Quello che ti annichilisce è che otto anni fa un libro descriveva minuziosamente la tragedia del Covid-19.

Ho appena finito di leggere “Spillover” di David Quammen (Adelphi).

Un testo non di fantascienza.

Un saggio, scritto da un autorevole divulgatore scientifico e giornalista del National Geographic che, dopo aver girato il mondo con scienziati “qualificati e lungimiranti”, nel 2012 ha voluto avvisare l’umanità dei nuovi rischi pandemici che sarebbero arrivati nel nostro, allora, futuro immediato.

Spillover significa proprio il momento in cui un patogeno passa dalla specie ospite ad un’altra, da un animale ad un uomo. Il termine inglese significa proprio questo trasferimento da un corpo ad un altro: porta all’emergenza quando un patogeno che ha infettato qualche individuo di nuova specie ospite trova condizioni favorevoli e si propaga tra i suoi membri. La famosa “spagnola” del 1918 arrivò proprio da uno spillover, così come anche i più recenti Ebola o AIDS “o come tutti i tipi di influenza umana, compresi i Coronavirus vecchi, quello nuovo che ci ha colpito in questi mesi e i prossimi che verranno” ha dichiarato recentemente l’autore alla stampa americana.

Era tutto noto, scritto, analizzato.

Soltanto… clamorosamente sottovalutato.

Quasi evitato, accantonato, archiviato perché scomodo e inquietante. O peggio non opportuno per certi settori industriali!

Ma non tanto da noi, esseri umani ignoranti, più o meno ciechi nell’insistere su un metodo di vita assolutamente non rispettoso del mondo animale e vegetale che ci circonda, ma proprio dalla comunità scientifica, nella sua omissiva totalità.

La lettura di Spillover mi ha continuamente costretto ad ondeggiare tra un sentimento di sorpresa e ammirazione per l’autore, inascoltata Cassandra di otto anni orsono, e una profonda, difficilmente trattenuta, ira verso i nostri cosiddetti esperti, virologi, epidemiologi, ecc.

Ma come, un autorevole divulgatore scientifico raccoglie per anni risultati di ricerche condotte in giro per il mondo e la comunità scientifica fa finta di niente, si gira dall’altra parte.

Non registra.

Non commenta.

Si limita a qualche ironica recensione del libro, quasi si trattasse di un testo di fantascienza.

Un atteggiamento irresponsabile anche alla luce dei morti, dei contagiati e dei disastri che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente in questo 2020.

Pensate che la copertina del libro raffigura, proprio in primo piano, il protagonista assoluto di questo incubo, in allora solo paventato da Quammen e oggi tragicamente accaduto: un grande e spaventoso pipistrello nero delle isole Comore

Non ho scritto nessuna profezia – ha commentato Quammen in questi giorni – ho solo riportato in modo ordinato quello che scienziati qualificati e lungimiranti mi avevano preannunciato”.

L’imminente esplosione, cioè, dell’epidemia più diffusa dell’ultimo mezzo secolo, il Covid-19 che sta colpendo praticamente tutto il nostro “poco amato e rispettato” mondo.

Tra l’altro in modo assolutamente democratico e trasversale. Colpisce tutti…a prescindere.

E per Quammen non sarà l’ultimo.

Epidemie e pandemie – ha detto a Emilio Cozzi su La Lettura, l’inserto del Corriere della Seracontinueranno a crescere, a meno che la minaccia non venga affrontata in maniera responsabile. Non parlo solo dell’attualità; mi riferisco ad un approccio più a lungo termine, a misure in grado di identificare nuovi virus pericolosi, di mettere in guardia contro nuove invasioni, di preparare le risorse, le capacità umane per contenere e sconfiggere simili contaminazioni, prima che si trasformino in disastri”.

Quando Cozzi gli chiede quali siano state le cause all’origine di questo incubo, Quammen risponde con precisione e chiarezza: “I nuovi virus diffusi nella popolazione umana provengono da animali selvatici. Gli ecosistemi terrestri ospitano numerose specie animali, ognuna delle quali è portatrice di patogeni unici e peculiari”.

Ed è proprio a questo punto che l’autore punta il dito sulle gravi e grandi responsabilità di noi esseri umani, profondamente irrispettosi verso il mondo che ci ospita: “Nel momento in cui si distruggono le foreste per ottenere legname o ricavare metalli, oppure si uccidono centinaia di specie per uso alimentare o per immetterle sul mercato, si espone il genere umano a tutti questi virus: offriamo loro l’opportunità di trasferirsi dagli ospiti animali alla nostra specie (lo spillover). Negli ultimi decenni queste attività sono aumentate in maniera esponenziale; tutto ciò ha rotto l’equilibrio dell’ecosistema e interferito prepotentemente con quello della vita animale. Come se non bastasse, la popolazione umana è aumentata fino agli attuali 7,7 miliardi: è una polveriera se si considera anche la facilità di movimento di un mondo globalizzato. Tutti questi fattori hanno contribuito ad aumentare il rischio di frequenti spillover, ossia invasioni di nuovi virus nella nostra società”.

Ma come mai il suo libro, tra l’altro scritto subito a ridosso della crisi di Ebola, è stato praticamente “evitato” dalla letteratura scientifica?

Come ha fatto lei a azzeccare tutte le tragiche previsioni su quello che sarebbe stato il disastroso Covid-19?

Quando Cozzi formula questi interrogativi, Quammen rifiuta ogni facile polemica: non gli interessa sottolineare l’irresponsabilità dei cosiddetti esperti, ma gli preme evidenziare l’accuratezza della sua ricerca: “Quello che ho spiegato nel libro è il risultato delle previsioni e degli avvertimenti di scienziati qualificati e lungimiranti. Mi sono limitato ad ascoltarli, ad accompagnarli in giro per il mondo per visitare grotte e foreste abitate da colonie di pipistrelli. Alla fine ho cercato di raccontare il loro coraggiosissimo lavoro, riassumendone i moniti nella speranza di aiutare i lettori.

Perché sono stato ignorato? Quando si scatenano pandemie, enormi quantità di denaro, lavoro, risorse, vengono investite nella sanità, nel controllo e nel contenimento dell’infezione. Una volta risolta la crisi, però, quando il virus è sotto controllo, il denaro e il lavoro investiti nella battaglia tendono a scomparire. Il risultato di questo atteggiamento si traduce nella mancanza di preparazione tra scienziati e ricercatori, nella carenza di posti letto negli ospedali, nella totale assenza di prontezza dei sistemi sanitari”.

E adesso? Cosa possiamo fare per gestire questa tragedia?

Quello di cui abbiamo bisogno ora è uno sforzo rigoroso, una cooperazione forte che limiti l’ulteriore diffusione del virus tra le comunità, riduca la curva dei contagi e permetta di curare al meglio i malati. Non ci sono altre opzioni”.

“La Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, sembrano aver attuato strategie di gran lunga migliori rispetto a quelle di molti altri paesi. Alcuni hanno chiuso le scuole e altri no, Alcuni hanno limitato la circolazione e altri l’hanno monitorata. Per questo sarà fondamentale, a crisi conclusa, studiare cosa e come abbia funzionato con particolare efficacia in questi paesi”.

Quammen non se la sente di pronosticare quando finirà questo incubo. Sottolinea che bisogna essere pronti al peggio e sperare per il meglio. È obbligatorio, secondo lui, essere forti, disciplinati, pazienti. Soprattutto generosi verso gli altri.

È interessante la lezione che questa tragedia, secondo Quammen, dovrebbe lasciarci.

Nessun uomo è un’isola; nessun pipistrello, pangolino, zibetto o gorilla lo è. Siamo tutti connessi dalla storia evolutiva e dal nostro dover coesistere su un pianeta così piccolo. Condividiamo spazi, condividiamo risorse e a volte, può capitare, condividiamo virus. Tuttavia, noi esseri umani siamo fortunati poiché dominiamo il pianeta e possiamo contare su una intelligenza e una capacità di adattamento speciali. Credo sia giunto il momento di usare queste capacità non solo per creare con la massima urgenza test per il Coronavirus, medicine anti virali, vaccini per scongiurare la diffusione del contagio. È giunto il momento di ritrovare l’umiltà e capire come trattare con il massimo rispetto il resto del mondo vivente”.

Riccardo Rossotto

“Spillover” sarà l’oggetto di un’intervista in diretta a Riccardo Rossotto Venerdì 3 Aprile sulla pagina Instagram di Hastafisio

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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