Nel mese di aprile 2025 è ricorso il 105° anniversario della storica Conferenza di Sanremo (nota anche come “Conferenza degli Stretti” e “Seconda Conferenza di pace”) che si era tenuta nel Castello Devachan di quella località ligure tra il 18 e il 24 aprile 1920. La “Prima Conferenza di pace” aveva avuto luogo tra il gennaio 1919 e il gennaio 1920 a Parigi tra i Primi Ministri delegati delle Potenze vincitrici nella Prima Guerra mondiale ( George Clemanceau per la Francia, David Lloyd George per la Gran Bretagna e Vittorio Emanuele Orlando per l’Italia , con esclusione della Russia, del Belgio e della Romania pur cobelligeranti) alla presenza del Presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson e di Osservatori di altre 27 Nazioni.

Lo scopo di questa Conferenza era stato quello di dar inizio alla negoziazione dei vari Trattati di pace tra queste Potenze e le Nazioni (Germania, Austria, Ungheria e loro alleati Bulgaria e Impero turco-ottomano) che erano state sconfitte nella guerra appena conclusa (11 novembre 1918). Questi trattati sarebbero poi stati definiti in quelli successivi di Versailles (28/6/1919) con la Germania, di Saint Germain en Laye (10/9/1919) con l’Austria, del Trianon (4/6/ 1920) con l’Ungheria, di Neuilly sur Seine (27/11/1919) con la Bulgaria, mentre quello con la Turchia – Impero ottomano sarebbe stato definito il 10/8/1920 a Sèvres. A Parigi vennero prese alcune importanti decisioni. Venne obbligata la restituzione da parte dei tedeschi dell’Alsazia Lorena alla Francia, l’evacuazione di tutti i territori francesi e belgi occupati dai tedeschi, la reintegrazione del Belgio, della Serbia e della Romania, la modifica di alcuni confini e venne stabilita l’autodeterminazione dei popoli negli Imperi ottomano e Austro-ungarico.

L’altra importante questione che era stata posta all’OdG ( definizione della internazionalizzazione della navigazione attraverso gli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo tra il Mar Mediterraneo e quelli di Marmara e del Mar Nero) venne demandata a una successiva “Seconda Conferenza di pace”. Essa si svolse in Italia , a Sanremo, e vi presero parte i Delegati del Consiglio di guerra alleato vincitore, nelle persone dei Primi Ministri di Francia (Alexander Millerand) , di Gran Bretagna ( ancora David Lloyd George) e dell’Italia (Francesco Saverio Nitti in qualità di Presidente) assistiti dai rispettivi Ministri degli Esteri Stephen Pinchon (Francia), Arthur Balfour (Gran Bretagna) e Sidney Sonnino (Italia) , alla presenza dei Rappresentanti Osservatori di Belgio, Jugoslavia, Grecia, Giappone e sempre del Presidente degli Stati Uniti ( Thomas Woodrow Wilson).

Questi Delegati confermarono innanzitutto quanto deciso a Parigi e procedettero all’attribuzione dei “Mandati” ( assegnazioni amministrative e legislative di un territorio a una Nazione diversa stabilita dalla Società delle Nazioni ) alla Francia sul Libano e la Siria, e, alla Gran Bretagna, sulla Mesopotamia-Irak, sulla Transgiordania e sulla Palestina. Nessun “Mandato” venne assegnato all’Italia, alla quale fu concesso soltanto lo sfruttamento di alcuni territori turchi a Konya e Antalya e il riconoscimento formale del possesso delle isole del Dodecaneso e di Rodi conquistate nel corso della guerra italo turca del 1912.

Venne accolta la “Dichiarazione Balfour” del 1919 del Ministro degli Esteri britannico che impegnava la Gran Bretagna alla creazione di un “focolaio ebraico” nella Palestina mandataria ( prodroma alla istituzione dello Stato di Israele nel 1948) . Si provvide alla redazione finale delle clausole del Trattato di Sèvres e venne stabilito il diritto al libero passaggio delle navi civili e militari di ogni Stato negli Stretti tra il Mediterraneo e i Mari interni.

La città italiana era stata scelta come sede della Seconda Conferenza di pace su indicazione del Primo Ministro Nitti, per la sua notorietà internazionale essenzialmente dovuta al suo clima e alle attrazioni turistiche (casinò) che offriva . Nella città venne individuato, come sede adatta per le riunioni dei Delegati , il Castello Devachan, imponente costruzione a due piani (più un soppalco) situata in splendida posizione affacciata sul mare a ridosso della collina del Berigo , nella parte occidentale della città, realizzata nel 1909 dall’architetto Pietro Agosti su suo stesso progetto del 1905.

Immerso in un rigoglioso parco allestito dal celebre botanico inglese Lodovico Winter, nel quale si trovavano anche statue di divinità orientali e quattro leoni in pietra, con al centro una piscina (in seguito tutti scomparsi). Al parco si accedeva tramite un eccezionale cancello in ferro battuto e stile fiorentino, appartenuto in precedenza a Gabriele d’Annunzio che l’aveva commissionato e posto nella sua villa “La Capponcina” a Firenze.

Quando il poeta fu costretto a mettere all’asta tutta la villa, il cancello venne acquistato da un antiquario fiorentino per conto del nobile inglese conte di Mexbourough per la sua residenza di Sanremo. Questo prezioso cancello non fa più parte oggi del complesso del Castello , ma si trova all’ingresso di un’altra villa sanremese (la “Neruda”) ove era giunta a seguito delle vicende cittadine occorse alla fine della Seconda guerra mondiale. Superato l’attuale cancello, un vialetto conduce all’ingresso principale semicircolare del Castello, costituito da un porticato sostenuto da sei alte colonne monolitiche in diaspro che immetteva nell’androne circondato superiormente da una balaustra.

Da questo, tramite una porta bronzea, si giungeva nell’ampio salone centrale che presenta pareti di marmo di Carrara ed è impreziosito da fastosi arredi in stile orientale o liberty e da affreschi di Gian Battista Carlo e di Giuseppe Bova. Al centro campeggiava un lungo tavolo ligneo finemente istoriato, con piano in marmo policromo e erano presenti altri mobili e sedie in stile Luigi XIV. Sempre a piano terra si trovavano altre sale adibite a ricca biblioteca, a sala giochi con biliardo

e a conversazione ( in particolare molto sfruttate dai Delegati alla Conferenza del 1920) arredate anch’esse con mobili stile Luigi XIV. Al piano superiore del Castello si trovavano alcune stanze destinate agli eventuali ospiti che però, dato il loro elevato numero, in occasione della Conferenza vennero alloggiati nel vicino Hotel de Nice.

Assai interessanti – anche dal punto di vista storico – sono le vicende delle quali il Castello Devachan fu coprotagonista. Acquistato nel 1911 dal nobile inglese sir John Horace Saville, 5° Conte di Mexbourough, fu da lui chiamato inizialmente “Villa Sylvia” in onore della sua seconda moglie Sylvia Cecilia Maria di Ser Antoni vedova Clerk sposata nel 1906 ( la sua prima moglie Rachel Katherine Walpole era deceduta nel 1854). Alla morte anche di questa seconda moglie (1915) il Conte sposò in terze nozze un’altra vedova, Anna Richter vedova Belcher e mutò il nome della “Villa” in “Castello Devachan”. Questo insolito nome venne dato dal Conte al “Castello” al momento del suo rientro in Europa dopo un lungo periodo di servizio militare prestato in Estremo Oriente, durante il quale era rimasto affascinato dalle locali dottrine teosofiche buddiste.

“Devachan” deriverebbe infatti dalle due sillabe della locuzione buddista tibetana “bode wa chan” che significa lo stato di beatitudine che l’uomo raggiunge dopo la morte in attesa di essere ammesso definitivamente”al Nirvana ( realtà ultima). Altre ipotesi interpretano “Devachan” come il detto sanscrito induista “deva” (paradiso) e “can”(porta) cioè porta che immette al 2°Paradiso l’anima dell’uomo dopo la sua morte . Entrambe le locuzioni stanno comunque a indicare un luogo di serenità come avrebbe dovuto essere il Castello sanremese per i suoi abitanti. Nel giugno 1916 anche il Conte morì e due anni dopo il Castello venne acquistato dal comandante Edoardo Marcegaglia che , nell’aprile 1920, ne concesse l’uso al Governo italiano per ospitarvi i lavori della Conferenza degli Stretti.

Dal 1923 al 1926 (anno della sua morte) il Castello ospitò il 36° e ultimo Sultano dell’Impero ottomano Mehmed VI, inviato dagli inglesi a Sanremo esule dalla Turchia in base agli accordi di Sèvres. Nel 1928 il Castello fu acquistato da un ricco piemontese, Roberto Cibrario, e , successivamente, nel 1934, dal colonnello inglese Spencer Stenfield sposato con una famosa cantante lirica russa che in breve fece del Castello il centro culturale della locale comunità ortodossa. Negli anni successivi il Castello passò di mano varie volte, ciascuna per brevi periodi, sino a che, nel corso della Seconda guerra mondiale, venne occupato (1943) dalle forze armate tedesche che avevano invaso l’Italia settentrionale dopo l’8 settembre.

Il Castello fu scelto come sede del Comando delle SS germaniche della zona di Sanremo che, agli ordini dell’Hauptsturmfuehrer ( capitano) Anton Dosfer e con l’appoggio di truppe italiane della R.S.I. (Brigate nere), si resero colpevoli di una tragica vicenda che vide come sfondo il Castello Devachan. Nel gennaio 1945 le truppe nazifasciste di stanza a Sanremo catturarono, nella zona della Provincia di Imperia, in successive occasioni, 17 partigiani che vi operavano clandestinamente e li rinchiusero a Sanremo nelle cantine del Castello.

Quivi furono torturati e quindi fucilati in due riprese nel suo giardino ove i cadaveri furono lasciati all’aperto per due giorni e quindi portati, con un mezzo della Nettezza urbana, al Cimitero cittadino e inumati in una fossa comune. Al termine della guerra (8 maggio 1945) il Castello fu acquistato da privati che lo trasformarono completamente dapprima in una struttura alberghiera ( Hotel Castello Devachan) e quindi, lottizzato, in un residence condominiale di lusso (anni 1960 ). Del Castello è rimasta intatta la facciata in stile liberty mentre l’interno ( con il salone centrale sede della Conferenza degli Stretti ) è stato completamente modificato. Attualmente tutto il complesso “Devachan”, di proprietà privata, non è più visitabile e non esiste neppure una targa che ne indichi l’importanza per quanto avvenutovi nel secolo scorso.

Il 26 aprile 2020, anniversario della Liberazione, il Sindaco di Sanremo ha accolto in visita ufficiale l’Ambasciatore di Israele Dvor Eydal e, davanti al Castello, gli ha consegnato una riproduzione della pergamena che riporta il testo degli accordi firmati nello storico evento del 1920.

Gustavo Ottolenghi

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