Ho letto e condivido il pezzo dell’avv. Rossotto per quanto riguarda i problemi che in queste ore affliggono il C.S.M. e sottoscrivo il fatto che non bisogna fare di ogni erba un fascio.

Nella mia ormai lunga attività di avvocato ho sempre apprezzato e stimato i giudici con i quali mi confrontavo e che spesso mi hanno anche insegnato molte cose anche se, in questi ultimi anni, ho letto delle sentenze (molto poche) che mi hanno lasciato perplesso e che mi hanno fatto dubitare della terzietà del giudice.

Il ruolo del magistrato è difficile e fondamentale per una democrazia, e forse non vi è nulla di più grave per un cittadino anche solo sospettare che un giudice anziché amministrare la giustizia faccia, non solo con le sentenze, gli interessi di qualcuno o addirittura i propri.

Del resto, va ricordato che l’accesso alla magistratura prevede, a seguito di concorso, solo una perfetta conoscenza del diritto, ma non vi è alcuno strumento che permetta di accertare (e poi da chi?) se il candidato possieda o meno le altre caratteristiche di un buon giudice, in primo luogo l’onestà, non solo intellettuale.

Quanto sta accadendo in queste ore al C.S.M. è molto grave, in quanto mette a rischio l’autorevolezza ed il prestigio della magistratura, frutto del lavoro, spesso oscuro, di molti giudici che in molti casi hanno pagato con la vita un ideale di giustizia, ideale spesso condiviso con coraggiosi avvocati; come non ricordare, tra gli altri, Croce e Ambrosoli.

La sollevazione di queste ore dei giudici di Torino e Milano dimostra, da un lato, la sensibilità e l’onestà intellettuale degli stessi, dall’altro. La gravità del vulnus inferto alla magistratura nel suo complesso che, mi dispiace pensarlo, non sarà facile riassorbire.

Alberto Caveri

 

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