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1941, la strage bulgara di Doxato

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Doxato è una piccola cittadina greca di circa 17.000 abitanti, dal 2011 Comune della Unità periferica della Drama, situata a 10 km a sud-est del capoluogo omonimo Drama, al confine tra la Macedonia orientale e la Tracia, nella Regione Belomora. Nell’autunno del 1941, quando faceva parte della stessa Prefettura, vi si svolse uno dei più orrendi massacri della Seconda guerra mondiale, in seguito al quale fu riconosciuta, nel 1970, “Città eroica e martire”. Per comprendere tale motivazione, occorre ripercorrere la situazione politico-militare negli Stati del sud dei Balcani nei primi anni della Seconda guerra mondiale.

L’Albania si trovava annessa, dal 16 aprile 1939, al Regno d’Italia nella persona del re Vittorio Emanuele III ed era governata da un Regio Luogotenente italiano (Francesco Jacomoni di San Savino). La guerra italo-albanese era scoppiata in seguito al rifiuto del re Zog di un trattato proposto da Mussolini che avrebbe ridotto il suo regno alla mercé politico-economico-militare dello Stato fascista. Gli italiani avevano invaso l’Albania il 7 aprile 1939 con un esercito composta da 22.000 uomini agli ordini del gen. Alfredo Guzzoni che, nel giro di soli cinque giorni, avevano sconfitto i 15.600 del gen. Xemal Aranitasi, costringendo all’esilio il re Zog e il governo di Kosta Kota. (Gli italiani sarebbero poi rimasti nel territorio albanese sino al settembre 1943, allorché furono disarmati e sostituiti dalle truppe tedesche provenienti dalla Jugoslavia in vista dell’attacco all’URSS).

La Grecia era sotto l’amministrazione separata della Germania, dell’Italia e della Bulgaria, i cui eserciti l’avevano occupata nel 1941 in seguito alla sua sconfitta, alla fuga del re Giorgio II e al di sfacimento del governo di Alexandros Koryzis, poi suicidatosi. Era stata invasa inizialmente dall’Italia il 28 ottobre 1940, che aveva cominciato le ostilità senza preavvisare dell’attacco l’alleato tedesco, per bilanciare quello che la Germania aveva portato alla Romania alla Romania all’insaputa del governo italiano.

Due Corpi d’Armata (28 divisioni – 515.000 uomini) al comando del gen. Sebastiano Visconti Prasca (cui seguì il gen. Ubaldo Soddu) avevano attaccato, provenendo dall’Albania, l’esercito greco composta da due Armate (300.000 uomini del gen. Alexandros Papagos), alle quali si era aggregato un contingente di truppe alleate della Grecia (britanniche, neozelandesi, polacche – 60.000 uomini) al comando del generale inglese Henry Wilson. Nonostante la netta inferiorità numerica, i greci avevano respinto gli attacchi italiani, infliggendo loro gravi perdite e minacciando l’esito della loro spedizione. Soltanto l’intervento (6 aprile 1941) della riluttante Germania (irritata per l’improvvida azione dell’alleato italiano) con la 12^ Armata del Feldemaresciallo Wilhelm von List proveniente dalla Jugoslavia, nel corso della “Operazione Marita” (cui si erano uniti 10 battaglioni bulgari al comando del col. Valo Jivkov) costrinse i greci alla resa il 22 aprile 1941 contestualmente all’evacuazione concessa al contingente alleato.

Il territorio greco venne diviso in tre zone, una per ciascuna delle nazioni vincitrici: qualle tedesca comprendeva la Macedonia centrale, l’estremo orientale della Tracia, i tre quarti dell’isola di Creta, Atene, il Pireo e Salonicco; quella italiana includeva la Tessaglia, il Peloponneso, l’Attica, le isole Cicladi e Sporadi, Cefalonia e Corfù; quella bulgara la Tracia centro-occidentale (con Drama e Doxato, la Macedonia orientale e parte della Serbia. La situazione rimase tale sino al settembre 1944, allorché le truppe tedesche si ritirarono da tutta la Grecia sotto la pressione dell’Armata Rossa, con il ritorno del re Giorgio II e la formazione di un nuovo governo.

La Bulgaria era una monarchia con re Boris III e un governo retto da Bogdan Filov (divenuto poi reggente alla morte del re nel 1943) e si trovava in stato di guerra contro la Grecia in quanto alleata delle Potenze dell’Asse. In seguito a tale alleanza era entrata nella Seconda guerra mondiale il 1° marzo 1941 e aveva subito concesso alle truppe tedesche provenienti dalla Romania di attraversare il suo territorio per portare aiuto agli italiani in grave difficoltà in Grecia. Quasi contemporaneamente, il 20 aprile, i bulgari varcarono i confini della Grecia insieme alle truppe della Whermacht con un modesto contingente (10 battaglioni al comando del col. Volo Jivkov), così che poterono partecipare alla spartizione del territorio ellenico a vittoria conseguita (22 aprile 1941).

Tornando agli avvenimenti dell’autunno 1941 in Grecia, la Prefettura di Drama – che comprendeva vari Comuni, tra cui Doxato e il capoluogo Drama) – era stata occupata da truppe bulgare del Jivkov che, secondo la testimonianza del partigiano Greco Dimitri Eftathiou, si impegnarono in una capillare opera di “bulgarizzazione” di tutta la zona. Vennero imposte alla popolazione leggi e usanze degli occupanti, costringendola con la forza a rinunciare alle proprie abitudini; vennero requisite decine di case e uffici, e chiuse tutte le moschee, sostituite da chiese cristiane; furono banditi i culti musulmani e fu imposto l’uso – scritto e orale – della lingua bulgara e dei caratteri cirillici in tutti gli atti pubblici; vennero licenziati i funzionari e i dirigenti di tutte le imprese, sostituiti da elementi bulgari o filobulgari locali; venne reso obbligatorio nelle scuole l’insegnamento della lingua e della storia bulgara e furono penalizzate o discriminate le minoranze etniche (armeni, pomaki, turchi), mentre gli ebrei vennero individuati, catturati e inviati 8in numero di 4.000 su una comunità totale di 5.100 persone) a Salonicco, donde sarebbero partiti – insieme ad altri 54.000 correligionari rastrellati in tutta la nazione – per i campi di sterminio di Auschwitz e di Treblinka o quelli di concentramento di Bergen Belsen e Buchenwald.

In seguito alle vessazioni sulla popolazione, i militanti del KKE (Kommunistico Komma Elladas – Partito comunista greco), che aderiva al neo formato Fronte di Liberazione nazionale di Giorgios Siantos, dalla metà di agosto inziarono una lotta contro gli occupanti, alla guida di Michele Georgiannis (“Spartacus”) e di Petrus Pasturmatri (“Kikos”), realizzando sabotaggi, attentati e colpi di mano che causarono loro non pochi danni.

Il centro logistico della Resistenza antibulgara nella zona di Drama era il paese di Doxato, di circa 3.000 abitanti, donde partivano gli ordini per le azioni di guerriglia. In seguito all’uccisione di sette poliziotti bulgari, il capitano Penko Kiselov, al comando delle truppe bulgare a Doxato, richiese al col. Jivkov l’intervento delle truppe bulgare, che giunsero nel paese il giorno 28 al comando del maggiore Mikos Mikailos, dando inizio a una rappresaglia di inaudita ferocia e sadismo. Il 29 settembre vennero rastrellati gli uomini di età compresa tra i 14 e i 65 anni e, in gruppi di dieci, furono tutti (870) fucilati nella notte. Il giorno successivo la furia bulgara si rivolse alla restante popolazione. Dopo aver razziato il loro bestiame, distrutti i raccolti agricoli e saccheggiato tutte le case, appiccarono il fuoco alla quasi totalità delle abitazioni, in numerose delle quali erano stati rinchiusi gli abitanti che pertanto vi morirono bruciati vivi. Contemporaneamente i militari diedero sfogo ai loro istinti più bassi: tagliarono teste con l’uso di seghe a mano; crocifissero persone a testa in giù ad alberi; ne fecero morire alcune per dissanguamento dopo averle legate a sedie ed averle scorticate; fratturarono con martelli e mazze gli arti dei bambini, lasciandoli ai bordi delle strade; squarciarono i ventri di alcune donne incinte, uccidendole ed estraendone i feti, fatti oggetti di tiro a segno dopo averli gettati in aria; introdussero ferri roventi nell’ano dei ragazzi e nelle vagine delle donne; frustarono a sangue le fanciulle per poi violentarle legate su tavolacci a disposizione delle truppe sino alla morte.

La mattanza durò cinque giorni, nei quali si contarono oltre 2.100 morti. Venne definita dal col. Jivkov “una salutare lezione per il popolo greco”, e probabilmente sarebbe durata ancora se non fossero intervenute truppe tedesche. L’O.K. (Ober-Kommando – Comando in capo) della 12^ Armata, venuto a conoscenza degli orrori in corso a Doxato, il 30 aprile vi inviò un distaccamento della Leibstandarte “Adolf Hitler” che pose immediatamente fine agli eccessi dei bulgari, destituendo il maggiore Mikailos e arrestandone i più facinorosi.

Nello stesso periodo altri massacri erano avvenuti, sempre ad opera dei bulgari e contro popolazioni civili in vari Comuni, ove l’orrore non raggiunse tuttavia gli eccessi di Doxato. I morti civili causati dalla furia bulgara contro la popolazione greca nel periodo aprile 1941/marzo 1944 ammontarono complessivamente – secondo il Report della “Commissione internazionale di inchiesta sulle cause e la condotta della guerra nei Balcani 1940/45”, istituita nel 1998 dall’Onu su richiesta degli Stati Uniti – ad oltre 42.000, con la distruzione di circa il 70% delle abitazioni civili, del terreno agricolo e del bestiame nella Grecia occupata.

Gustavo Ottolenghi

Nella foto: il Memoriale di Doxato

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