Esiste un vulnus nella nostra democrazia: e molti di noi non lo sanno!

Da 27 anni (20 dicembre 1993: Risoluzione n. 48/134 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) ci siamo impegnati ad istituire una Commissione Nazionale indipendente sulla tutela dei diritti umani e, in sette legislature, il nostro Parlamento non è riuscito neanche a portare in Commissione uno straccio di proposta.

Sono ben 114 i Paesi nel mondo che hanno dato seguito all’impegno formalmente assunto in sede di Onu: l’Italia no!

Una situazione incredibile, incresciosa, poco conosciuta, che getta discredito sulla reputazione del Paese ma anche di noi tutti italiani.

Come è potuto succedere?

Le ipotesi sono molteplici: l’esistenza sempre di altre priorità; la sottostima dell’importanza della problematica; il mantenimento dello status quo che affida ad una frastagliata mappa di organismi, pubblici e privati, la difesa dei diritti umani; un sostanziale snobismo da consolidati democratici su un tema che diamo per scontato.

La questione è ritornata, finalmente, non sulle prime pagine dei giornali, ma comunque sui media nazionali in quanto esiste in Parlamento una proposta di legge PD-M5S, a firma dei deputati Quartapelle, Brescia e Scagliusi che il Presidente della Camera Fico ha dichiarato di voler portare in aula entro questo mese di gennaio 2021.

Dopo 27 anni di “melina” politica (la Lega ancora ultimamente ha presentato una lunga serie di emendamenti per bloccare il tentativo di eseguire finalmente l’impegno solenne assunto in sede Onu nel 1993!) pare che il Parlamento, grazie anche ad una petizione di Europa+ (Bonino e Della Vedova) che ha raccolto 1400 firme, si sia finalmente deciso a far emanare la legge entro tempi brevissimi.

A cosa servirebbe questa Commissione?

Principalmente a dare assistenza alle vittime di violazione dei diritti umani e, nel contempo, a vigilare sull’applicazione, nella legislazione nazionale, dei principi previsti dalla Carta Europea per i diritti fondamentali e da altri trattati aventi contenuti analoghi.

Siamo davvero un Paese bizzarro: da un lato, giustamente, ci scandalizziamo per il comportamento di altre nazioni, come il caso Egitto sull’assassinio di Regeni o come il caso Ungheria di continua erosione dell’indipendenza della magistratura e dall’altro, o perché ignoranti o, peggio, perché consapevoli, non diamo seguito ad un impegno assunto nella sede internazionale più autorevole come quella delle Nazioni Unite.

L’Italia si sta giocando una grossa fetta di credibilità su questo dossier.

Di che cosa si occuperebbe questa fantomatica Commissione?

Gli esempi sono molteplici: vigilerebbe sulla gestione delle carceri, sulle questioni in materia di migranti e potrebbe intervenire anche sui tempi di una giustizia che ormai la rendono …ingiustizia. Esiste infatti il diritto di ciascun cittadino del mondo ad essere giudicato in tempi ragionevoli: in caso contrario si assisterebbe ad una violazione dei diritti umani.

La Commissione si potrebbe occupare però anche degli algoritmi che stanno manipolando e violando i diritti dei lavoratori come dimostra il caso recentemente giudicato dal Tribunale di Bologna nel settore dei riders.

Nel solco della tradizione che ha sempre caratterizzato questa testata, noi vigileremo rigorosamente sull’attività del nostro Parlamento come i “dog watchers” del giornalismo di stampo anglosassone.

Non possiamo più accettare che questa vergogna omissiva si prolunghi nel tempo.

All’Italia – ha scritto Filippo di Robilant, già vice presidente dell’agenzia europea per i diritti fondamentali – manca una forte e autorevole “public voice” in tema di diritti fondamentali non solo nella loro definizione classica: razzismo, discriminazioni, intolleranze. Il problema si pone anche guardando a nuovi temi legati ad esempio alla pandemia: il corretto funzionamento dello Stato di Diritto e il bilanciamento tra libertà individuali e tutela della sicurezza nazionale e le disuguaglianze create dal Covid… occorre una protezione dei diritti umani anche rispetto a violazioni che potrebbero derivare dall’intelligenza artificiale e dalla opacità di processi decisionali legati agli algoritmi”.

Proprio in questo contesto politico, giuridico e sociale abbiamo deciso di inaugurare una specifica sezione che approfondisca proprio le tematiche inerenti la tutela dei diritti umani.

Ospiteremo i contributi e le opinioni di tutti coloro che hanno cura e attenzione per questa cruciale questione attinente ad una pacifica e solidale visione di una coesistenza civile.

Staneremo le ipocrisie e non daremo tregua alle Commissioni parlamentari.

Investigheremo sulle magagne che contaminano molti settori dove i diritti umani non sono tutelati e le vittime lasciate indifese.

Ci vuole uno scarto culturale e civico.

L’Incontro sarà in prima fila in questa battaglia.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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