Percorrendo, in Lituania, la strada europea E77 che da Kaliningrad porta a Riga, giunti a 12 chilometri a nord di Siaulai – quarta città lituana di 150.000 abitanti – si può osservare che, sulla vicina piccola collina di Jurgaiciai alta 45 metri, si estende uno strano agglomerato di croci che ne formano una vera foresta. Si tratta della “Collina delle Croci” (in lituano Kryzin Kalnas) luogo di pellegrinaggio e di preghiera, simbolo di resistenza pacifica contro gli oppressori e di identità nazionale per tutto il popolo lituano, divenuta nel tempo anche meta turistica. L’origine dell’usanza di porre croci sulla collina di Jurgaiciai si perde nella notte dei tempi ed ha connotazioni fiabesche: una antica leggenda racconta che i popoli pagani che abitavano la zona erano soliti piantare a terra fasci incrociati di canne allo scopo di ingraziarsi il favore degli dei per i raccolti e la prosperità delle famiglie e che avevano anche eretto alla sommità della collina un tempietto pagano in pietra , di cui peraltro non si sono ritrovati resti. Una altra leggenda riporta che, in quel luogo, era vissuto, secoli addietro, un uomo la cui giovane figlia, gravemente ammalata, versava in pericolo di vita.

Una notte l’uomo sognò che, se avesse piantato una croce nel suo campo avrebbe ottenuto dagli dei la guarigione della figlia ; al mattino successivo andò a piantare nel campo una croce di legni e dopo due giorni la sua bambina guarì e la croce restò a testimoniare la grazia ricevuta dall’uomo e la sacralità del luogo. Storicamente sono noti, nella regione, i moti che, nel XIX secolo, giovani irredentisti misero in atto contro il dominio russo (la Lituania era divenuta parte dell’Impero russo nel 1795) moti che provocarono un inasprimento della politica interna dello zar contro di loro. Fra le varie misure messe in atto venne proibita la pratica delle onoranze funebri onde evitare assembramenti pericolosi, ma gli abitanti di Siaulai non ottemperarono a queste disposizioni e andarono a piantare , nottetempo, decine di croci funerarie sulle pendici della collina di Jurgaiciai iniziando a formarvi una foresta di croci. Essa andò via via aumentando soprattutto dopo che si era sparsa la voce che, sulla collina, era apparsa la Vergine col Bambino Gesù. Dalla prima metà del 1800 la pratica di porre croci sulla collina, sino ad allora espressione di fede religiosa (grazie ricevute, ricordo di defunti, celebrazioni di nozze e di nascite) cominciò ad assumere anche un significato politico: nel corso della “Rivoluzione cadetta” del 1831 (così denominata poiché messa in atto dai giovani allievi ufficiali dell’Accademia militare di Varsavia contro le imposizioni dello zar Nicola I) i cadetti caduti nella lotta contro i russi vennero ricordati con croci poste in una area loro dedicata sulle pendici della collina (da allora denominata “Collina delle croci”) : in questo stesso luogo, nel 1863, ne vennero piantate altre in memoria dei polacchi e dei lituani caduti nel corso della ribellione attuata in Lettonia e in Polonia contro la circoscrizione obbligatoria imposta dallo zar Alessandro II.

Dall’inizio del XX secolo la collina è divenuta la sede della memoria dei lituani caduti nel corso delle guerre mondiali, dei dissidenti politici, dei giustiziati dalle forze occupanti tedesche (dal 1940 al 1944, durante la II Guerra mondale, la Lituania era stata occupata dalle armate del III Reich) e sovietiche, delle vittime di attentati, dei deportati in Siberia, nonché delle vittime di tragici avvenimenti (una croce di bronzo ricorda i morti nel crollo delle Torri gemelle a New York del 11.9.2001 e una di legno i caduti italiani del 36° stormo della Task Force Air della Nato nelle missioni nel mar Baltico). Sulle pendici della collina si trovano, oggi, oltre 400.000 croci, enormi o minuscole, affastellate le une accanto o sopra le altre, per lo più senza alcun riferimento specifico se non nomi e date. Sono fatte con i materiali i più diversi quali legno (ulivo, abete, ciliegio, canne), metallo (bronzo, argento, ferro, ottone), ceramica, argilla, porcellana, vetro, plastica, plexiglass, pietra, mattoni) nelle più svariate forme, latine, greche, armene, copte, bizantine, russe ortodosse, egizie, celtiche, patriarcali, patenti, papali, monogrammatiche, gigliate, trilobate, a tau, a otto punte, di San Giorgio, di Sant’Andrea, di Lorena, di Gerusalemme, di Malta. La loro altezza varia da pochi centimetri a oltre 10 metri, rientrando fra le croci celebrative più alte del mondo (Croce di metallo sul picco Varful Caraiman a Busteni (Romania) 28 metri; Kaiserkruz di ferro sul Grossglockner a Kienz (Austria) e Cruz Monumental di cemento armato sul Cierro San Cristobal nella Cordigliera delle Ande (Perù) entrambe 20 metri; Croce metallica sui Monti Tatra a Wielki Giewont (Polonia) 17 metri). Fra le croci, nel corso degli anni, vennero posti anche piccoli altari, statue del Cristo, della Madonna, di Angeli e di Santi, corone di rosari, oggetti votivi e anche giocattoli, quadri, fotografie, medaglie e bandiere. Passerelle di legno, scalette a gradini, piccoli sentieri illuminati da lampioni sono stati messi in opera per favorire il pellegrinaggio dei fedeli nell’intrico delle croci. Il loro numero si è moltiplicato rapidamente nel tempo: dalle 130 presenti all’inizio del 1900, erano già oltre 50.000 nel 1990 e superarono le 200.000 nell’anno 2000 e ciò nonostante fossero state più volte distrutte dalle forze sovietiche durante la loro occupazione.

Ricordiamo che una prima volta, nell’aprile 1961, le croci furono bruciate, fuse o frantumate e la collina venne spianata ad opera del K.G.B. (Servizio segreto russo) ma i fedeli lituani ripresero immediatamente a piantare croci sulla collina, situazione che costrinse le Autorità sovietiche – pressate dai popi ortodossi – a ordinarne un nuovo completo abbattimento, cui peraltro seguì una temporanea ricostruzione nel 1975.

Poiché non riusciva a debellare tali eventi, il Governo sovietico fece correre false notizie circa la presenza di una epidemia di tifo nella zona nell’intento di dissuadere i fedeli a frequentarla, ma anche questo stratagemma non sortì l’effetto sperato e le croci a Jurgaiciai continuarono a moltiplicarsi.

Nel 1991 venne costruito, sulle pendici della collina, un modesto eremo francescano ove, saltuariamente, venivano celebrate funzioni commemorative. La fama del luogo come centro di pietà, preghiera e pace (definito dall’arcivescovo di Kaunas, cardinale Vincerntas Sladkevicius, “cuore della Lituania, simbolo di resistenza pacifica contro gli oppressori”) attirò il papa polacco Giovanni Paolo II che, nel corso del suo viaggio pastorale in Lettonia,Lituania ed Estonia del settembre 1993, si recò alla Collina delle Croci, vi sostò i preghiera e richiese, donando una grande croce lignea su basamento di granito, che vi si costruisse un edificio per la cura e la manutenzione delle croci. Per esaudire tale desiderio, le Suore Clarisse fecero costruire, nel 1994, alle pendici occidentali della collina, un piccolo monastero. Nel 2001 le croci di Jurgaiciai sono state inserite nel Patrimonio dei beni immateriali dell’UNESCO come “patrimonio culturale della Lituania” e, nel 2020, sono state rappresentate sulla seconda moneta commemorativa da 2 euro della Lituania .

Possiamo ricordare che, in Europa, esiste anche una altra “Foresta di croci” in Bielorussia vicino a Minsk nella grande foresta di Kourapaty ove risultano esser stati sepolti, in grandi fosse comuni, da 30.000 a 100.000 cittadini polacchi, lituani, russi, lettoni vittime delle”purghe” staliniane del 1937/1941. In loro memoria sono state erette, nel tempo, centinaia croci di ferro e di legno, ma, nel 2015 il Presidente Alexandr Lukashenko ne ordinò il totale abbattimento “per rispetto della legalità” in quanto erette senza preventivi permessi. L’opposizione dell’arcivescovo Tadeus Kondrusiewicz, Primate della Chiesa cattolica bielorussa, ha prodotto la temporanea sospensione dell’ordine distruttivo.

Gustavo Ottolenghi

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