E’ desolante assistere all’attuale dibattito sull’immigrazione, scaduto a scontro ideologico, Guelfi contro Ghibellini, tutto bianco o tutto nero, quando, viceversa, l’immigrazione è la più grande sfida del nostro tempo.

Stiamo vivendo un momento unico nella storia in termini di crescita demografica.

Cerco di rappresentare “visivamente” questo concetto. Gli studiosi di demografia fanno nascere la storia dell’umanità – intesa come presenza rilevante di essere umani sulla terra – attorno al 78000/75000 a.C., quando il vulcano Toba (a Sumatra), esplodendo, causò un innalzamento della temperatura mondiale che cambiò così repentinamente il clima da sterminare quasi tutti gli esseri umani sul pianeta. Il 1804 (dC), anno dell’incoronazione di Napoleone a imperatore, è anche l’anno in cui, sempre secondo i demografi, per la prima volta la quantità di essere umani contemporaneamente sulla Terra superò il miliardo di individui.

In altre parole, per crescere da zero ha un miliardo di persone ci abbiamo messo 80.000 anni. Anni, detto per inciso, gravidi di eventi: dall’invenzione della ruota a quella del motore a vapore; le piramidi e l’Impero Romano; le grandi religioni; Socrate e Michelangelo; le invasioni mongoliche e la scoperta dell’America…

Due secoli dopo il fatidico 1804 siamo oltre 7 miliardi e mezzo: un incremento del 750%!

Provo a rappresentarlo con un’altra “immagine”. Ricordate la prima volta che avete avuto in mano una moneta da un euro? Era il marzo 2002. Da allora la popolazione mondiale è cresciuta di oltre un miliardo di persone. In altri termini, la crescita degli ultimi 15 anni è equivalsa a quella dei primi 80.000 anni della storia dell’umanità!

E questo non è tutto: siamo solo ai primi passi di questo fenomeno. Secondo i demografi (vedasi, ad esempio, Livi Bacci – Il Pianeta Stretto) la popolazione mondiale continuerà a crescere fino a raggiungere un massimo di 10/12 miliardi nella seconda metà di questo secolo.

Ecco perché la pressione demografica è di gran lunga il principale evento della nostra fase storica.

Ma questo è un bene o un male? Certamente un bene, perché ciascuno di noi – come individuo – ha una maggiore aspettativa di vita, con minori malattie e meno fame: sicuramente una grande conquista. Pensiamo alle malattie: solo cent’anni fa la Prima Guerra Mondiale uccise il più alto numero di persone nella storia bellica della nostra penisola, ma l’epidemia di “febbre spagnola”, che le succedette, causò più morti della guerra stessa. Quanto alla fame, ancora nella Seconda Guerra Mondiale, il paese che ebbe più morti per numero di abitanti fu la Grecia, malgrado non fosse un teatro principale di operazioni. Semplicemente la gente morì letteralmente per fame. Sono trascorse appena tre generazioni e mortalità di massa per fame e malattie sono più solo un incubo del passato.

La seconda buona notizia è che la popolazione mondiale, cresciuta del 17% tra il 2000 e 2018, sta economicamente meglio. Nello stesso periodo, infatti, il PIL mondiale (a prezzi costanti) è aumentato del 63%, con incredibile incremento delle risorse disponibili pro-capite (quasi il 40%!).

Resta, però, il grave problema della forte asimmetria geografica di questa crescita demografica, i cui tassi sono inversamente correlati al benessere dei vari paesi: i più ricchi hanno smesso di crescere mentre i più poveri si sono maggiormente riprodotti (detto per inciso, non vi è nessuna correlazione evidente fra crescita demografica e religione di riferimento).  Nei paesi “ricchi” (uso la quadripartizione proposta dall’agenzia WTO dell’ONU) non si cresce più; i paesi “medio ricchi” (esempio: Cina, ex URSS, Brasile, Africa mediterranea) crescono a un tasso sostenibile. Crescono, con tassi ridotti rispetto al passato ma ancora troppo velocemente, i paesi “medio poveri” (esempio: subcontinente indiano, Indonesia); crescono ancora, in una misura preoccupante per un equilibrio complessivo, i paesi più poveri, che si concentrano particolarmente nell’Africa sub-sahariana.

E’ proprio questo scompenso nel tasso di crescita che sta creando, e creerà per almeno mezzo secolo, una gravissima tensione tra le varie aree del mondo. Tim Marshall, ne “Le 10 mappe che spiegano il mondo”, ha individuato le sette principali linee di faglia tra i mondi più agiati e a minor crescita demografica rispetto a quelli con le caratteristiche inverse. Fra questi sette confini la maggior linea di tensione è quella che, attraverso il Mediterraneo, divide l’Europa dall’Africa, con l’Italia in posizione di confine.

In sintesi: la pressione migratoria, che ha dimensioni mai viste nella storia, è la principale sfida della nostra epoca ed è pertanto un fenomeno troppo importante per poter non essere gestito. Le scelte preconcette su base ideologica non aiutano, serve pragmaticità, pianificazione e lungimiranza.

Per motivi di spazio a disposizione, non riesco a sviluppare le conclusioni; ma con interventi successivi cercherò di approfondire meglio il problema sia in una prospettiva storica sia con un contributo all’analisi di quanto in atto nel mondo.

Roberto Timo

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Roberto Timo

Consulente aziendale (già Bain & Cuneo), banchiere d'affari (già gruppo IMI) ed esperto di fondi pensione (già Callan, Timo e associati), vive in Lussemburgo da molti anni dove prosegue l'attività...