Non sono un complottista. Né attivo, né passivo. Non mi hanno mai affascinato le “trame di palazzo” né per costruire qualcosa né per darmi delle spiegazioni di certi fatti storici.

Una parte del nostro paese soffre di complottismo, è risaputo. Di dietrologie poste all’origine di certi eventi.

Dal 25 luglio 1943, la data della defenestrazione di Benito Mussolini al Gran Consiglio del fascismo, al successivo 8 settembre, proclamazione dell’armistizio con gli alleati, la nostra storia recente è stata spesso caratterizzata da episodi che hanno dato vita a ricostruzioni, spesso fantasiose, di eventi in realtà accaduti più per incapacità della classe dirigente, inerzia, inefficienza e disordine che non per la visione, in certi casi cinicamente disastrosa, di qualche burattinaio.

Anche nel dopoguerra dal “tintinnio delle sciabole” dell’Arma dei Carabinieri comandata dal generale De Lorenzo durante la presidenza Segni, al golpe Borghese, per proseguire poi con la P2 di Licio Gelli e con i misteri della strategia della tensione, della morte di Sindona e dei veri mandanti dell’assassinio di Aldo Moro, la nostra storia è stata costellata di avvenimenti che cercano ancora delle risposte e delle verità mai chiarite, come ci ha ricordato proprio di recente il presidente Mattarella.

Il complottismo ha spesso semplificato i ragionamenti: ha trovato facili scorciatoie, addebitando a misteriosi personaggi o a oscure congiure l’origine di certi misfatti e di certe tragedie. Personalmente sono sempre stato scettico rispetto a questo tipo di approccio. Avendo studiato ed approfondito gli avvenimenti dell’estate del 1943, ho potuto constatare che sia il 25 luglio che l’8 settembre, di fianco a delle strategie magari anche lucide e visionarie di qualche individuo coesistevano inefficienze, paure, vergognosi appiattimenti da parte di molti dei protagonisti di quelle storie.

Proprio per questo retroterra culturale e magari eccessivamente cinico, mi sono approcciato al tema delle origini “reali” della pandemia con grande distacco laico.

Ho trovato più convincente la tesi di David Quammen nel suo famoso libro “Spillover” (l’origine del Coronavirus è da addebitarsi a un passaggio del virus dal mondo animale a quello degli umani, a causa della distruzione dell’ecosistema dove vivevano, per esempio, i pipistrelli) rispetto alle ricostruzioni che hanno addebitato all’uomo, e in particolare ai ricercatori cinesi, la scoperta prima e la diffusione poi, del terribile Covid. A distanza di più di un anno dall’inizio di questa tragica esperienza che ha cambiato il mondo e sta contaminando le nostre abitudini quotidiane, mi sembra giusto e corretto registrare che stanno emergendo ricostruzioni, più o meno provate documentalmente, che portano ad individuare le origini del virus in una specifica decisione, avvenuta a tavolino, da parte delle alte gerarchie politiche e militari cinesi.

Ottantacinque scienziati del Mit hanno recentemente inviato una lettera alla rivista Science in cui scrivono: “Un anno fa chi osava avanzare l’ipotesi che il virus fosse uscito diritto da un laboratorio di Wuhan, dove si facevano esperimenti sui pipistrelli, veniva accusato di complottismo, ma oggi non è più possibile perché non è stato portato alcun elemento scientifico a sostegno della tesi del passaggio diretto dall’animale all’uomo”.

Paolo Liguori ci segnala che su questa stessa tesi si sono espressi anche diversi scienziati australiani che hanno precisato: “Anche la Sars, alcuni anni fa, nacque e si sviluppò nello stesso modo, partendo sempre, proprio, dai laboratori di Wuhan”.

Queste voci, tra l’altro provenienti da un mondo scientifico autorevole e riconosciuto, si allineano a quello che il professore francese Luc Montaigner ha sempre scritto e sostenuto, conoscendo bene la realtà di quei laboratori cinesi di Wuhan: “Sono centri di ricerca che non rispettano le norme di sicurezza e sono assolutamente inefficienti e non sicuri per gli esperimenti di quel genere su virus così pericolosi”.

Oggi è accertato il fatto che in Cina l’allarme Coronavirus era scattato almeno dal dicembre 2019 ed era assolutamente proibito a chiunque di diffondere notizie in merito a questo rischio pandemico. Anche il ruolo dell’OMS è al centro di polemiche e contestazioni: in particolare si addebita una specifica responsabilità di “mancato allarme” per troppo tempo al suo presidente, l’etiope Tedros, in stretta relazione personale con i vertici del partito comunista cinese.

E qui si entra in un ragionamento che tocca la geopolitica mondiale.

Quali interessi esistono sulle rovine lasciate dal Covid-19?

Cui prodest?

A quasi 18 mesi dall’inizio della pandemia, la lettura dei dati macroeconomici di vari paesi del mondo, ci spinge ad evidenziare che la Cina, superato un primo momento di difficoltà, ha poi saputo valorizzare al massimo, sia dal punto di vista politico sia economico, la tragedia.

La Cina si è dichiarata disponibile, forte dei primi vaccini e quindi di una maggior conoscenza scientifica sul contenuto del virus killer, a stipulare accordi di scambio con molti paesi orientali, ma soprattutto con l’Africa e con il Sud America, aprendosi nuovi mercati o consolidando il suo posizionamento in quei paesi, già fortissimo.

Se torniamo ad incrociare le informazioni che oggi abbiamo su cosa accadde nel mondo in quel novembre-dicembre 2019-gennaio 2020 scopriamo altre cose, già di per sé conosciute, ma forse mai messe tra di loro in relazione, per comprendere meglio l’accaduto.

Ad esempio, a Taiwan, ebbero subito percezione della tragedia incombente, causata dagli esperimenti dei laboratori di Wuhan: assunsero subito le necessarie disposizioni di sicurezza sanitaria e l’isola divenne uno dei modelli di come si possa riuscire ad arginare e gestire con una virtuosa ed efficiente pianificazione anche un evento come quello del Covid-19.

Pare che i servizi segreti di molte nazioni occidentali, anche europee, ebbero notizia della fuoriuscita del virus dai centri di ricerca militari cinesi. L’informazione non venne però valorizzata per aiutare i governi ad una pronta reazione come quella di Taiwan, per mancanza di collaborazione, di scambio di notizie tra i vari intelligence, gelosi dell’altrui conoscenza.

Paolo Liguori, sostenitore fin dalla prima ora, bisogna riconoscerglielo, della tesi, tanto contestata, del complotto orchestrato da Pechino, ci fornisce alcune indicazioni per approfondire questo spinoso problema nel quale navighiamo tutti nel buio dell’incertezza.

Liguori segnala il libro del professor Joseph Tritto “Cina- Covid19”.

”L’infinito errore” di Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso che ha realizzato diversi reportage dopo mesi di ricerche e di approfondimenti su questa spinosa questione.

Gatti ha accertato che in Cina gli esperimenti sui virus ci sono da almeno 5 anni e sono rigorosamente controllati dall’apparato militare sotto le indicazioni del partito comunista.

Il terzo libro interessante per integrare il nostro desiderio di saperne di più, è quello scritto dall’ex funzionario dell’Oms Francesco Zambon. Zambon descrive la storia di come in Italia venne gestita (anzi non gestita) sia la fase della pianificazione preventiva dal 2006 in avanti di eventuali disastri pandemici, sia la fase attuale relativa alle omissioni volute dai vertici dell’Oms mondiale sul diffondersi del virus. Zambon, come sappiamo, è stato licenziato dall’Oms dopo il suo scontro con il vicedirettore Ranieri Guerra, scontro finito in un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Brescia.

Ultimamente anche dei “negazionisti” della tesi complottista cinese come Ilaria Capua e Roberto Burioni, hanno incominciato a fare marcia indietro e a porsi dei punti interrogativi sulle origini reali della pandemia.

C’è un dato sul quale tutti non possiamo non confrontarci: la Cina, dopo 18 mesi dell’inferno che ha contaminato le economie di tutto il mondo, oggi è in una posizione economica e politica migliore rispetto a quella di fine 2019.

Da “non complottista” invito innanzitutto me stesso e poi tutti voi ad approfondire meglio e ad incrociare di più l’enorme massa di informazioni di cui ora siamo in possesso rispetto a cosa sia accaduto realmente nel mondo in questi ultimi 18 mesi, soprattutto con riferimento al periodo novembre-dicembre 2019 e gennaio 2020.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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