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Cento anni fa, Sanremo culla del futuro Stato di Israele

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La festa della Liberazione del 25 aprile 1945 ha messo in ombra, negli ultimi 75 anni, un altro rilevante evento della nostra storia recente, accaduto proprio nello stesso giorno di 100 anni fa.

Le commemorazioni, i festeggiamenti e, perché no, anche le polemiche che ogni anno in quella data importante della nostra storia patria hanno “coperto” interamente gli spazi mediatici e le attenzioni del grande pubblico.

In realtà il 25 aprile segna anche la data di un accordo fondamentale nella storia del Medio Oriente e dello stato di Israele.

Infatti, 25 anni prima del giorno della Liberazione del nostro paese dal nazi-fascismo, proprio in Italia, a Sanremo, il 25 aprile 1920 le delegazioni della Lega delle Nazioni firmarono la cosiddetta Risoluzione di Sanremo. In tale documento le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale appena conclusa, guidate in prima fila da Gran Bretagna e Francia, molto interessate all’argomento, decisero la spartizione del Medio Oriente in tre mandati territoriali. Segnando con quel trattato le vicende che avrebbero attraversato poi tutto il XX secolo.

I mandati su Siria e Mesopotamia sarebbero stati esercitati, se in grado di autogestirsi, dagli Stati arabi indipendenti, un nuovo soggetto giuridico nato sulle rovine dell’Impero Ottomano.

La Gran Bretagna ebbe il mandato in Palestina e si assunse la responsabilità dell’attuazione del Piano Balfour, che innescava la creazione proprio in Palestina del primo focolare nazionale per il popolo ebraico.

Nonostante sia stata sostanzialmente ignorata negli ultimi 100 anni, forse proprio per la coincidenza di date con il giorno della nostra liberazione nazionale, la conferenza di Sanremo ha avuto quindi un rilievo decisivo nel tentare una soluzione condivisa e pacifica dei confini nel Medio Oriente dopo il dissolversi dell’Impero Ottomano.

Per la prima volta dalla distruzione di Gerusalemme nel I secolo, le nazioni del mondo riconoscevano il diritto legale del popolo ebraico alla Terra di Israele e gli riconoscevano la legittimazione nell’ambito del diritto internazionale.

Protagonista della conferenza di Sanremo fu il nostro Presidente del Consiglio Francesco Nitti, che con il suo “team” diede un supporto importante ai lavori di mediazione gestiti dai due primi attori assoluti e cioè la Gran Bretagna e la Francia.

Resta un mistero, o meglio, una pagina da approfondire, come mai il nostro governo, pur avendo un ruolo importante nella governance mondiale di quegli anni ed essendo membro permanente del Consiglio Esecutivo della Lega delle Nazioni con Francia, Gran Bretagna e Giappone, non capì l’importanza di una posizione anche italiana in quell’area geografica del Mediterraneo che si sarebbe rivelata poi decisiva, anche dal punto di vista economico, nella seconda metà del ‘900.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando le nazioni vincitrici istituirono le Nazioni Unite, la Risoluzione di Sanremo fu recepita dalla Carta delle Nazioni Unite. L’articolo 80 di tale fondamentale documento per la pace del mondo, stabilisce ancora oggi la continuità dei “diritti di qualsivoglia stato e qualsivoglia popolo…”.

Dunque, il contenuto dell’accordo di Sanremo veniva riaffermato dalle Nazioni Unite e diventava il documento diplomatico di riferimento per tutti i confronti, anche militari, che ci sarebbero stati nel dopoguerra e fino ad oggi.

L’ambasciatore di Israele in Italia, Dror Eydar, nel ricordare in questi giorni quell’evento di 100 anni fa, ha voluto sottolineare come durante i lavori della conferenza di Sanremo, il leader arabo, l’Emiro Faysal “chiese l’istituzione di un unico ampio Stato panarabo (sul territorio che oggi si estende dalla Siria fino allo Yemen), mentre il leader sionista Chaim Weizmann avanzò la richiesta di ricostituire una patria ebraica sul territorio dell’antico Regno di Israele (che include anche una parte dell’attuale Giordania)…in una bellissima ma dimenticata pagina di storia – ha scritto l’ambasciatore Eydar – nel 1919, durante la Conferenza di Pace di Parigi, Weizmann e Faysal si incontrarono e raggiunsero l’accordo per sostenere reciprocamente le proprie richieste. I due leader immaginarono il nazionalismo arabo e il nazionalismo ebraico coesistenti pacificamente nel nuovo mondo post-ottomano”.

100 anni dopo, nello scoprire l’importanza della Conferenza di Sanremo e dell’accordo raggiunto in quella sede, non possiamo sottrarci dal rammarico che quei principi condivisi pacificamente dal leader arabo e dal leader sionista siano rimasti sulla carta.

Un sogno diventato quasi un’utopia.

Il rimpianto è ancora maggiore se pensiamo che il valore fondamentale di quell’accordo di 100 anni fa era basato sul rispetto reciproco degli arabi e degli israeliani; rispetto che avrebbe dovuto produrre una coesistenza pacifica che in realtà ancora oggi non c’è e non si intravede.

Riccardo Rossotto

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Riccardo Rossotto
"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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