Per portarsi verso il Kolovrat (che in pratica segna un tratto dell’attuale confine fra Italia e Slovenia) si passa a Cividale del Friuli.

Sarebbe un peccato non fermarsi, perché è una bella e suggestiva cittadina sulle sponde del Natisone, di antichissima origine romana e poi importante centro longobardo.

Poi si imbocca la Valle Iudrio e si sale, si sale in mezzo ai boschi fino ad arrivare al Rifugio Solarie.

E’ proprio vicino all’omonimo passo di confine.

In prossimità del Rifugio risalta il monumento in ricordo del primo caduto della Grande Guerra, Riccardo Giusto.

In breve e ripido cammino in mezzo alla vegetazione si giunge alla famosa quota 1114, il Pod Klabuk.

Sotto si apre il panorama della conca verde percorsa dall’intreccio di trincee.

Questa era la terza linea della difesa italiana, che doveva essere insuperabile.

Questa era una zona ritenuta così importante e strategica che l’imperatore d’Austria-Ungheria aveva promesso una particolare onorificenza all’ufficiale che avesse guidato l’attacco vittorioso con la conquista.

Le trincee sono risistemate, agevolmente percorribili in piena sicurezza: bel lavoro compiuto dagli Sloveni.

Grande vista: ad est nel fondovalle scorre brillante l’Isonzo, nella conca si vede bene Caporetto e, sopra, le due cime del Monte Nero e del Monte Rosso.

Sì, sono proprio loro, cime di oltre 2000 metri conquistate in uno strepitoso assalto dagli Alpini, celebrato con il famoso canto: “Spunta l’alba del 15 giugno / comincia il fuoco, l’artiglieria / il Terzo Alpini è sulla via / Monte Nero a conquistar”.

Il testo in poche parole ci dà l’idea: “colonnello che piangeva / a veder tanto macello / fatti coraggio Alpino bello / che l’onore sarà per Te”… Già … “che l’onore sarà per Te”…

Il Kolovrat è stato, invece, teatro di uno dei capitoli della disfatta di Caporetto.

Le sue pendici hanno costituito, infatti, il più significativo punto di sfondamento delle forze tedesche (che avevano assunto il progetto e il comando delle operazioni, non fidandosi troppo dell’alleato austrungarico).

Scendendo per i prati si arriva alla conca del Passo Zagradan.

Da una parte si può salire in “quattro passi” al Monte Piatto, ma è interessante anche osservare la conca del Passo.

Non possono sfuggire i resti di una costruzione militare che risale, però, ai tempi assai più recenti della Guerra Fredda.

Qui passava il confine supersorvegliato fra mondo occidentale e la Jugoslavia socialista di Tito.

Generazioni di ragazzi hanno fatto la naja tra Udine e Palmanova addestrandosi proprio alla difesa in caso di attacco dall’est.

Da qui passava anche il confine storico tra l’Impero Asburgico e austrungarico da una parte e, dall’altra, i vari Stati d’Italia, dalla Repubblica di Venezia in poi.

Insomma, un groviglio di Storia suggestivo e appassionante, sul quale torneremo.

Sul prato, sotto gli scarponi, si sente una riga di cemento: basamento del muro di questa frontiera così inquietante, superata (ma davvero superata?) a seguito della frantumazione dell’ex Jugoslavia.

A questo punto la mia testa è piena di pensieri e con una breve camminata si rientra al Rifugio Solarie: polenta e selvaggina.

La Signora della gestione precisa che loro sono aperti tutto l’anno: questa è la condizione posta dal Comune proprietario per la locazione del Rifugio.

E’ passato qualche anno e di questi tempi sarà tutta un’altra storia…

Claudio Zucchellini

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Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.

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