L’Incontro pubblica il confronto tra il fondatore Bruno Segre, che voterà Sì al referendum confermativo per la riforma costituzionale sul taglio dei Parlamentari, e Riccardo Rossotto, presidente dell’Incontro, che invece sostiene le ragioni del No.

Le ragioni del Sì di Bruno Segre

Le ragioni del No di Riccardo Rossotto

Le ragioni del SI

E’ consuetudine nazionale procedere alle riforme con la velocità di una tartaruga. Lo dimostrano la riforma del diritto di famiglia, il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, l’introduzione del divorzio, l’ammissione dell’interruzione volontaria della gravidanza.

Ora, dopo quattro tentativi nel tempo, scatta finalmente la modifica degli articoli 56-57-59 della Costituzione riducendo il numero dei parlamentari per cui l’Italia con circa 1000 di essi fra Camera e Senato detiene il primato quantitativo di rappresentanti della popolazione rispetto a USA, Francia, Inghilterra, Spagna.

La riforma (riduzione da 630 deputati a 400, e da 315 senatori a 200), già approvata dal 97% dei voti in Parlamento, fa risparmiare una spesa di circa 100 milioni all’anno per le indennità ai parlamentari e pone un freno allo scandaloso assenteismo di deputati e senatori alle sedute e in aula.

Inoltre blocca la formazione di piccoli gruppi parlamentari dediti al trasformismo, accelera l’iter dei progetti di legge, seleziona meglio l’elezione di candidati più autorevoli al Parlamento.

Dunque una migliore funzionalità dei lavori con il controllo sui singoli parlamentari, con la prospettiva di modifiche di regolamenti e di prassi, di uso di commissioni bicamerali (oltre a quella già esistente per le questioni regionali). Il SI al Referendum significa non smentire la volontà espressa dal Parlamento quasi all’unanimità, ridurre la crisi attuale della rappresentanza politica, sollecitare una legge elettorale basata sul sistema proporzionale e sul voto di preferenza.

Resta il cancro del bicameralismo, per cui s’impone l’abolizione di un Senato doppione della Camera, che allunga il corso di discussione e votazione delle leggi. In attesa di tale necessaria riforma, votare SI appare doveroso nell’interesse della democrazia.

Bruno Segre

Le ragioni del NO

Lo confesso subito: sono un SI pentito!

Sono un recente NO per una serie di ragioni che cercherò di spiegare.

Mi preme evidenziare, però, un pensiero “a monte” dei miei ragionamenti: spero che un Referendum confermativo di una legge già approvata dal Parlamento con oltre il 90% dei voti e che riguarda aspetti che toccano la Costituzione, non sia contaminato da pregiudizi partitici.

Stiamo per votare una norma che riduce il numero dei parlamentari, un tema che negli ultimi anni è stato discusso migliaia di volte in tutte le sedi.

Stiamo parlando di Costituzione, della norma fondamentale della nostra coesione pacifica.

L’appartenenza politica, qualunque essa sia, non dovrebbe condizionare la nostra scelta di domenica.

La Costituzione regola la vita di tutti e non è di nessuno.

Detto ciò, passo ad una seconda confessione: sono convinto che la parte seconda della nostra “bellissima” e invidiata Costituzione debba essere rivisitata. Riammodernata. Resa più efficiente proprio per tutelare efficacemente la nostra Democrazia.

Non per picconarla!

Sono stato favorevole al Referendum del dicembre 2016. Peccato che sia stato troppo personalizzato e scritto in maniera troppo confusa dai promotori. Era la riforma giusta al momento giusto. Sbagliata nella prospettazione e nella sua politicizzazione.

Per questo motivo domenica voterò NO: la riforma della Costituzione deve essere fatta tutta insieme, rivisitando l’attuale modello.

In caso contrario, uno spezzatino, rischierebbe di fare più danni che non virtuosità.

Limitarsi a ridurre soltanto il numero dei parlamentari senza cambiare la struttura bicamerale, senza toccare la legge elettorale e senza cambiare anche altri aspetti della Costituzione, costituisce un errore di metodo e di merito che potrebbe rivelarsi pericolosissimo.

Voterò quindi NO, auspicando che questo Parlamento metta in cantiere una riforma più organica della nostra Costituzione.

Anche se vinceranno i SI del mio amico Bruno Segre, come confermano gli attuali sondaggi, mi auguro che un’alta percentuale dei NO costituisca un segnale per un intervento del Parlamento urgente ed efficace su tutte le altre parti del nostro modello costituzionale non toccate dal Referendum.

Riccardo Rossotto

A sostegno del NO è arrivato il commento di un altro autore dell’Incontro, Giorgio Chiarva.

Sono fortemente d’accordo con Riccardo Rossotto. Quando nel 2016 votai SI alleandomi in pratica con la mia parte avversa, lo feci perché pensai che quella era una modifica necessaria alla nostra Costituzione, al sistema bicamerale e al sistema elettivo. Partecipai al referendum anche se, come tu ben sai, io sono fortemente in disaccordo con la votazione referendaria, superficiale e fortemente connotata da suggerimenti partitici.

Ora siamo di nuovo ad una domanda alla quale i votanti, nella stragrande maggioranza ignoranti dell’oggetto, risponderanno solo in virtù di un assioma molto limitato: risparmiamo soldi dalla politica. Purtroppo assioma non dimostrabile, anzi, molto probabilmente falso perché sappiamo tutti come i nostri politici sappiano abilmente riciclarsi.

Ora, e quasi ugualmente al 2016, la connotazione più che politica è “di pancia” e sostenuta principalmente dai due partiti che, al governo, non hanno dimostrato nè competenza nè decisione nè tanto meno di guardare al di là del breve termine. Eppure i suggerimenti da persone notoriamente sagge non sono mancate. L’applicazione degli arzigogoli politici alle richieste della “pancia” portano a pasticci che, in seguito, saranno difficilissimi da modificare.

Questo referendum è uno di quelli, un pasticcio che nessun costituzionalista ha voluto criticare pubblicamente anche se in privato sono volate parole impronunciabili.

Quindi voterò NO con convinzione anche nella speranza che una percentuale significativa di NO suggerisca al nostro Governo di adottare qualche rimpasto su quei ministri che hanno dimostrato la loro inadeguatezza.
Francamente siamo stufi di incompetenti al Governo e questo referendum ne è la più chiara dimostrazione.

Redazione

La redazione de L'Incontro

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