E adesso?

Ha vinto il SI, nettamente, con una buona partecipazione al voto anche per il traino delle amministrative.

In ogni caso, la maggioranza degli italiani ha dunque confermato la volontà espressa dal Parlamento.

A questo punto dobbiamo, o meglio, il Parlamento e una sua maggioranza … tutta da trovare, dovrebbe dare il via immediatamente all’apertura di un cantiere di lavori che completi la legge confermata dal Referendum sulla diminuzione dei parlamentari.

Non sono mai stato tra quelli (soprattutto che hanno votato come il sottoscritto, NO) che hanno denunciato, in caso di vittoria del SI, una tragedia politica e una picconata irreversibile alla nostra Costituzione.

Credo però che il risultato del Referendum debba essere immediatamente completato e reso armonico con il contenuto della nostra Costituzione, della nostra Legge Elettorale, dei Regolamenti parlamentari.

Insomma, bisogna allineare quanto i sostenitori del SI hanno sognato e ottenuto, con l’intero sistema normativo italiano.

Il non fare nulla potrebbe provocare danni (per carità “soltanto costituzionali”…ma rilevantissimi).

Bisogna quindi mettere le mani su almeno quattro tematiche non così banali per costruire delle convergenze maggioritarie: mi riferisco (i) al ridisegno dei collegi elettorali; (ii) alla nuova Legge Elettorale che tenga conto del minor numero di senatori e deputati; (iii) alla necessaria riduzione dei delegati regionali per non squilibrare le norme costituzionali in materia di elezione del Presidente della Repubblica, del CSM e dei giudici della Corte Costituzionale; (iv) alla riforma dei Regolamenti della Camera e del Senato conseguente alla modifica del numero dei relativi membri.

Tutto ciò senza contare il “macro-problema” di una riforma costituzionale su questo bicameralismo perfetto che ormai non piace più a nessuno, rende assolutamente inefficiente il lavoro parlamentare … ma finora non ha mai trovato una maggioranza che volesse davvero abrogarlo.

Provo a fare un elenco ragionato del da farsi… da domani mattina!

Scrivo queste righe con la preoccupazione che una volta terminato il baratto pre-elettorale tra i partiti, i riflettori su questi problemi saranno spenti e pertanto ci ritroveremo con un sistema che indubbiamente si è allineato ad altri Stati europei come numero dei parlamentari ma che presenta profondi squilibri asimmetrici interni tali da scatenare rilevanti problematiche costituzionali nel nostro futuro a breve termine.

Ma entriamo nel merito del contesto di questo ottobre 2020 post-referendario.

1. La riforma che taglia i 345 parlamentari si applicherà a partire dalle prossime elezioni: non subito! Dunque, nel 2023. A meno che, ovviamente, ci sia una crisi di governo e il Presidente della Repubblica, preso atto dell’impossibilità di formare un nuovo esecutivo, decida per le elezioni anticipate.

2. Una delle prime “cose da fare”, come detto, riguarda il ridisegnare i collegi elettorali in base al ridotto numero dei seggi da assegnare: la competenza è del Governo che dovrà adottare un Decreto Legislativo entro 2 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge oggetto del Referendum.

3. Alla domanda, con quali regole si andrà a votare dopo questa riforma, la risposta non può che essere vaga. La Legge costituzionale sul taglio dei parlamentari non disciplina infatti le norme elettorali che sono oggetto di legge ordinaria. L’unica cosa che si può registrare è che all’esame della Camera esiste un disegno di legge firmato dall’attuale maggioranza di Governo che prevede il ritorno ad un sistema proporzionale con lo sbarramento al 5%. Passato alla storia il week end elettorale, quando i partiti se ne occuperanno di nuovo? Non posso negarvi un mio personale pessimismo proprio leggendo le mutevoli dichiarazioni dei vari leader su questo tema fondamentale per il nostro futuro di elettori.

4. A questo proposito, giova porsi un altro quesito: cosa succederebbe se si tornasse al voto prima che il Parlamento varasse la nuova legge elettorale? Le nostre due Camere nel 2019 hanno varato una legge che prevede un meccanismo di salvaguardia con l’applicazione di un taglio dei 3/8 dei collegi previsti dalla Legge Elettorale in vigore, quella denominata “Rosatellum”: un sistema misto che assegna il 37% dei seggi con il maggioritario e il 61% con il proporzionale. Dunque le elezioni si potrebbero tenere in ogni caso grazie a questa legge di salvaguardia.

5. Un altro dei temi “aperti” che necessitano di una iniziativa legislativa riguarda l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, previste per l’inizio del 2022.

Il prossimo Capo dello Stato, salvo elezioni anticipate, sarà dunque eletto dagli attuali 945 componenti del Parlamento con l’aggiunta dei 58 delegati regionali. Ma se i parlamentari scendessero a 600 e il numero dei delegati regionali rimanesse di 58, sarebbe evidente il disequilibrio sproporzionato. A questo proposito è già stato depositato un progetto di legge alla Camera che prevede il taglio di 1/3 dei delegati regionali proprio per l’elezione del Presidente. Anche questa norma dovrebbe essere portata in votazione al più presto per evitare imbarazzanti squilibri di potere.

6. Diverse sono le opinioni in merito all’efficienza dei lavori delle due Camere dopo la riduzione dei suoi membri. Sicuramente dovrebbero ridursi anche le commissioni parlamentari oppure rimanere nell’attuale numero ma con meno membri che dovranno accollarsi il maggior lavoro esistente. A questo proposito sarà importante condividere una riforma dei regolamenti delle due Camere per non inficiare l’efficienza e la legittimità dei provvedimenti presi.

Vista la complessità delle varie questioni sul tavolo, nel dibattito mediatico e politico su queste tematiche, ho registrato un importante contributo di un esperto in materia di diritto costituzionale e di lavori del Parlamento: l’onorevole Luciano Violante, ex Presidente della Camera.

Violante, sulle colonne de La Repubblica, ha auspicato che il Pd lanci una raccolta di firme su una proposta costituzionale di iniziativa popolare per il bicameralismo differenziato, impegnandosi a sostenerla immediatamente con tutti i suoi gruppi parlamentari. In sintesi la proposta di Violante è la seguente: “Attribuire alla sola Camera il voto di fiducia e il voto finale su tutte le leggi meno quelle costituzionali e i trattati internazionali, che resterebbero bicamerali; attribuire al Senato il controllo del bilancio, la costituzione di Commissioni d’Inchiesta, tutte le funzioni che la Costituzione oggi attribuisce alla Commissione Parlamentare per le questioni regionali; il Senato, inoltre, potrebbe richiamare entro termini brevi le leggi approvate dalla Camera proponendo modifiche, sempre con il voto finale di Montecitorio”.

Sta emergendo un consenso anche su una ipotesi di ritorno ad una legge elettorale sullo schema del famoso “Mattarellum”: un sistema, secondo i suoi fautori, che bilancerebbe in maniera corretta il diritto dei cittadini a votare i propri candidati, magari con il ritorno alle preferenze e la possibilità per le segreterie dei partiti di avere comunque una quota di candidati di competenza.

Il nostro amico Pietro Paganini, sul suo blog PNR, Paganini non ripete, da acceso sostenitore del SI, ha provato a stilare una sua agenda di lavori. Mi sembra utile ripercorrerla insieme.

1)     Il sistema elettorale dovrà garantire che, una volta presentati dai partiti programmi e liste di candidati, i cittadini possano scegliere le indicazioni politico progettuali e i nomi dei candidati per rappresentarle. Questo principio implica l’esclusione delle pluricandidature in più aree territoriali e che, in tutti i casi in cui il sistema non sia quello dei collegi uninominali per ciascuno degli eligendi, le liste non saranno bloccate e ci saranno le preferenze.

2)     Le soglie non sono uno strumento anti rappresentativo e possono sussistere, ma sono del tutto superflue al Senato ove sono ampiamente sostituite dal numero ristretto da eleggere in ogni circoscrizione senatoriale, cosa che porterà ad una soglia comunque più elevata.

3)     Siccome il Presidente della Repubblica, in quanto rappresentante dell’unità della Nazione nelle sue articolazioni, dovrebbe essere eletto da un’assemblea significativamente più ampia dei membri delle Camere il numero dei delegati regionali a tal fine non dovrebbe essere comunque ridotto, semmai aumentato.

4)     La procedura di sfiducia al Governo dovrebbe essere trasformata in una procedura improntata al meccanismo di sfiducia costruttiva, in modo da dare al voto delle Camere una valenza costruttiva.

5)     Sarebbe assai utile introdurre in Costituzione regole per implementare forme: a) di partecipazione del cittadino al fare leggi nel rispetto della centralità del Parlamento; b) per il suo coinvolgimento nelle decisioni da assumere in settori definiti dalle norme; c) di revoca di un eletto da parte del suo collegio.

6)     Al fine di rimediare i tanti guasti provocati dal bicameralismo paritario nei tempi della legislazione e nelle decisioni, rivedere le funzioni attribuite al Senato.

7)     Nel quadro del collegare sempre più le istituzioni alla realtà vivente, dare il diritto di voto ai cittadini che hanno compiuto 16 anni.

8)     Per porre un freno al cambio di casacca nel corso di una legislatura, i Regolamenti delle due Camere dovrebbero sancire che nei rispettivi Gruppi Misti non sono possibili sotto componenti se non all’atto della prima iscrizione successiva all’elezione del Parlamentare.

Ancora un ultimo punto visto che seppure secondario è stato introdotto nel dibattito corrente.

9)     Avviare una discussione serie e quindi argomentata sperimentalmente sui fatti circa gli stipendi e le risorse a disposizione dei parlamentari, che potrebbe essere allargata più in generale ai costi della politica.

Non voglio entrare nel merito delle tesi esposte da Paganini, ma credo che possano essere utili a ciascuno di noi per ragionarci sopra e costruirsi anche opinioni assolutamente diverse e contrarie.

Come dicevo, non sono troppo ottimista sul prossimo stato avanzamento lavori di queste tematiche: temo grandi dibattiti e contrasti mediatici animati ma poca sostanza costruttiva in Parlamento.

Spero di essere ovviamente smentito dai fatti!

In previsione di importanti appuntamenti parlamentari, anche e soprattutto in relazione all’approvazione dei vari fondi europei allocati al nostro Paese, sarebbe auspicabile davvero una coesione fra maggioranza ed opposizione per “risistemare” il nostro assetto costituzionale e legislativo.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl