Ora anche se la Storia è ritornata ad essere una materia dell’esame di maturità, la questione non deve essere considerata risolta.

Se l’attuale ministro dell’Istruzione ha finalmente deciso di revocare e mandare in soffitta una vergognosa circolare del suo predecessore, ciò non significa che l’argomento possa essere archiviato.

Infatti, dopo un anno di polemiche, manifesti e appelli contrari alla circolare ministeriale (La Storia è un Bene Comune e non può essere cancellata!), veementi proteste provenienti dagli ambienti più disparati della nostra comunità nazionale, si è, finalmente, ricomposto un quadro di “normalità” e di giusto e corretto posizionamento della Storia nel perimetro delle materie fondamentali nella formazione dei nostri giovani.

A mio avviso, però, bisogna fare alcuni ulteriori passaggi, tecnici e culturali.

Provo a sintetizzarveli, proprio a Voi, lettori de L’Incontro, perché questa rivista è stata ideata, diretta e gestita da uno dei grandi protagonisti della nostra Storia patria del ‘900, l’avv. Bruno Segre, un autorevolissimo narratore di quel tragico e complesso periodo della nostra Storia più recente.

Un grande testimone che continua a raccontarla, quella Storia, in molte scuole italiane, proprio a quei ragazzi che non l’hanno mai sentita insegnare in classe, per le ragioni più varie e bizzarre: “Non era previsto il ‘900 nel programma”; “Non siamo riusciti ad arrivarci al ‘900”; “Le lezioni di storia si sono esaurite con il racconto della I Guerra Mondiale”, omettendo, aggiungo, di parlare e approfondire il “dopo”.

Ebbene, proprio quella Storia del secolo scorso è, a mio avviso, fondamentale da conoscere per cercare di districarsi nel confuso presente che stiamo vivendo.

Dobbiamo quindi confrontarci subito per riproporre ai responsabili del MIUR un’autentica riforma sia del metodo di insegnamento della Storia nelle nostre scuole inferiore e superiori, sia del contenuto del suo programma di studi.

Una revisione basata su tre titoli:

1)   Un diverso modo di insegnarla, più divulgativo e trasversale con altre materie: meno nozionistico e noioso.

2)   Una delimitazione del programma di insegnamento chiara, precisa e mirata ad evitare inutili e farraginose duplicazioni per i poveri studenti. In altre parole, bisogna evitare che i ragazzi delle elementari, delle medie e del liceo riprendano ogni volta, all’inizio del nuovo ciclo scolastico, il programma di storia dell’umanità da zero, non facendo conseguentemente “a tempo” di studiarla tutta, fino al “secolo breve”, al 1900. L’amico-storico Gianni Oliva ha proposto recentemente sulle colonne de La Stampa di Torino di iniziare il programma di storia dalla Rivoluzione Francese in modo tale da avere del tempo per approfondire e conoscere la Storia più recente, quella più ricca di agganci con l’attualità che stiamo vivendo. Quella di Oliva è forse una provocazione ma sicuramente il tema va approfondito e risolto in modo tale da scongiurare il pericolo che i nostri giovani conoscano molto bene la storia dei Longobardi, ma non abbiano mai sentito nulla del tragico e recente ‘900.

3)   Un insegnamento, per quanto possibile, che avvenga anche fuori dalle aule e permetta ai ragazzi di visitare i siti dove si sono svolti i fatti, comprendendone meglio particolari e dettagli che, spesso, la visione diretta dei luoghi favorisce.

Qui, l’esperienza formativa anglosassone ci dovrebbe insegnare parecchie cose.

Concludo questa nota a commento della buona notizia circa la nuova circolare del MIUR che ridarà lustro all’insegnamento della Storia nei licei, da un lato, ringraziando il ministro Fioramonti e, dall’altro, auspicando che questa nuova circolare apra davvero un dibattito sul metodo pedagogico da seguire per insegnare questa materia e per definire dei programmi scolastici mirati ad evitare inutili duplicazioni, obsoleti approfondimenti delle ere preistoriche, eccessi di nozionismo su storie ormai antiche e prive di concreta attualità.

Insomma, per cercare di dare dei punti cardinali di riferimento ai nostri ragazzi nel buio di questa nostra confusa contemporaneità.

L’editore Laterza sta organizzando in tutta Italia degli incontri aventi come obiettivo proprio l’apertura di un confronto su un nuovo metodo per insegnare la Storia ai ragazzi facendoli appassionare a questa materia che, non dimentichiamolo mai, insieme alla geografia, ci fa capire meglio il mondo in cui viviamo e il futuro verso il quale ci stiamo dirigendo.

Riccardo Rossotto

*Foto di copertina: Akos Nagy/Shutterstock

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl