La nostra collaboratrice Cinzia Gaeta qualche giorno fa è intervenuta sul fenomeno del body shaming collegando tra loro due recenti episodi che hanno riguardato una studentessa di un liceo di Cosenza e l’attrice Vanessa Incontrada ultime vittime di censura, reprimende e vili insulti da parte dei leoni da tastiera ma anche di presidi, professori e giornalisti. Su questi argomenti riceviamo e volentieri pubblichiamo questo nuovo contributo di una lettrice del nostro giornale.

Ho un dubbio, da molto tempo

Ho un dubbio, sono decenni che il tema dell’abbigliamento degli studenti provoca reazioni contrastanti. Di chi da un lato considera doveroso insegnare ai giovani il senso del decoro innanzi all’istituzione scolastica e chi, dall’altra, considera sovrano il diritto di esprimere liberamente e in qualsiasi ambito la propria personalità, i propri gusti, il proprio senso estetico.

Se n’è parlato in ogni contesto, salotto e pagina di giornale. Credo sia solo un tema di prospettive e di sentire personale, senza possibilità di essere ricondotto ad una soluzione che possa universalmente essere riconosciuta “giusta”. Io i jeans strappati a scuola li ho indossati, mia figlia (che in casa ha respirato), trent’anni dopo, no.

Per liberarci degli stereotipi serve un cambio di paradigma

Il tema di per sé non mi ha mai appassionata troppo, mi chiedo però, e qui sta il dubbio, perché deve trovare diverse declinazioni a seconda del genere della “vittima” della censura? Lo spazio mediatico, il dibattito pubblico, l’indignata reprimenda riservati a un pezzo di scotch su un paio di jeans di una ragazza, così come ad un commento sul ciuffo di capelli di una giornalista, non concorrono ad alimentare, anziché indebolire, stereotipi da cui vorremmo tanto liberarci?

Le trecce sotto l’elmetto e il look dimesso

Le trecce sotto l’elmetto di Oriana Fallaci sono state oggetto per decenni di squallidi commenti misogini di giornalisti, politici (di ogni schieramento) e vignettisti. Non ricordo di aver letto alcuna sua reazione al proposito.

Giovanna Botteri, il cui look è stato oggetto per mesi di dibattito sui social, in collegamento da Pechino con Mara Venier, dopo la solita brillante cronaca sulla situazione in Cina, ha sbottonato la giacca e mostrato una maglietta con l’immagine riprodotta della conduttrice: “Dicono che metto sempre la stessa maglietta e invece no, hai visto?”.

Body shaming frutto di una cultura maschilista

Nella sua prefazione del 1961 a “Il sesso inutile”, Oriana Fallaci scriveva: “Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne o sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico […]”.

La difficoltà di farsi strada tenendo insieme le diversità

Nella prefazione dell’edizione del 2008 dello stesso libro, Giovanna Botteri scriveva della collega: “Per le donne, e le giornaliste degli ultimi trenta, quarant’anni, è stato impossibile non fare i conti con Oriana Fallaci. Guardavamo le sue foto sui fronti di guerra, mentre scappava dalle fucilate sul ponte Kien Hoa, o in mezzo ai soldati, sempre in Vietnam, con le trecce e la camicia dalle maniche rimboccate. Sognavamo di essere come lei, l’elmetto dell’inviata di guerra in testa, per conquistare un territorio professionale che fino a quel momento era stato prerogativa dei maschi, per dimostrare che potevamo essere brave e coraggiose anche se non avevamo fatto il soldato e la guerra non ci piaceva.

E quell’eye-liner nero e deciso ci ricordava il fascino un po’ trasgressivo di Juliette Gréco, era il segno di una femminilità orgogliosa, dell’ambizione inconfessata che le nostre madri ci avevano trasmesso. Riuscire ad avere una famiglia e una carriera contemporaneamente, senza dover scegliere l’una o l’altra”.

Sulla sua lapide Orianna Fallaci ha voluto che venisse scritto: SCRITTORE.

Denise Fornero

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *