Come nel periodo pre elettorale ho evitato di entrare nel dibattito politico, limitando i miei interventi ad alcuni grandi temi trasversali, quali il fenomeno dell’astensionismo così, a urne chiuse, non commento i risultati delle votazioni.

Faccio di tutto cuore i migliori auguri al nuovo governo, chiunque sia il primo ministro e qualunque sia la compagine dell’esecutivo. Se lavoreranno bene, ne trarrà beneficio il Paese. Tifare contro, per motivazioni ideologiche (o di cortile) si traduce in masochismo o meschinità.

Prima cosa difendere la democrazia

Naturalmente mi auguro che il nuovo esecutivo si muoverà nella tradizione dei valori della nostra testata. Ovvero difesa dei diritti umani e civili e attenzione alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Tra i nostri principi ispiratori c’è, naturalmente anche la difesa della democrazia. L’etimo della parola è “potere del popolo”. Per questo ritengo che il risultato delle urne, espressione del Popolo sovrano vada accettato e rispettata pienamente, senza pregiudizi.

Diritto di voto solo ai belli, ricchi e famosi…?

Ho sentito in questi ultimi tempi qualche voce, per fortuna rara, di dissenso nei confronti del suffragio universale. C’è chi vorrebbe discriminare nelle votazioni gli anziani, perché orami improduttivi e poco utili per il futuro del Paese. E chi invece permetterebbe solo a chi possiede un determinato grado di istruzione di recarsi alle urne. Trovo aberrante l’idea di togliere il diritto di voto, ad esempio, a una persona che, magari non ha finito la scuola dell’obbligo, ma ha lavorato onestamente e duramente per tutta una vita. “Selezionare” il corpo elettorale significherebbe passare da una democrazia a una forma di aristocrazia, o, almeno, di oligarchia.

Finalmente la politica riacquista il proprio primato

Paolo Mieli, ieri, in un talk show televisivo, ribadiva proprio che è ora che ritorni a governare chi vince le elezioni, che la politica riacquisti il proprio primato. Mieli ricordava anche come l’Italia è l’unica democrazia europea a fare sistematicamente ricorso a governi tecnici (quindi, in qualche modo, indicati dalle élite). Una soluzione ignorata, almeno negli ultimi decenni, in Gran Bretagna, Germania, Spagna e Francia. Questa abdicazione del potere da parte degli eletti del Popolo, rappresenterebbe una delle cause dell’astensionismo che, come avevo previsto, ha raggiunto purtroppo livelli record.

Tornando ai principi ispiratori de L’Incontro, confido che il nuovo governo abbia una visione olistica. I diritti e i vari tipi di sostenibilità vanno cioè gestiti in armonia, senza sbilanciamenti. Banalizzando, dal punto di vista ambientale potrebbe essere utile chiudere una fabbrica. Contestualmente bisogna però trovare una risposta all’impatto economico, soprattutto in termini di occupazione, che questa scelta comporterebbe.

Il diritto di vivere una vita dignitosa

Infine, personalmente ho sempre collegato la scala dei bisogni ai diritti. Nel senso che per primi vanno soddisfatti quelli di sopravvivenza, così come insegna Abraham Maslow. Oggi il bisogno principale è tornato a essere la sopravvivenza. Come ho più volte scritto, in questo biennio la percentuale di famiglie in povertà assoluta ha raggiunto il record storico del 7,5%, mentre il 25,2% degli italiani è a rischio povertà. Compito primario del nuovo governo, è per me quello di aiutare (oggi, non domani) a pagare le bollette e a fare la spesa. Impresa sempre più difficile se stipendi e pensioni restano stabili e l’inflazione vola. Perché il primo diritto è quello di poter vivere una vita dignitosa.

Milo Goj

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