In Italia si sa assai poco della letteratura della Macedonia del Nord. Anche perché si contano sulle dita di una mano o poco più i libri di scrittori macedoni tradotti in Italia. Ricordo, tra i più recenti, Goce Smilevski, di cui Guanda ha pubblicato La sorella di Sigmund Freud e Il sogno di Spinoza, Alexandar Prokopiev, autore di Voyeur, edito da Besa; Luan Starova, forse il più noto e tradotto, autore del bellissimo I libri di mio padre, edito da Rubbettino, oltre che de Il tempo delle capre e Sacrificio balcanico, usciti per i tipi della Tullio Pironti editore.
Luan Starova è uno scrittore particolarmente interessante, di Pogradec, sulla costa albanese del lago di Ohrid, il cui padre è riuscito a fuggire fortunosamente dall’Albania di Hoxha nella Jugoslavia d’allora attraverso lo stesso lago, e lui, lo scrittore, dopo la caduta della Jugoslavia, diventare ambasciatore della Macedonia del Nord.
Se oggi ne sappiamo di più di questa letteratura – la cui codificazione della lingua risale, non dimentichiamolo, al 1945, quando la Macedonia del Nord divenne una delle repubbliche facenti parte della ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia – è grazie ad Anastasija Giurcinova. Docente di letteratura italiana all’Università Cirillo e Metodio di Skopije, saggista e traduttrice, per anni presidente della locale Società Dante Alighieri, ha lavorato e lavora proficuamente, instaurando dialoghi letterari tra Italia e il suo Paese, facendo a noi conoscere la letteratura macedone e nel suo la letteratura italiana.
A riguardo, possiamo addirittura giudicare una summa di questo incessante lavoro il suo recente volume Dialoghi interletterari – Saggi italo-macedoni. Va anche detto che è pubblicato da Besa Muci, casa editrice a cui va il merito della assiduità con cui continua a sfornare libri di autori balcanici, permettendo così al pubblico italiano di conoscere le letterature che sorgono non dall’altra parte del mondo, ma sulla vicina, dirimpettaia, sponda del mare Adriatico. In questo quadro, Anastasija Giurcinova già una decina di anni fa presentò, edito sempre da Besa, un altro suo volume nella sede centrale della Dante Alighieri di Roma. Si trattava di un’antologia degli scrittori macedoni il cui esordio era avvenuto negli anni difficili della dissoluzione jugoslava, tra il 1991 e il 2011, dal titolo “Macedonia: La letteratura del sogno”.
Ma l’ultimo, Dialoghi interletterari italo macedoni ha uno sguardo molto più ampio, ed è anche una testimonianza della collaborazione nel campo letterario tra Italia e Macedonia del Nord con importanti iniziative culturali tra le due sponde dell’Adriatico, frutto in particolare della collaborazione tra l’Università Cirillo e Metodio di Skopije e la Regione Puglia.
Naturalmente non è la sola. Ma gli altri lo hanno fatto in maniera, direi, episodica, mentre Anastasija Giurcinova in maniera strutturale. Allo stesso modo, è stata promotrice della conoscenza della letteratura italiana in Macedonia.
E qui veniamo al libro Dialoghi interletterari. Saggi italo-macedoni, che offrono molto di più: ci dicono, infatti, quanto l’autrice faccia anche per far conoscere in Macedonia la letteratura italiana sia classica, sia nel Novecento, con traduzioni, studi e saggi critici non solo su scrittori del nostro secolo come, ad esempio, Calvino, Vittorini, Natalia Ginzburg, Pasolini, Magris e altri, ma anche classici come Dante, Boccaccio, Machiavelli, l’Ariosto… Anzi, a riguardo de l’Ariosto, Anastasija Giurcinova è autrice di una edizione commentata della traduzione ottocentesca de L’Orlando furioso da parte di Grigor Prličev.
La cosa bella di tutto questo è che la letteratura, in qualsiasi lingua si esprima, non ha confini, anzi sono l’occasione, il motore di una conoscenza e rispetto tra i popoli, tanto più se vicini, rappresentando il miglior contributo alla conoscenza non solo del popolo ma della sua anima. Un libro come questo di Anastasija Giurcinova dal titolo di per sé già significativo, espresso nella parola “Dialoghi” è fondamentale, un punto di arrivo e di partenza che mi auguro sempre più ampio e coinvolgente.
Diego Zandel
