Pazzia, squilibrio, depressione, emarginazione e suicidio. Sono cinque parole al cui solo pensiero la pelle si accappona. Se dovessi pensare, per antonomasia, ad una scrittrice che ha narrato con estrema lucidità la sua follia, citerei senz’altro Alda Merini, poetessa ‘ribelle’ novecentesca che per più di un decennio ha dovuto subire il dolore dell’internamento.

Le “diverse”

Nel capolavoro ‘L’altra verità’ racconta la sua testimonianza: “[…] le
nostre infermiere erano esseri privi di qualsiasi sentimento, almeno per
quanto ci riguardava e, dato che la nostra vita all’interno dell’ospedale
era già tanto difficile, ce la rendevano ancora più nera mortificandoci e
dandoci a vedere a ogni piè sospinto che noi eravamo ‘diverse’”.

Una trasformazione sociale e umana necessaria…

Ebbene sì, sino a non pochi anni fa, il manicomio era uno strumento
utilizzato dallo Stato per controllare e dominare i diversi, i non
convenzionali. Coloro i quali erano rei di infrangere le leggi morali del
tempo. Un po’ come nella tragedia sofoclea ‘Antigone’, eroina in grado di
sfidare il tiranno Creonte e le leggi della polis, pur di dare degna sepoltura
a suo fratello Polinice.

Le ricerche di aiuto sono aumentate del 37%

Lo scorso 10 settembre si è celebrata la Giornata Mondiale per la
prevenzione del suicidio (World Suicide Prevention Day) promossa
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Associazione
Internazionale per la Prevenzione del Suicidio, nel 2003.
Secondo recenti studi, le richieste di aiuto nel nostro Paese sono
aumentate del 37% in una fascia d’età che va dai 19 ai 55 anni. È
inevitabile affermare che le disuguaglianze economiche e sociali abbiano
acuito il fenomeno, soprattutto dopo il periodo pandemico. A livello
globale, 1 persona su 8, equivale a parlare di quasi un miliardo di
persone, convive con un disturbo mentale e psicologico. L’Italia, inoltre, è
ultima in Europa per i livelli di benessere mentale.

Una persona su otto nel mondo convive con disturbi mentali

Come si traduce ciò? Sicuramente con l’esclusione sociale, unita ad un
enorme senso di isolamento e all’emarginazione da parte della società,
quest’ultima non avvezza a confrontarsi con patologie invisibili.
La salute, secondo la definizione dell’Oms, è uno ‘stato di totale
benessere fisico, mentale e sociale’. In un Paese civile e all’avanguardia
come l’Italia, la suddetta dovrebbe essere insegnata ed appresa a scuola,
sin dalla più tenera età. Sono tematiche che aiutano i giovani (e non solo)
a identificare e riconoscere il benessere di una vita sana, per non
reiterare abitudini poco salutari.

Fragilità psichica vista come uno stigma

Ancora oggi, ahimè, la fragilità psichica è vista come uno stigma, una
condanna, essendo la fruizione a questi servizi riservata a pochi
privilegiati. Risale allo scorso luglio un caso di cronaca aberrante nel
Salernitano, quando un giovanissimo ragazzo si è tolto la vita nella sua
abitazione, lasciando incredula l’intera comunità. Un fenomeno in
aumento che è solo la punta dell’iceberg di un retaggio culturale duro da
scalfire. Incoraggiante notare come la Commissione Europea, nell’ultimo Patto
siglato a Bruxelles lo scorso 6 giugno, abbia adottato un nuovo approccio,
mettendo in campo progetti, dal valore di 1.23 miliardi di euro, che
sostengano lo sviluppo e l’attuazione di politiche in materia di
prevenzione dei problemi di salute mentale per le persone più
vulnerabili.

L’Unione Europea mette in campo politiche in materia di prevenzione

Un primo e importante passo per mettere la salute mentale
alla pari con la salute fisica”, recita il testo. La nostra società non è più disposta a tollerare un sistema retrogrado che non dispensa la giusta rilevanza all’introspezione degli individui. Il diritto alla vita, la libertà di ogni persona ad autodeterminarsi, il
riconoscimento della diversità, in quanto preziosa risorsa, ed il
modellamento dell’esistenza secondo gusti eterogenei, sono presupposti
indispensabili e condizioni necessarie per un cambiamento generazionale
fruttuoso. D’altronde, aggiungo, la nostra cultura occidentale è figlia
dell’Illuminismo, di quella corrente di pensiero che ha fatto della libertà
personale e dell’uguaglianza sociale dei capisaldi, ai quali tutti noi siamo
debitori.

Martina De Tiberis

Martina De Tiberis

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Ferrara con il massimo dei voti. Nel 2021 ha intrapreso il percorso per diventare giornalista pubblicista,...

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