggermente superiore la prima) e sono per tutti i giovanissimi ben al di sopra della media. La generazione dei più giovani è molto matura ed è passata dal tradizionale pensiero analitico incentrato sull’“io” a un pensiero circolare incentrato sul “noi”, quali membri di una comunità. Si può dire che dimostri una coerenza etico-mentale, riuscendo a collegare i principi e i convincimenti con l’agire quotidiano, con una consapevolezza della sostenibilità che si può definire “innata”, considerati i recenti eventi di crisi ambientali ed economiche. L’ 81% è consapevole delle problematiche ambientali anche con un impegno in prima persona, giudica con severità la mancanza di attenzione degli adulti verso le tematiche ambientali e ha scarsa fiducia nei governi per il cambiamento dei modelli.

  Sul versante della sostenibilità economica, ben l’83,5% dei giovanissimi con soldi a propria disposizione dichiara di pensare a come usarli e il 76,1% risparmia con una finalità precisa, dimostrando capacità progettuale.  Il 77% dichiara di avere la capacità di tenere sotto controllo le spese, benché il 23% (con maggioranza di femmine) dichiari di avere difficoltà a farlo. Fortunatamente soltanto il 14% risparmia perché gli avanzano dei soldi, mentre negli adulti, purtroppo, la percentuale è molto più alta e raggiunge quasi l’80%. Molto bassa è la percentuale di coloro che risparmiano per la paura di rimanere poveri, percepita anche dai giovanissimi: solo il 7,8%. Il campione dei 400  teenager è stato suddiviso in tre categorie caratteriali: gli inquieti (quelli che perdono la pazienza più facilmente con punte di aggressività e che rappresentano ben il 50% del campione), i curiosi (la categoria intermedia, equilibrata, aperta alla socializzazione, con prevalenza di maschi) ed i coscienziosi (con una leggera prevalenza di femmine)  i cosiddetti “bravi ragazzi” che si impegnano nello studio,  portano a termine al meglio ciò che fanno e hanno fiducia negli altri. Quest’ultima categoria ha un punteggio superiore in punto consapevolezza della sostenibilità, mentre la prima ha un punteggio inferiore. Comunque tutti i giovanissimi hanno raggiunto un punteggio superiore alla media del resto della popolazione.

Altro dato importante che emerge dalla ricerca è quello secondo il quale pur essendo l’attenzione alla sostenibilità, sia ambientale che economica, trasversale al genere, esistono differenze tra maschi e femmine. I primi (che preferiscono al 54,7% le materie scientifiche) sono più individualistici, più felici in quanto concentrati di più sulla propria felicità rispetto a quella degli altri. Per le femmine vi è un maggior vincolo nei confronti degli altri (pensano più alla felicità degli altri che alla propria) anche sotto l’aspetto negativo della dipendenza dal giudizio degli altri. Ciò influisce sulla loro minor sicurezza ed autostima. Altro aspetto evidenziato dalla ricerca è quello che i maschi ricevono denaro principalmente con la paghetta ricorrente, mentre le femmine sotto altra forma (regali ed elargizioni varie) e questo incide sulla loro capacità di gestione del denaro, essendo meno abili dei maschi a tenere sotto controllo le spese. Interessante e forse inaspettato il ruolo dei genitori nei rapporti con i figli, in punto sostenibilità. I genitori costituiscono un modello per i giovanissimi, soprattutto per la sostenibilità economica: vengono presi a modello per oltre il 90% dei giovanissimi, mentre per la gestione delle risorse ambientali la percentuale è dell’82,9 %. Il modello familiare è quindi l’esclusivo riferimento per la consapevolezza economica (al di fuori della famiglia si ritiene che “non stia bene” parlare di denaro), mancando al di fuori altri modelli. Nella consapevolezza ambientale i genitori, pur avendo un ruolo significativo, non hanno un ruolo esclusivo, essendoci modelli di riferimento anche all’esterno della famiglia. Anzi, in questo campo, i giovanissimi, sono i protagonisti del cambiamento di attenzione verso l’ambiente (raccolta differenziata, risparmio idrico e simili), diventando talvolta loro stesso modelli per i genitori!

Per quanto riguarda i giovani – non più giovanissimi – di età compresa tra i 18 e 24 anni, la cosiddetta generazione Z nativa digitale? Sorprendenti i risultati della ricerca effettuata nel 2020 dal professor Frey della scuola universitaria Sant’Anna di Pisa, nell’ambito di un progetto europeo, incentrata sulla sensibilità rispetto ai problemi ambientali e sulle loro abitudini di consumo. Anche se questa fascia generazionale, purtroppo, in Italia rappresenti soltanto il 10% della popolazione (anche nel resto dell’Europa è alquanto bassa, in Spagna anche di più rispetto all’Italia), i risultati che emergono offrono spunti di riflessione. Tra essi vi è una percentuale maggiore di sensibilità ambientale in quanto il 55,17% considera i danni all’ambiente un problema molto serio, rispetto al resto della popolazione che raggiunge solo la percentuale del 50,25. Per quanto riguarda invece il consumo green (confezioni di prodotti alimentari con carta riciclata o bottiglie di bevande con plastica riciclata) soltanto il 50% circa, quindi soltanto la metà dei giovani di questa fascia di età, è consapevole, mentre lo sono in percentuale molto più alta i giovanissimi al di sotto dei 18 anni, sensibilissimi consumatori green.  La vera peculiarità della fascia intermedia di giovani è però in punto digitalizzazione, correlata alle abitudini di consumo: questi giovani pur essendo mediamente attenti alla sostenibilità ambientale delle confezioni ed agli imballaggi in genere, sono altamente interessati alle informazioni sui prodotti che acquistano, ricercandole con assiduità sul web.  È loro abitudine consolidata fare acquisti on line, anche per i generi alimentari, di cui vogliono essere sempre più informati sulle loro caratteristiche. La loro preferenza è indirizzata verso l’e-commerce ed è abbinata all’esigenza di avere il maggior numero di informazioni possibili sui prodotti che acquistano. Queste caratteristiche sono più rimarcate rispetto a quelle che si riscontrano negli over 24.

Ma l’interesse dei giovani alla sostenibilità è tutta vocazione o ancheopportunità? Per il professor Ferri – responsabile di un master sulla gestione degli obiettivi di sviluppo sostenibile – si tratta di entrambe. Le tesi sulla sostenibilità sono sempre più frequenti tra gli studenti universitari e la combinazione vincente, nell’immediato futuro, saranno le competenze green associate a quelle digitali. Si prevede che il mondo del lavoro, nel prossimo quadriennio, necessiti di circa 1.600.000 posti con competenze green medio alte e di 1.500.000 con competenze digitali almeno medie. Quindi passione dei giovani per la sostenibilità ambientale, ma anche un interesse economico per il loro futuro.

A completamento del tema, considerato che la pandemia ha contribuito a portare le tematiche ambientali in cima alle preoccupazioni delle giovani generazioni, il coordinatore dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, a conferma dell’interesse della società nei confronti dei giovani, ha accennato al principio di giustizia intergenerazionale che ha ispirato la recente proposta di dare dignità costituzionale allo sviluppo sostenibile, inserendolo nella nostra Carta fondamentale. Sarebbe davvero un bel passo avanti per il riconoscimento delle tutele a favore di tutti ma soprattutto a favore delle future generazioni.                                           

Liliana Perrone

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