Durante il primo lockdown chi usciva di casa veniva sistematicamente controllato dai vicini e subito denunciato o additato come gli ebrei o i resistenti durante l’occupazione tedesca in Francia. Quelle persone così coscienziose però non hanno mai guardato oltre la punta del loro naso. 

In quei casi, mi venivano in mente i bambini. Quelli che erano maltrattati, violentati, abusati nell’impunità regalata dalle mura di casa. Mi venivano in mente i bambini: la pelle d’oca e un grande senso di impotenza.Se le persone erano in strada sicuramente un buon motivo lo avevano al di là delle giustificazioni di legge. Forse scappavano da una realtà difficile e l’uscita era per loro una salvezza, forse scappavano da pulsioni non altrimenti trattenibili e l’uscita era per loro un diversivo. Bisognerebbe sempre andare oltre alle apparenze. Ma i bambini… Loro non potevano scappare ed erano letteralmente intrappolati. Come avrebbero potuto venirne fuori? E quanti di loro non ne sono venuti fuori? Se ne è sentito troppo poco parlare.

Oggi siamo al secondo lockdown: le scuole sono chiuse, i bambini sono di nuovo in casa. Ma adesso non lo possiamo ignorare. La dad, che lo vogliamo o no, ci permette di entrare nelle case dei bambini e di vedere quelle realtà che abbiamo preferito ignorare. La dad non è solo divertente quando la nonna suggerisce la risposta o quando il bambino riesce a ingannare la maestra leggendo il testo anziché recitarlo. E non è solo fastidioso quando la maestra ha la voce metallica o quando c’è rimbombo se il compagno non spegne il microfono.

La dad è terrificante. Si vedono bambini piccoli – della scuola materna, intendo – prendere schiaffi davanti alla telecamera, si vedono le facce di bambini che si sentono chiamare stupido dagli adulti che, invece, avrebbero dovuto aiutarli. Poi ci sono genitori che fanno salti mortali inimmaginabili nelle nostre realtà comode. In piena zona rossa, ci sono mamme che fanno avanti-indietro dalla cartoleria del paese, due volte al giorno, per far stampare il materiale necessario per la lezione dei figli e poi quello dei compiti. 

Ogni giorno, la lista delle drammaticità si allunga. Ma possiamo immaginare il resto: case dove è impossibile lavorare  (anche se la scuola mette a disposizione un pc in comodato gratuito) perché non c’è la connessione; case dove di pc non ce ne sono e i bambini spariscono letteralmente; case dove la mensa non c’è e un pasto completo ed equilibrato al giorno non può essere garantito… E di sicuro ben peggio.

Senza voler negare la gravità della situazione né mancare di rispetto a chiunque si sia prodigato per contrastare la pandemia o ancora a coloro che hanno sofferto la malattia in modo diretto, non è più possibile far finta di niente. Non possiamo lasciare soli i bambini che non hanno una casa che li protegge. Dobbiamo trovare un modo. Non so quale, ma lo dobbiamo trovare. Per dare loro la possibilità di scappare.

Line Gaston

Line Gaston

Avvocata

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