Malessere, rabbia, distrazione, sfiducia: l’aumento dell’assenteismo elettorale è una delle criticità più gravi di questo momento storico. Sono tante le letture-constatazioni che ci portano a registrare come gli italiani si siano stufati della loro classe dirigente politica. O, per dirla meglio, di una gran parte di essa. Proprio in un contesto complesso e drammatico a livello mondiale, tra pandemie e guerre, ci sarebbe bisogno di una classe dirigente competente. E soprattutto responsabile, lucida e cinica nell’assumere decisioni anche impopolari, nell’interesse del Paese e dei suoi cittadini.

E invece questo non capita!

Il fenomeno non è soltanto italiano ma è ormai la cifra di un malessere generalizzato che attraversa tutte le democrazie occidentali. Salvo per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con una oscillante tendenza, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, per il parterre politico, il tasso di consenso e soddisfazione degli italiani è molto basso. Quando la politica e il dibattito politico dovrebbero essere al centro dell’attenzione nazionale, spesso, ci ritroviamo spettatori di teatrini partitici legati a scadenze elettorali a breve. O comunque di politici diventati “follower” dell’ultimo sondaggio sul presunto “sentire” di noi cittadini.

In questa pericolosa deriva – una spaccatura tra la politica e gran parte degli elettori -ci sono alcuni segnali che dobbiamo considerare, anche per tenere acceso un filo di speranza per il futuro. Siamo reduci dalla quattro giorni dedicata al Festival Internazionale dell’Economia. Al di là del triste e molto italiano dissidio tra Trento (che da 16 anni organizza la manifestazione) e Torino (che si è candidata a prenderne il testimone), che ha portato a organizzare due eventi similari negli stessi giorni, le indicazioni emerse sono lusinghiere.

Merito, diversità, giustizia sociale

La scelta del macro titolo del Festival torinese “Merito, Diversità, Giustizia Sociale” dimostra l’attenzione e la sensibilità sociale degli organizzatori su un drammatico tema che sta travolgendo le nostre comunità. E non solo in Italia: l’inaccettabile aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche.

La qualità dei relatori e l’ottima organizzazione fornita dall’eccellente team del Circolo dei Lettori, hanno indubbiamente contribuito a rendere l’evento torinese una “prima” di successo. Nonostante il lungo ponte, il caldo africano, il blocco del traffico in certe parti della città per le riprese di un film, la partecipazione del pubblico è stata notevole. E soprattutto caratterizzata da molti giovani. Il segnale che si origina da tale esperienza dimostra che “in giro” c’è tanta voglia di conoscere meglio i problemi. C’è tanto bisogno di ragionamenti “lunghi” che ci aiutino a capire meglio la complessità che ci circonda.

La piaga delle disuguaglianze e delle discriminazioni

Riuscire ad avere la possibilità di ascoltare per un’ora lucide visioni del futuro del mondo, illustrate da premi Nobel o da specialisti della materia, aiuta tutti a crescere. Ad arricchirsi di informazione sana, a costruirsi meglio dei filtri contro le fake news o le manipolazioni partitiche. Come detto, il focus del Festival era centrato sulle disuguaglianze e sulle discriminazioni, stimolando le platee a farsi carico pro-quota di una meditazione su quanto sta accadendo nelle nostre comunità in maniera così grave da mettere in dubbio la stessa coesione pacifica tra noi cittadini.

Stimolare la passione per la conoscenza

L’organizzazione del Festival di Torino – ha scritto Giuseppe Laterza, uno dei promotori dell’evento – è partita proprio dal diffuso bisogno di conoscenza condivisa. Un bisogno che alimenta una comunità tra diversi … Ognuno di noi ha tante diverse identità, basate sui suoi interessi oltre che su nazionalità, religione, professione e che la violenza si genera quando una identità azzera le altre… Avere molte identità implica che posso costruire comunità con persone diverse. E, visto che la passione per la conoscenza è possibile per tutti, senza discriminazioni e disuguaglianze, quella che si costruisce nei festival è una comunità aperta”.

Bisogna evvicinare gli elettori alla politica “bella”

A Torino nelle varie sedi individuate per gli incontri, il pubblico ha seguito con attenzione il dibattito, applaudendo e dialogando con gli autorevoli ospiti. dimostrando voglia di ascolto e voglia di articolare ragionamenti politici “lunghi”, nel senso più alto della politica, della gestione della nostra Polis. Insomma in un contesto che descrivevamo all’inizio di questa nostra riflessione, i segnali per riavvicinare gli elettori alla politica “bella” ci sono, o meglio ci sarebbero. Tra pochi giorni a Bologna, si replica, con l’annuale evento organizzato da La Repubblica. Questi incontri di comunità, come li ha definiti Giuseppe Laterza, sono il miglior farmaco contro l’ignavia, la distrazione, l’assenteismo nei confronti di un Bene Comune come la politica.

Riccardo Rossotto

 

 

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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