Nel periodo di alta stagione, come da qualche anno a questa parte, l’Italia affronta il complesso fenomeno dell’overtourism o ‘sovraffollamento turistico’. Se da un lato è un business rilevante per le città, dall’altro sta distruggendo l’identità urbana, creando dei cambiamenti sociali non di poco conto. Dopo la pandemia, d’altronde, il boom dei viaggi è esploso; numeri in continua crescita sì, ma anche forte preoccupazione per moltissime realtà italiane ed europee. Venezia, ad esempio, una delle tante città travolte da un turismo incontenibile, sta cercando di trovare un giusto equilibrio per non compromettere ulteriormente la situazione del territorio. Gli espedienti adottati sono molteplici, tra cui la limitazione degli accessi in laguna tramite dei ticket di ingresso, la valorizzazione dell’artigianato locale o la messa a disposizione, in favore del cittadino, di alcuni siti patrimoniali.

A tal proposito, su questo sfondo, si inserisce pienamente la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa, conosciuta come ‘Convenzione di Faro’, dal nome della città portoghese, nella quale il 27 ottobre 2015 è stata promulgata. “Tutela”, “Salvaguardia”, “Consapevolezza” e “Comunità” sono i quattro princìpi su cui si fonda. L’Italia recentemente, il 23 settembre 2020, ha ratificato la sua adesione con 237 voti favorevoli, 119 contrari e 57 astenuti della Camera. Ciò che si evince dal testo, formato da 23 articoli divisi in 5 parti, è la partecipazione attiva alla vita culturale da parte del cittadino, in relazione ai concetti tanto agognati di democrazia e diritti civili.  Una società che guarda sempre più alla collettività ed alla filantropia vede nella valorizzazione del patrimonio culturale un elemento essenziale; esso è importante non solo per il valore intrinseco che racchiude, ma anche in virtù degli elementi che rappresenta per la comunità.

Il ‘patrimonio culturale’ svolge un ruolo importante per un Paese: è testimonianza delle radici del popolo ed arriva a darne un’identità; nondimeno contribuisce ad arricchire lo spazio vitale.  Che cosa s’intende con il termine ‘patrimonio culturale’? Secondo l’ordinamento italiano tale definizione giuridica è contenuta nel Codice dei beni culturali e del paesaggio: “sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”.

Se si riflette bene è un tipo di approccio che rende i beni culturali condivisi e comuni, favorendo una metodologia dal basso, ovvero dal popolo. Ciò non può far altro che incrementare e favorire una cooperazione multidirezionale tra le istituzioni pubbliche ed i cittadini. Nonostante le ridotte dimensioni, si stima che il Belpaese concentri all’incirca il 75% del patrimonio artistico e culturale occidentale, costituito da oltre 3400 musei, circa 2100 parchi archeologici e 43 siti Unesco. Con un fondo di investimento pari a 1 milione di euro, vi sono numerosi esempi della declinazione democratica della Convenzione di Faro, all’interno del panorama nazionale ed internazionale. Per esempio, nel comune aquilano di Fontecchio, a seguito del sisma del 2009, le autorità locali hanno adottato un progetto dal nome ‘Casa&Bottega‘ incentrato sull’educazione civica e sulla riqualificazione urbana, sottolineando una particolare sensibilità del territorio alle tematiche culturali ed ambientali.

Nel quartiere romano di Centocelle, invece, la comunità locale, costituita dal partenariato sociale Co-Roma, incoraggia attività legate al patrimonio archeologico, percepito come strumento di inclusività sociale. Oltrepassando i nostri confini, la piattaforma francese ‘Les oiseaux de passage‘ invita ad un modo alternativo di viaggiare, facilitando la scoperta di luoghi nuovi e agevolandone i collegamenti, attraverso kit studiati per l’occasione. Si può affermare, quindi, che la Convenzione di Faro sia divenuta per la comunità cittadina uno strumento di rivendicazione di un nuovo processo culturale, un tempo potere esclusivo delle istituzioni. Ciò permetterà alle nuove generazioni di vivere in un Paese più moderno ed attento alle esigenze antropologiche.

Martina De Tiberis

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Ferrara con il massimo dei voti. Nel 2021 ha intrapreso il percorso per diventare giornalista pubblicista,...

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