In memoria di coloro che persero la vita il 3 marzo 1944, a bordo del Treno 8017, l’Amministrazione Comunale di Balvano e i cittadini vollero porre termine all’oblio, affinché il ricordo perenne costituisca risarcimento morale per le sofferenze di tutti. Balvano, 3 marzo 2017.

Questo è il testo della targa scoperta, nel tardo pomeriggio del 3 marzo 2017, sul fabbricato della stazione ferroviaria di Balvano. 

Finalmente, dopo più di 70 anni, qualcosa ricorda e testimonia che, nella fredda e umida mattina del 3 marzo 1944, sul marciapiede di quella stessa stazione giacevano i corpi di oltre 600 italiani, uomini, donne e bambini, vittime della più grave tragedia ferroviaria della storia

Per chi scrive (autore anche del testo della targa) è stato il coronamento di un lavoro durato un ventennio, sviluppatosi prima attraverso lunghe ricerche, in Italia e all’estero, e poi, dopo la pubblicazione dei miei due libri sulla tragedia nella partecipazione a decine e decine di eventi commemorativi e scientifici, in ogni zona d’Italia.

Un lungo lavoro d’indagine, scaturito da una perplessità iniziale su come fosse possibile che una vicenda così enorme fosse sconosciuta nell’Italia delle molte (e spesso troppe) commemorazioni?

L’indagine è stata lunga, appassionante e non priva di colpi di scena: basti ricordare che quanto accuratamente occultato e fatto sparire in Italia è stato compensato dal rinvenimento, presso gli archivi di stato britannici, di un microfilm, pronto per la desecretazione, contenente tutti gli atti dell’inchiesta sul disastro. 

 La stazione di Balvano il giorno del disastro in un fermo immagine dagli archivi Rai (Rai)

Un’indagine suggellata da un colpo di scena conclusivo. Come definire diversamente la clamorosa lettera ricevuta nel dicembre 2009 da “uno che c’era” in quella tremenda notte del 3 marzo 1944, con la quale si confermavano tutti i peggiori sospetti in merito alle circostanze, alle gravissime negligenze che aggravarono enormemente il bilancio della tragedia e ai relativi responsabili? 

Nonostante il fatto che tutte le verità sulla tragedia del Treno 8017 siano a disposizione, molta ignoranza purtroppo circola e viene propalata mediaticamente.

Nella quarta di copertina del mio Balvano 1944 e nel documentario sulla tragedia, trasmesso da Rai Storia e costantemente disponibile via web, si definisce l’incidente di Balvano come “Il Titanic ferroviario”: però, diversamente da quanto accaduto per la tragedia del Titanic, la conoscenza e il ricordo del disastro del Treno 8017 non è ancora adeguata.

Perché sì: il più grave disastro ferroviario della storia è avvenuto in Italia, a Balvano, provincia di Potenza, nelle prime ore del 3 marzo 1944.

Morirono più di seicento persone, in una maniera assurda e incredibile per una tragica sequela di circostanze, il cui causale e casuale sommarsi dimostra, ancora una volta, come la realtà riesca sempre a superare l’immaginazione. 

La tragedia del Treno 8017 poteva accadere solo nel 1944 e pur essendo figlia della guerra avvenne in una parte dell’Italia dove la guerra era finita. 

Ma le sue conseguenze no: nel marzo del 1944 la Lucania era formalmente governata dal “Regno del Sud” del Re e Badoglio, ma di fatto era in toto gestita dagli Alleati, attraverso la loro amministrazione militare, che gestiva anche la vita civile di quel lembo d’Italia.

Anche l’esercizio ferroviario era stato integralmente militarizzato e asservito alle priorità operative degli Alleati.

La rimozione dalla memoria collettiva iniziò con la censura e la ragion di stato che subito congiurarono per un quasi completo insabbiamento dell’accaduto (nonostante l’indagine avesse  individuato precise responsabilità); ma l’oblio successivo è inspiegabile e spesso nelle mie presentazioni sono solito ricordare causticamente come l’unico mistero che permane è proprio quello relativo a questo oblio.

Eppure tutti i misteri sulla tragedia sono stati chiariti, rivelando, finalmente, non solo tutti i dettagli tecnici dell’incidente, ma anche le complesse ed intricate vicende giuridiche e politico-istituzionali internazionali degli anni e decenni successivi.

Complesse interazioni a livello di causa-effetto e anche numerose fatali coincidenze si sommarono in maniera determinante e perfida, dando luogo alla tremenda tragedia, ma l’incredibile bilancio della tragedia fu conseguenza delle negligenze del personale di linea, che indugiò nell’attivarsi in termini inaccettabili.

Attraverso analisi incrociata dei verbali degli interrogatori emerge infatti come trascorsero ben quattro ore, prima che si decidesse a far partire le ricerche per verificare che fine avesse fatto il Treno 8017, ormai divenuto un convoglio fantasma, inchiodato in una buia ed angusta galleria, e avvolto da fumi velenosi, senza più alcun comando. 

L’elemento decisivo della tragedia è proprio l’anno in cui avvenne, in quanto, a causa delle complesse interazioni belliche, solo nel 1944 un incidente di questo tipo avrebbe potuto avvenire. 

Solo nel 1944 un treno merci poteva viaggiare con settecento persone a bordo in violazioni delle più elementari prescrizioni regolamentari.

Anche l’indagine giudiziaria ebbe esiti grotteschi: infatti il procuratore del re di Potenza archiviò il caso in maniera rapidissima, curandosi solo di identificare quale unico colpevole uno piuttosto difficile da perseguire: il carbone di cattiva qualità. 

E c’è un’altra triste ed emblematica sindrome che ha accompagnato la divulgazione della tragedia del Treno 8017: dopo che per 60 anni nessuno si era interessato adeguatamente e scientificamente a questa vicenda storica, l’uscita del mio primo libro ha dato luogo a tutta una serie di scopiazzature in varie salse o – peggio – a propalazione di ricostruzioni della tragedia strumentalmente fasulle.

Così a fronte di quanto risultante da indagine svolta dalla commissione d’inchiesta anglo-americana, contenuta in microfilm desecretati da chi scrive presso gli archivi britannici, c’è ancor a chi, in maniera poco corretta e anche poco rispettosa, continua a raccontare sciocchezze, senza il minimo tormento per le proprie responsabilità. 

Ma i fatti ormai parlano da soli e grazie all’aiuto di tante persone positive e volenterose, la tragedia di Balvano, attraverso un centinaio di eventi, decine di articoli e servizi radiotelevisivi (realizzati persino nella lontanissima Australia), è finalmente uscita dall’oblio.

E finalmente, nel XXI° secolo, per chi lo voglia non ci sono più segreti in merito a questa strage con tanti colpevoli e molti responsabili.

Gianluca Barneschi