Avrebbe dovuto essere una notizia da caratteri cubitali, destinata a scuotere l’opinione pubblica transalpina. Invece lo storico accordo tra il Partito Socialista francese e il blocco di sinistra capeggiato da Jean-Luc Mélenchon, non ha scaldato più che tanto gli animi.

Mi trovavo in Francia proprio quando il “Parlamento” del PS aveva deciso con una maggioranza del 62% di entrate nel nuovo progetto politico chiamato Nupes (Nuova unità popolare ecologista e sociale). Non posso certo dire di avere svolto attendibili sondaggi di opinione, ma ho recepito, parlando con tante persone, un mood intriso di indifferenza. Eppure era dai tempi di Roi François (Mitterand) che la “Gauche plurielle” non riusciva a costituire una vera alleanza. Mélenchon è stato bravo a far convergere nel Nupes, oltre alla sua France Insoumise, i Verdi, il Partito Comunista Francese, e soprattutto il glorioso PS. La cui candidata alle presidenziali, Anne Hidalgo, si è fermata a un vergognoso 1,7%, ma che comunque appare ancora radicato nel territorio, come conferma il 15% ottenuto alle “regionali” dello scorso anno.

Nessun nemico a sinistra

Il grande Mitterand aveva come mantra “nessun nemico a sinistra”, principio grazie al quale ha dominato la Francia per 14 anni (pur perdendo due legislative a favore del Gollisti – ora, Repubblicani) e Jean-Luc è riuscito nell’impresa. Fuori dal Nupes restano solo gli irrilevanti trotzkisti. Un blocco popolare che al primo turno delle presidenziali ha superato nel complesso il 30%. Come mai allora questa indifferenza dei francesi, almeno sino a oggi, per la nascita di un soggetto politico che potrebbe obbligare Macron alla coabitazione (come, secondo i sondaggi, si augura quasi il 60% dei francesi)?

Nupes porterà Macron verso la coabitazione?

I motivi sono molteplici. Innanzitutto la progressiva disaffezione verso la politica. Personaggi come Mitterand, Chirac e lo stesso Sarkozy, in grado di esaltare le folle, pur presentandosi come candidati “istituzionali”, non c’è ne sono. Da un lato, l’algido Macron non scalda i cuori, tanto da essere chiamato Monsieur le Banquier, non certo in senso positivo. Secondo molti francesi, vince grazie a un sistema politico-elettorale che lo favorisce rispetto alle estreme. Politici più empatici, come lo stesso Mélenchon e Marine Le Pen, sono (perlomeno sino a oggi) visti più come tribuni che come statisti.

Su Mélenchon pesa poi la scelta di avere di fatto appoggiato Macron al ballottaggio (“Nemmeno un nostro voto al Rassemblement National” ha più volte ripetuto). Ma è rimasto ancorato alla vecchia contrapposizione Destra-Sinistra e non a quella, che aveva sbandierato i campagna elettorale, “Popolo contro Élite”.

Madame Le Pen ha così gioco facile nel chiamarlo “Le fou du roi” (più o meno, “il pupazzo del potere”), insinuando che se a parole è contro le oligarchie rappresentate da Le Président, al momento della verità, come un Tsipras qualunque, si inchina ai poteri forti. La stessa Marine non si fa illusioni. Il suo obiettivo più che di diventare Primo Ministro, è quello di guidare il primo partito di opposizione in Parlamento.

Les jeux sont faits pour le Président?

Non ancora. Permangono alcune incognite. Il sistema maggioritario francese nelle legislative premia i partiti radicati localmente, il che non è certo una caratteristica dei macronisti. Mélenchon ora che ha ottenuto il sudato si del glorioso Partito Socialista, potrebbe davvero essere preso in considerazione come figura istituzionale cui dare fiducia. E infine, se Marine rinunciasse alla politica strettamente identitaria e accettasse di guidare un Rassemblement con Zemmour e i sovranisti di Debout la France, potrebbe contare in teoria su quasi il 33%. In questo caso si avrebbe un Parlamento diviso, da cui potrebbe saltar fuori anche un Primo Ministro oggi inatteso.

Milo Goj