Dopo aver chiesto invano trasparenza su come vengono spesi i soldi per l’emergenza Covid-19, la Fondazione Openpolis ha deciso di fare da sé, lanciando un Osservatorio sui bandi pubblici, che monitorerà tutte le spese relative all’emergenza tramite i bandi di gara delle pubbliche amministrazioni. Il monitoraggio avverrà utilizzando diverse fonti, in particolare la banca dati sui contratti pubblici tenuta dall’Anac. Le informazioni saranno aggiornate settimanalmente attraverso una piattaforma web e rilasciate liberamente in formato opendata, in collaborazione con il Gran Sasso Science Institute.

Sin dall’inizio di aprile Openpolis aveva chiesto alla Protezione civile, a Consip e al Commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, di rendere pubblici i contratti legati all’emergenza, nella convinzione che “la trasparenza non è un ostacolo, ma presupposto di buona amministrazione”. Tuttavia, Nonostante alcuni primi propositi incoraggianti, finora sui siti del governo e della gestione commissariale è stato pubblicato ben poco. Per rompere l’inerzia, il mese scorso Openpolis ha fatto richiesta di accesso civico generalizzato a questi dati, ma è ancora in attesa di risposta. Intanto, le competenze del Commissario Arcuri sono state estese dall’ambito sanitario a quello scolastico.

Oltre alla struttura commissariale e al dipartimento della Protezione civile, la piattaforma di Openpolis include tutte le aziende sanitarie locali, le società di acquisto regionali, Consip, gli enti locali, i ministeri, le altre articolazioni dello Stato centrale (agenzie, enti pubblici), le scuole e le università.

Sinora sono state individuate 516 stazioni appaltanti, che da gennaio ad oggi hanno emanato bandi e proceduto ad acquisti per far fronte all’emergenza coronavirus.

I lotti messi a bando sono 4.775. Le aziende vincitrici censite sono 714.

Sommando tutti i lotti censiti, gli importi a base d’asta complessivamente messi a bando raggiungono i 9,65 miliardi di euro. Di questi, 2,33 miliardi sono accordi quadro, cioè il perimetro contrattuale entro cui saranno fatti gli affidamenti veri e propri. Infatti, con l’accordo quadro si definisce una classifica di operatori abilitati a ricevere parte dell’appalto. In seguito la stazione appaltante assegna dei lotti agli operatori precedentemente definiti senza riaprire una competizione.

Perciò, se si escludono gli accordi quadro, gli importi a base d’asta sono pari a 7,3 miliardi di euro. Di questi, ne sono già stati aggiudicati 4,26 miliardi (con importo di aggiudicazione pari a 3,56 miliardi). In termini di lotti, poco meno della metà risultano ad oggi sicuramente aggiudicati.

Gran parte dei lotti riguarda le spese per i dispositivi di protezione individuale e l’abbigliamento protettivo. Oltre l’80% degli importi banditi ha come oggetto mascherine, guanti, tute protettive e altri dispositivi di protezione. Ciò emerge sia che si includano oppure si escludano gli accordi quadro. Nel primo caso, su 9,65 miliardi banditi, quasi 8 sono relativi a questo tipo di spesa (83%). Quota che sale all’88% se si escludono gli accordi quadro (6,5 miliardi su 7,3 di importi banditi).

Openpolis evidenzia come dal confronto tra importi base d’asta e importi aggiudicati emerga una prima anomalia, che pone anche una questione di trasparenza. Oltre la metà dei lotti Covid censiti risultano “scaduti con esito sconosciuto”. Significa che, attraverso la banca dati dei contratti pubblici, non sappiamo più nulla di questi bandi dopo la pubblicazione: né se siano stati aggiudicati, né eventualmente da chi e a quali importi.

Sempre in riferimento ai 7,3 miliardi che escludono gli accordi quadro, 5,2 riguardano lo Stato centrale. In particolare Consip (2,5 miliardi), la società di proprietà del ministero dell’economia che serve da centrale per gli acquisti per la pubblica amministrazione italiana. Seguita dalla struttura guidata dal Commissario straordinario Arcuri (2,2 miliardi) e dal dipartimento della Protezione civile (circa 365 milioni).

Tutte le altre articolazioni dello Stato centrale seguono a grande distanza: Inail (11,9 milioni), l’arma dei carabinieri (7,9 milioni), il dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’interno (7,3 milioni).

Complessivamente, il 71% degli importi è stato bandito da stazioni appaltanti statali.

Data la fase di emergenza, prevalgono le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando. Oltre il 40% dei lotti e degli importi base d’asta sono stati affidati con questa modalità, che prevede che le stazioni appaltanti possano negoziare la fornitura consultando direttamente un minimo di 5 operatori economici, se esistenti.

Sintetizzando, Openpolis osserva che “già dai primi dati emerge un quadro composito di attori e procedure che sarà fondamentale verificare e monitorare nel tempo. Nelle prossime settimane, attraverso la nuova piattaforma, cercheremo di approfondire alcuni aspetti con i dati a disposizione”.

Redazione

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La redazione de L'Incontro