Potrebbe sembrare una provocazione, in realtà, è un grido di speranza. Due premesse sono necessarie per chiarire il razionale del ragionamento: (a) sono un appassionato, praticante da sempre di sport vari. Credo fortemente nel valore educativo e virtuoso delle attività sportive per lo sviluppo di una comunità sana e competitiva; (b) sono un convinto sostenitore della necessità di una valorizzazione moderna e innovativa del nostro patrimonio artistico e culturale, amato e invidiato da tutto il mondo, potenzialmente fonte di valore economico, turistico ed educativo per il nostro territorio e per il Paese intero, purtroppo solo in parte sfruttato.

Detto ciò, mi pongo un quesito: perché continuare ad avvilupparci in un dibattito politico locale, ad alto rischio di delusioni, polemiche, spirali di malessere e protesta intorno a temi come la candidatura olimpica, l’aggiudicazione delle finali ATP di tennis, le richieste di maggiori risorse per la conservazione e valorizzazione dei nostri beni artistici? Tutte sfide forse, mediaticamente, affascinanti ma non centrali rispetto al vero rilancio della nostra Regione. Perché non rimettiamo a posto le priorità possibili e sostenibili, tenendo conto delle scarse risorse finanziarie pubbliche, e ci concentriamo sull’impresa, sulla centralità del suo ruolo nel sistema Piemonte? Sulla circostanza che è proprio l’impresa il vero motore della creazione della catena del valore economico, occupazionale, sociale e strategico. Stiamo parlando di quell’impresa di cui è ricchissimo il nostro territorio, che ha una storia, una vocazione, un Dna industriale. Un’impresa abituata a competere sui mercati internazionali, con asset materiali e immateriali di grande e apprezzata qualità assoluta. Di quell’impresa, ovviamente, che paga regolarmente le tasse e i contributi, investe denaro sullo sviluppo tecnologico, sui macchinari e sul marketing; di quel modello di impresa creata e gestita da imprenditori e manager che, tutti i giorni, fianco a fianco degli operai, realizza in concreto l’innovazione, la ricerca e sviluppo che secondo i dati statistici ufficiali sembra marginale ma, nella realtà, è quotidianamente vissuta nei nostri stabilimenti.

Rimettere al centro di un piano strategico l’impresa vuol dire concentrare le minori risorse pubbliche esistenti in progetti che aiutino le PMI a crescere e svilupparsi semplificando loro l’attività amministrativa e burocratica, liberandole sul serio da tanti lacci e lacciuoli assolutamente inefficienti e costosi.

Gli stranieri che amano Torino, il Piemonte, la sua storia, i suoi territori, la sua gente e vorrebbero insediarsi qui da noi, non ci chiedono più aiuti fiscali o finanziari: hanno capito che non siamo in grado di offrirli. Ci chiedono soltanto semplificazione amministrativa, collaborazione della macchina pubblica, tutor locali che li aiutino a fare impresa in modo efficiente nella nostra Regione, interfacciandosi con la pubblica amministrazione.

Concentriamo allora risorse cerebrali ed economiche (magari proprio quelle “risparmiate” dalla non aggiudicazione di eventi sportivi o culturali) su un serio Accordo di Programma con il governo di Roma per rilanciare il nostro Piemonte. Siamo sempre stati, nelle nostre terre, un laboratorio industriale di innovazione e sviluppo per tutto il Paese. Fin dal 1857, dalla decisione di Cavour, approvata dal Parlamento Subalpino, di affrontare l’investimento strategico della costruzione del tunnel del Frejus nonostante il pesante debito pubblico accumulato, abbiamo dato segnali a tutto il Paese di saper fare il nostro mestiere di industriali visionari, determinati, dotati anche di sensibilità sociale e collettiva.

Ripartiamo da quella grande lezione di politica economica che ci diede Cavour e che cambiò le sorti della nostra Regione e di tutta l’Italia.

“Impresa First” deve diventare la risposta al grido di dolore e protesta delle piazze mobilitate dalle insostituibili Madamin.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl