Nei precedenti articoli del 19 aprile 2021 e del 1 giugno 2021 è stato analizzato, rispettivamente, lo scenario nell’ambito del quale sono maturate le condizioni socio culturali che hanno contribuito alla realizzazione dell’impresa di Fiume e, poi, l’impresa di Fiume stessa, sino al 18 gennaio 1921, allorquando Gabriele d’Annunzio lasciava la città per trasferirsi a Venezia. 

A Venezia, nella Casetta Rossa (dimora veneta condotta in locazione, già arredata, dal poeta durante la Prima Guerra Mondiale) Gabriele d’Annunzio aveva iniziato la stesura della sua celebre opera, il “Notturno”, disteso sul letto a seguito della ferita all’arcata superiore dell’occhio destro riportata il 16 gennaio 1916 di ritorno da una missione su Trieste.

L’opera scritta dal Vate a matita su strisce di carta (cartigli, attualmente custoditi presso gli Archivi del Vittoriale) attraverso le fessure delle bende e disteso supino sul letto era rimasta incompiuta. 

Per terminarla Gabriele d’Annunzio aveva scelto una casa colonica a Gardone Riviera, poco più di una cascina trasformata in villa, circondata da un parco di grosse dimensioni.

Quale fosse l’idea ed il progetto del poeta emerge da una lettera scritta alla moglie Maria Hardouin nella quale precisa: 

Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri… Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il Notturno”.

Il 1° febbraio 1921 Gabriele d’Annunzio affittava, quindi, per 600 lire mensili e per la durata di un anno, la Villa di Cargnacco (contrada di Gardone Riviera), già arredata, soprannominata la “Colonica” proprio per il suo carattere rustico.

La villa era appartenuta ad Henry Thode, illustre studioso d’arte, ed era stata sequestrata dal Governo italiano come risarcimento dei danni causati dalla guerra.

Il 31 ottobre 1921 Gabriele d’Annunzio acquistava la villa per la somma di lire 130.000. 

Tale cifra raddoppiava con l’acquisto congiunto di tutto ciò che la villa conteneva: la biblioteca di circa seimila volumi, il pianoforte appartenuto a Listz, ritratti di Lenbach, mobilio e cimeli, libri e fotografie d’arte, manoscritti di Wagner.

Da allora iniziava un’opera di trasformazione, affidata all’architetto Gian Carlo Maroni, che pianificherà, sulla base delle direttive del Vate, imponenti lavori, tanto da rivestire la qualifica di “sovrintendente della Santa Fabbrica del Vittoriale”.

Il Vittoriale, che venne denominato tale nel 1923, iniziava ad arricchirsi di cimeli con l’ingresso dello SVA 10 del volo su Vienna (1924), con l’acquisizione del MAS 96 (1925), della nave Puglia (1925) e di innumerevoli altri.

Parallelamente, iniziavano i lavori per la realizzazione dell’ala “nuova”, lo Schifamondo (1927), e del Parlaggio (Anfiteatro), al quale Gabriele d’Annunzio teneva particolarmente. Proprio per la realizzazione del Parlaggio, l’architetto Maroni ed il celeberrimo scultore, incisore ed orafo Renato Brozzi si recavano a Pompei al fine di studiare la struttura del teatro antico cui ispirarsi nella realizzazione del manufatto.

I lavori per la realizzazione del Parlaggio iniziarono nel 1931 e furono ultimati, grazie alla Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, solo nel 1953, ossia molti anni dopo il decesso del Vate (1938) che, quindi, non vide mai ultimata la “Conca marmorea sotto le stelle”, come egli stesso amava definirla.

Peraltro, anche a lavori ultimati il Parlaggio era, sino allo scorso anno, una struttura in cemento, sì enorme, scenografica e suggestiva, ma difforme dalla volontà del Vate che, come precisato, desiderava che il rivestimento fosse marmoreo.

Lo scorso anno, grazie all’attività incessante posta in essere dalla attuale presidenza del professore Giordano Bruno Guerri, con il contributo economico congiunto di enti pubblici e privati, è stato possibile inaugurare l’anfiteatro completamente rivestito di marmo, la “Conca marmorea” che, tuttora, ospita eventi culturali, rappresentazioni, concerti ed incontri che rendono ancor più vivo il Vittoriale.

Come accennato, l’imponente lavoro si inserisce in una programmazione finalizzata a rendere la dimora del Vate interamente accessibile al pubblico entro il centenario dalla fondazione, ossia il 2021.

Il progetto è stato rispettato ed il 20 giugno 2021, in uno scenario ricco di carica emotiva e di significati, si è svolta la cerimonia di celebrazione del Centenario dell’ingresso del Vate al Vittoriale, con ospiti illustri, sotto la guida del presidente Guerri, instancabile artefice di una continua opera non solo di restauro, ma anche di valorizzazione della struttura che ospita prestigiosi eventi e che richiama persone di ogni età.

Al Vittoriale, poi, fanno tappa numerosi festival culturali che annoverano personaggi di ogni ambito della cultura.

Volendo, ora, riepilogare brevemente i lavori posti in essere nel corso dell’ultimo decennio, durante la attuale presidenza, è opportuno, innanzitutto, menzionare le molteplici opere che hanno arricchito il monumento, iniziando dal celebre “Cavallo blu” di Mimmo Paladino (che, dal 2010, costituisce, ormai, parte integrante dell’anfiteatro, sul quale svetta fiero e vigile), terminando con l’opera “Aligi” di Emilio Isgò, inaugurata proprio il 20 giugno 2021.

A seguire, sono da menzionare gli allestimenti permanenti, ossia gli spazi espositivi del Museo d’Annunzio Segreto(2010), Museo d’Annunzio Eroe (2011) e le sale Mario Spada.

Nel 2012 il Parco del Vittoriale ha vinto il premio di “Parco più bello d’Italia” e nel 2013 sono stati riaperti al pubblico gli spazi del Laghetto delle Danze (che deve il nome alla confluenza, nelle sue acque, di due rivi, rivo dell’Acqua Pazza e rivo dell’Acqua Savia), il Canile, l’Arengo, il Laghetto del M.A.S. ed il Giardino delle Vittorie.

Il Laghetto delle Danze, nello specifico, è a forma di violino e, in estate, ospita eleganti spettacoli musicali serali, in un contesto molto delicato, riservato e suggestivo.

Dal 2016, poi, il parco viene coltivato con sostanze naturali, biologiche, con produzione di pregiati olio e vino ricavati dall’oliveto e dal vigneto attigui a Villa Mirabella (la dimora di Maria Hardouin di Gallese acquisita nel 1924) e con cura ed attenzione per le innumerevoli specie vegetali presenti.

Anche in questo caso non è mancata la creatività: nell’ambito del progetto di recupero del roseto è stata innestata la “rosa dannunziana”, una varietà di rosa creata in anni di tentativi e selezioni da Beatrice Barni, ibridatrice dello storico vivaio Rose Barni fondato nel 1882.

La rosa dannunziana ha portamento eretto e fogliame largo, verde scuro, con un’altezza di circa un metro, colore rosso intenso e con tonalità che variano dallo scuro al vellutato durante la fioritura.

Imponente, poi, il progetto, realizzato grazie all’intervento della Regione Lombardia, di illuminazione esterna del Vittoriale, che, ora, risplende con luci di ultima generazione e con una scenografia molto suggestiva.

Gli interventi e le opere menzionate non esauriscono l’attività posta in essere, soprattutto negli ultimi anni, tra cui ammodernamenti, pulizia delle pareti e riqualificazione degli intonaci (incluso il portale di ingresso), rifacimento degli impianti di climatizzazione delle aree del personale, della biblioteca e degli archivi, allestimento di mostre temporanee ed altre opere.  

Sul fronte culturale ad ampio spettro, poi, nel 2011 è stato istituto il Premio del Vittoriale, conferito con cadenza annuale ed assegnato ad Ermanno Olmi, Paolo Conte, Umberto Veronesi, Giorgio Albertazzi, Alberto Abrasino, Ida Magli, Riccardo Muti, Piero Angela, Samantha Cristoforetti, Marco Bellocchio e Sergio Castellitto.

Oggi il Vittoriale si presenta come un complesso monumentale “vivo”, multimediale, che coniuga arte, storia e natura, gestito da personale sempre attento e disponibile a raccontare ai visitatori (quasi 300.000 nel 2019) il significato di ogni cimelio e di ogni oggetto esposto.

Mai come da quest’anno il Vittoriale merita, quindi, una visita, preventivando di accostarsi a un’esperienza unica che stupisce il visitatore con scenari sempre nuovi, dove la storia diviene celebrazione, il Bello viene valorizzato in tutte le sue forme e il vigile Gabriele d’Annunzio, dall’alto del Mausoleo, circondato dai Legionari, offre una esperienza unica, nell’ambito di quello che lui stesso definì il suo “vivere inimitabile”.  

Guido Napolitano

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