Qualche anno fa ho studiato e poi raccontato in un saggio pubblicato sulla rivista Storia Militare il conflitto russo-finlandese durante la Seconda Guerra mondiale. Ecco il secondo articolo di una serie dedicata all’argomento. (La puntata precedente: La resistenza della Finlandia: un esempio per l’Ucraina di Zelensky)

Il Maresciallo Carl Gustav Emil Mannerheim: l’eroe nazionale finlandese

In tutte le città e in tutti i paesi della Finlandia, come detto, c’è una statua o una lapide che ricordano le gesta del Maresciallo. L’uomo che, russo per ius soli, combatté prima per l’indipendenza del Paese e poi, con una raffinata e spregiudicata politica internazionale, contribuì a salvaguardarla nonostante dei “vicini” grandi e turbolenti. Fu un uomo osannato e criticato: cinico e lucido nell’individuare con chiarezza le priorità del suo Paese tenendo conto, nel contempo, delle sue debolezze. Fu sempre molto sobrio e riservato nella vita privata e riuscì ad evitare campagne mediatiche sulle sue scelte e attitudini individuali e sentimentali.

Non fu velleitario ma semmai, e questa è forse la critica maggiore che si può ascoltare sulle sue scelte, eccessivamente opportunista. Un grande tattico sul piano militare. Assolutamente ingegnoso nel ’39 quando, per tre mesi, riuscì nel miracolo di arginare l’attacco russo. Una figura mitica dunque con qualche chiaroscuro che cercheremo di evidenziare e comprendere.

Una vita al servizio della Finlandia

Mannerheim era nato a Askiainen il 4 giugno 1867 da una nobile famiglia di lingua svedese. La sua vita fu quella delle armi. A 14 anni entrò come cadetto nell’accademia militare di Helsinki e proseguì poi nella cavalleria dello Zar. Partecipò alla guerra russo-giapponese del 1904-05, diventando colonnello per la sua condotta coraggiosa sul campo. Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come generale di cavalleria nella brigata di Varsavia, sul fronte polacco.

Mannerheim

Nel 1915 divenne comandante della 12° divisione di cavalleria sul fronte del Dnestr. Mantenne il posto fino allo scoppio della Rivoluzione in Russia, quando il comando supremo lo congedò. Abbiamo già parlato del suo ruolo essenziale, come comandante, nella vittoria dei Bianchi durante la Guerra Civile. Al termine di tale guerra ricevette l’incarico di riorganizzare l’esercito. Si dimise da tale ruolo per protesta di fronte all’ingerenza tedesca nella politica militare finlandese.

Da Maresciallo a Presidente della Repubblica finlandese

Per alcuni anni uscì di scena e si ritagliò il ruolo di Presidente della Croce Rossa finlandese e di capo dei Corpi di Difesa (una organizzazione para-militare per supportare l’esercito come forza di difesa territoriale). Non si occupò mai di politica direttamente. Nel maggio del 1933 fu nominato Maresciallo e divenne il consigliere più importante del Presidente della Repubblica finlandese Ryti. Il loro “ticket”, in tutte e tre le delicatissime fasi della guerra con i russi, rivestì un ruolo decisivo per la salvaguardia dell’indipendenza finlandese.

Il 4 agosto 1944, dopo le dimissioni di Ryti fu eletto Presidente della Repubblica. Concluse l’armistizio con la Russia e si impegnò nella cacciata dell’esercito tedesco dal suolo finlandese durante la cosiddetta Guerra Lappone. Indisse nuove elezioni nel 1945 quando la situazione incominciava a stabilizzarsi anche a livello internazionale.

Nel 1946 Mannerheim si dimise dalla carica di Presidente della Repubblica a favore di Paasikivi, sostenitore dell’indipendenza della Finlandia ma, nello stesso tempo tessitore di nuove relazioni con Mosca. Il successo di questa strategia fu confermato negli anni seguenti quando, nel 1948, la Finlandia firmò con l’Unione Sovietica un trattato di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca. Mannerheim si ritirò a vita privata e morì nel 1951 a Losanna in una clinica dove passò gli ultimi mesi gravemente malato.

La Guerra d’Inverno: l’invasione russa del 1939

Il periodo di pace tra le due guerre si interruppe improvvisamente nel fatidico 1939. Il patto di reciproca non aggressione firmato il 23 agosto tra Russia e Germania, sconvolse le diplomazie europee e mondiali. Fu l’inizio, come sappiamo, di una escalation, apparentemente pacifica, all’insegna di un accordo tra i due nemici storici di sempre che in realtà modificò, almeno temporaneamente, le strategie delle cancellerie europee, spiazzando politicamente e militarmente tutte le nazioni. La Finlandia fu una delle prime a pagarne il dazio. Contestualmente all’invasione tedesca della Polonia, la data ufficiale dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Russia di Stalin, ecco il “vero” oggetto del patto dell’agosto, iniziò una politica militare aggressiva nei confronti di tutti i suoi confinanti piccoli ma pericolosi. E qui inizia la tragica similitudine con l’attuale tragedia dell’Ucraina

La similitudine con l’invasione dell’Ucraina

In quell’autunno del 1939, prima i Paesi Baltici poi subito dopo la Finlandia, entrarono nel mirino del gigante comunista. La Russia ormai consapevole della sua forza militare, sicura sul fronte interno dell’assenza di oppositori (processi, purghe, gulag e trasferimenti coatti di intere popolazioni dai loro luoghi natii, avevano “pacificato”) era pronto a riappropriarsi dei “suoi” storici territori. E a conquistarne di nuovi per garantirsi la sicurezza esterna, le ricchezze locali. E ad allargare il numero dei paesi comunisti in Europa, più o meno soddisfatti di tale scelta, per esportare definitivamente la rivoluzione e il messaggio marxista-leninista.

Condivisa con i tedeschi la reciproca “neutralità” sulle reciproche conquiste, tutte assolutamente contrarie a qualsiasi ordinamento internazionale e non giustificabili da nessuna politica contro le aggressioni di terzi, la Russia, fino al drammatico e improvviso cambiamento di scenario del giugno 1941 (sul punto regnano ancora dubbi tra gli storici), pianificò una vera e propria aggressione sia dei Paesi Baltici sia della Finlandia.

L’invasione pianificata della Finlandia avallata dal patto Molotov-Von Ribbentrop

Da molti anni Stalin vedeva negativamente lo sviluppo di una Finlandia occidentale neutralista, anti-comunista, sempre più lontana dal Dna russo. Fin dal 1938 iniziarono così frequenti riunioni tra i due ministri degli esteri su temi legati ai confini esistenti, ad eventuali collaborazioni militari contro il nascente e inquietante nazionalsocialismo tedesco, all’uso del territorio finlandese come base di lancio comune per una aggressione “difensiva” alla Germania. Il patto Molotov-Von Ribbentrop dell’agosto ‘39 cambiò drasticamente lo scenario ma non le ambizioni espansionistiche russe. Anzi, come abbiamo visto, Hitler e Stalin si accordarono sul chiudere entrambi gli occhi di fronte a reciproche aggressioni di Paesi vicini. Per Helsinki il patto russo-tedesco costituì un autentico tradimento: una giustificazione questa che Mannerheim utilizzò abilmente più avanti, nel ‘44, per uscire dalla guerra e dall’alleanza con il Fuhrer, firmando una pace separata con i russi. (Seconda puntata – Continua)

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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