Ucraina… i lettori si tranquillizzino. Non intendo venire meno a quanto ho promesso nel mio ultimo editoriale. Cioè non di non scrivere nulla sugli aspetti politici e geopolitici, sulle ragioni e i torti della guerra, temi su cui non vanto conoscenze approfondite, né informazioni privilegiate. Sulle quali mi perderei in banalità, o al massimo, potrei rielaborare quello che tutti possono apprendere dai media.

Invece, per la mia esperienza pluridecennale di direttore di testate giornalistiche e di studioso di scienza della comunicazione, mi sento di affrontare il discorso delle “censure”. Un tema che sta caratterizzando queste settimane.

Grande enfasi è stata data dai media occidentali alla legge annunciata dal Cremlino alcuni giorni fa, che definisce un reato criminale diffondere fake news. I responsabili rischiano fino a 15 anni di prigione. Ora, visto che, soprattutto in tempi di guerra, è difficile distinguere tra notizie false e vere c’è il forte pericolo che a decidere siano i tribunali con totale discrezionalità. La legge, seguita da altri provvedimenti che vanno nella stessa direzione, è stata letta come un attentato alla libertà di stampa. Gran parte dei media internazionali hanno, di conseguenza, lasciato la Russia.

La guerra in Ucraina svela inaspettati livelli di censura

Che Putin “emani” decreti liberticidi non dovrebbe sorprendere. Dall’inizio della crisi in Ucraina i media europei e americani lo chiamano “dittatore”. E si sa che dittature e libertà di espressione raramente vanno d’accordo. Mi stupisce invece che a iniziare questa guerra di censure, sia stata l’Unione Europea, terrà di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani.

Alcuni giorni prima della legge-bavaglio russa, diversi Paesi della Ue, tra cui l’Italia, avevano bloccato i media (in senso lato) russi Sputnik e Russia Today. La guerra delle censure tra Russia e Occidente è continuata e sta continuando anche sui social. Certo, in Occidente i giornalisti non rischiano la Siberia, ma al massimo l’epurazione.

Il che comunque non mi appare in linea con i principi figli della Rivoluzione francese. La stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, era stata chiara. «La macchina dei media del Cremlino, Russia Today e Sputnik, di proprietà dello Stato e le loro sussidiarie non potranno più diffondere le loro bugie. Stiamo sviluppando strumenti per vietare la loro disinformazione tossica in Europa per giustificare la guerra in Ucraina di Putin». Una dichiarazione che a termini invertiti, non ci avrebbe stupito se a rilasciarla fosse stato lo stesso Vladimir Vladimirovich.

Quella notizia è falsa perché non in linea con la maggioranza

Restando in Italia in questi i giorni non mancano i casi di censura nei confronti di chi non si schiera apertamente e acriticamente contro la Russia. Come riporta Affaritaliani.it il corrispondente Rai a Mosca, Marc Innaro, ha subito un autentico linciaggio per aver detto, al Tg2, che la Nato ha gravi colpe su quanto accaduto.

Enrico Letta ha chiesto un approfondimento in Vigilanza Rai, e Andrea Romano, commissario PD in “Vigilanza”, che pure è giornalista, ha rincarato la dose. «La Rai deve fare massima attenzione a non diffondere notizie false, come quella di Marc Innaro, secondo cui la Russia sarebbe stata provocata dall’espansione a Est della Nato. Inoltre non dovrebbe ospitare commentatori compiacenti verso i crimini di Putin, come è accaduto anche a RaiNews24”.

Tra maccartismo e russofobia

Un esempio di come, in perfetto stile Cremlino, l’opinione di un giornalista di lungo corso, esperto in questioni russe, venga condannata come “notizia falsa”. Marc Innaro, comunque, almeno per ora, non ha perso il posto. Peggio potrebbe andare al professor Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza internazionale della Luiss. Il docente ha ribadito, con ulteriori approfondimenti, a PiazzaPulita il punto di vista del giornalista Rai. Orsini, in odore di licenziamento, è stato duramente criticato dai vertici dell’Università romana, ricevendo però la solidarietà dei colleghi, che hanno parlato di maccartismo e di russofobia.

Parola d’ordine sull’Ucraina: allinearsi al pensiero dominante

Insomma, per chi non si allinea al pensiero dominante, sembrano tornati i tempi più cupi dell’ostracismo ai cosiddetti No vax. Quando veniva censurato e ridicolizzato chiunque, fosse anche un Premio Nobel come Luc Montagnier, mettesse in dubbio le proprietà salvifiche della vaccinazione di massa. Quando, persino il pacioso Bruno Vespa, il più ecumenico tra i conduttori Rai, cacciò dallo studio il “vaccinoscettico” dottor Mariano Amici, togliendogli ogni diritto di replica e augurando che fosse radiato dall’Ordine dei medici.

In tutto questo, mi ritorna in mente una conversazione che ebbi anni fa con il sociologo e mass mediologo Enrico Finzi, che mi ricordò: «Un Paese che rispetti i diritti umani, deve rinunciare a ogni censura e abbandonare il principio di reciprocità. In sostanza, ricorrendo a un’iperbole, se l’avversario tortura i prigionieri, non è un motivo sufficiente per seguirne l’esempio».

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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