Laura Orestano, ad di SocialFare e Lorenzo Benussi che con Luciano Sciascia fa parte della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo sono le tre voci che hanno animato il terzo webinar organizzato dal’Incontro per discutere su città, giovani e periferie.

“Città, giovani e periferie. Quando è stato scelto questo titolo, per il terzo webinar della nostra serie, la prima riflessione che mi è venuta in mente è che oggi la distanza dal centro sia proprio riassumibile nei termini che abbiamo usato. Intendo che giovani e periferie sono lontani anagraficamente e geograficamente dai punti di decisione e spesso anche dai pensieri dei decisori” così il direttore dell’Incontro Alessandro Cappai, introducendo il webinar.

“Se dovessi dare un titolo a questo editoriale vorrei che si chiamasse: orbite. Perché quello che stiamo raccontando spesso e sentiamo raccontare spesso dai media è sempre un ritratto di Italia e nel più piccolo di città, spaccata, frazionata, con le sue isole. Partendo da questa posizione, non credo che si possa arrivare a una completa ricucitura, anzi. Forzare gli avvicinamenti spesso non porta a grandi risultati. Meglio, invece, conoscere le distanze, le specificità. E poi lavorare per fare sintesi, iniziare a considerare quelle realtà e provare a farle muovere secondo un disegno.

Noi, da osservatori, questo chiediamo a coloro che stanno progettando il futuro delle nostre città: un disegno, un progetto che segni il futuro di Torino e, prossimamente, di Milano, alla luce anche (o proprio) delle distanze.

L’altra caratteristica che hanno le orbite è che oltre a tenere in considerazione le distanze, anagrafiche o cittadine, non sono situazione statiche. Anzi. Sono un progetto in movimento. Queste saranno le altre domande che porremo ai prossimi amministratori e partiremo dal lavoro, dagli esempi e dalle esperienze come quelle dei nostri relatori.

Ci sono tante energie positive che sono già in moto tra centro e periferia, tra la next generation e quella che l’ha preceduta. Siamo a disposizione per darne voce, ma non solo. Sarà un obiettivo del nostro Incontro, fare da megafono, certamente, ma quando possibile anche da volano”

Laura Orestano oltre a essere ad di SocialFare – Center for Social Innovation Italy e presidente del primo seed fund in Italia, SocialFare Seed è esperta della Commissione Europea per l’Innovazione sociale, Fellow della Royal Society of Arts, nel 2016 è stata premiata con il premio WEF “Iconic Trail Blazer Woman of the Decennio” ed è stata recentemente nominata ActionAid Partner e presidente dell’Advisory Board del Cottino Social impact Campus.

Orestano ha spiegato alla community dell’Incontro che cos’è SocialFare e si è soffermata sul progetto Aper-TO e in particolare sull’iniziativa altamente innovativa TO-night che ha l’obiettivo di indagare il sentiment e la percezione della sicurezza da parte dei cittadini nelle zone del Lungo Dora (Vanchiglia e Aurora, in particolare). SocialFare sta portando avanti anche il progetto GrandUP insieme a CRC-Cassa di Risparmio di Cuneo nel territorio della Granda coinvolgendo le scuole

“SocialFare è il primo centro di innovazione sociale nato proprio a Torino perché è città fertile e tradizionalmente attenta ai campi dell’economia sociale. Si tratta di un ecosistema creato insieme ai soci che hanno creduto in questo. Acceleriamo i processi insieme a stakeholder pubblici e privati e sono fiera di poter dire che il nostro team ha una grande energia giovanile e una media di età di 33 anni” spiega Orestano.

“Periferia non è solo ciò che è distante, ma anche poco conosciuto, nascosto, non prossimo. Esiste anche una periferia della conoscenza. Anche il Pnrr pone l’accento sull’inclusione. Innovazione sociale deve essere portata al centro, dove probabilmente non vi è mai stata”. Per Orestano è anche questione di modi, metodologie, prassi.

“Pochi sanno che Torino è molto avanti nei patti di collaborazione. Noi per esempio siamo coinvolti per collaborare con attori pubblici e privati, per prendere in carico la riqualificazione di alcuni spazi dismessi… Facciamo azione non di ricucitura, ma di rammendo”.
TO-night ha concentrato la sua progettualità sulla percezione di sicurezza dei cittadini nelle ore serali e preserali di alcune aree urbane. Attraverso l’analisi territoriale si è riusciti a individuare quali sono le sfide, i servizi e i comportamenti da attuare: “C’è stato un bando che si è appena chiuso per aumentare l’innovazione, e “rammendare” lavorando sulla percezione dei servizi”. Secondo Oristano la periferia non è piatta, ma molto ricca. Perché è luogo di conoscenza, alterità e diversità.
“Qual è la città che vogliamo? Quella che non mi faccio progettare da altri. Immagino una città aperta con giovani leader responsabili e attivatori e le periferie sono luogo di community building. Bisogna avere coraggio e più cultura del rischio, sapere osare e non chiedere sempre il permesso”.

Lorenzo Benussi, è Chief Innovation Officer della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo dove sviluppa progetti e politiche per promuovere l’innovazione nell’educazione. È anche fellow del Nexa Center for Internet and Society presso il Politecnico di Torino, condirettore della Civic Tech School ed esperto valutatore per la Commissione Europea.

Prima di entrare a far parte della Fondazione per la Scuola, Benussi è stato advisor per le politiche digitali presso il Consorzio Top-IX e membro del consiglio per l’innovazione del Gruppo Iren. È stato anche consigliere del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca italiano e ha preso parte a diverse task force ministeriali. Benussi è stato assegnista di ricerca presso l’Università di Torino e l’Università di Manchester dove ha insegnato e svolto ricerche in economia e gestione dell’innovazione.

In questo spazio Lorenzo Benussi ha parlato soprattutto di scuola, tema centrale per l’integrazione delle periferie delle città, per la riduzione della forbice sociale e le cui problematiche la pandemia ha contribuito drammaticamente a svelare.

Benussi ha spiegato che cos’è il progetto Riconnessioni attivo nei territori di Torino e Cuneo con l’obiettivo di portare l’innovazione nelle scuole, sviluppare nuove competenze nei docenti e promuovere infrastrutture digitali che garantiscano l’accesso alla conoscenza per tutti gli studenti.

Riconnessioni è una delle più grandi e integrate azioni di scuola. Basti pensare che coinvolge più  di 300 plessi scolastici e circa 98mila studenti. Inoltre abbiamo promosso webinar e creato contenuti come una vasta library e un progetto importante che si chiama Provaci ancora Sam che è attivo da più di 25 anni ed è uno dei più grandi progetti contro la dispersione scolastica. Cerchiamo di riconnetterci nel senso di abbattere le barriere anche fisiche che ci impediscono di collaborare”. Per questo insieme a partner privati si è contribuito a installare una delle reti di fibra ottica più veloci e vaste in Europa. “Sembra impossibile, nel XXI secolo, ma nelle scuole manca internet. Io penso che la tecnologia non abbia nessun impatto sull’apprendimento. L’apprendimento è legato a cosa  si fa. Il digitale è una grande occasione per ripensare la scuola e il Covid ha reso estremamente chiara quest’urgenza”.

Per Benussi è chiara la percezione che sia ha della diversità tra quartieri. Le scuole delle Vallette non sono quelle di piazza Cavour per un’infinità di motivi “ma abbiamo visto come un certo tipo di didattica innovativa attecchisca di più dove non ci si aspetta o nei luoghi dove c’è maggiore difficoltà. Il digitale può diminuire le differenze ed è un’arma di inclusione”.
Come può intervenire l’attore pubblico? “È complicato, ma c’è necessità di fare infrastruttura. Il sistema è stanco. La varietà, che deve essere ricchezza, deve essere inserita in un sistema un po’ più normale”.

Anche Luciano Sciascia è programm officer in Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, e segue i progetti Riconnessioni e Provaci ancora Sam. Sciascia è impegnato da oltre venticinque anni sui temi sociali e ha lavorato anche per l’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo occupandosi di contrasto della povertà e in precedenza nella formazione professionale all’Istituto Rebaudengo di Torino. Ancora prima ha avuto un’intensa esperienze come operatore sociale nella psichiatria territoriale.

“Il progetto Provaci ancora Sam è un progetto integrato e interistituzionale incentrato sul limitare la dispersione scolastica, nato nel 1989 proprio a Torino. Investe sulla vita dei ragazzi sia nel contesto scolastico sia in quello extrascolastico. Si realizza attraverso una collaborazione molto vasta e molti attori istituzionali. Il braccio operativo è una vasta rete di associazioni sul territorio e anche di parrocchie e oratori. Il progetto ha due grandi azioni. La prima di prevenzione contro la dispersione scolastica e in cui gli educatori vanno fisicamente in classe con i ragazzi e sono presenti anche nelle attività extrascolastiche creando un collegamento con gli insegnanti e l’esterno. La seconda azione che noi chiamiamo di “tutela integrata” avviene quando i ragazzi che manifestano più insofferenza verso la situazione scolastica (per esempio i pluriripetenti) possono essere segnalati e inseriti in classi ad hoc dove si può fare una progettazione quasi sartoriale su come accompagnarli all’esame di terza media. Oltre a questo però c’è la possibilità che non tutti ce la facciano e si aggiunge un terzo tassello che cerca di accogliere i ragazzi e attraverso la formazione professionale inserirli nel mondo del lavoro. Il progetto è anche presente nei Cpia, i centri provinciali per l’istruzione degli adulti dove ci sono anche molti minori della fascia 16-18 anni, tra cui molti minori stranieri non accompagnati e anche qui c’è un collegamento molto forte fuori dalla scuola ed entra in gioco un’altra branca chiamata “Inclusione minori”. L’architettura del Sam è molto complessa”.

Gli obiettivi del progetto Provaci ancora Sam sono sostanzialmente quelli di attivare un modello preventivo contro l’abbandono scolastico e parallelamente reinserire i ragazzi che dalla scuola si sono allontanati, favorendo il successo formativo di tutti gli allievi. Di conseguenza è fondamentale potenziare la sinergia tra la scuola e l’extrascuola e tra docente ed educatore.

“La Dad è stata un’esperienza positiva nel senso che senza la dad non si sarebbe potuto fare nulla in questo anno così difficile. Ma è stata anche una cartina tornasole sulle disuguaglianze sociali. Però proprio la presenza degli educatori ha permesso a tanti ragazzi inseriti in questo progetto di avere un interlocutore sempre presente che li ha seguiti, si è recato a casa loro per risolvere problemi di connessione, ha potuto interagire con la famiglia e si è reso conto di molti aspetti. In questo la dad ha fatto capire moltissime cose dei ragazzi, è stato come avere una finestra mai aperta fino a oggi, ha creato empatia e più conoscenza reciproca. Deve stimolare una riflessione”.
Sam non va in vacanza è invece il nome del progetto di collegamento tra la chiusura delle scuole a giugno e la riapertura a settembre. Sciascia rimarca il ruolo fondamentale delle associazioni del terzo settore nel portare il progetto anche dove non c’è e nell’attuarlo ogni giorno con cura e attenzione al futuro dei ragazzi.

“È il terzo giovedì di fila che questa città mi appare differente dalla narrazione comune che la vorrebbe come in declino. Torino ha una grande tradizione nel campo dell’innovazione sociale e nell’attenzione data a chi vive ai margini. Una grande attenzione ereditata dalla tradizione dei Santi sociali o dei laici visionari. Ecco dunque la necessità di fare sistema e non disperdere questo patrimonio, bene comune per tutti”, così Riccardo Rossotto, presidente della Società Editrice L’Incontro.

L’appuntamento per il quarto e ultimo webinar del ciclo “Visioni e innovazione sociale nella città che cambia” è per giovedì 3 giugno alle 18 in diretta Facebook e Zoom.

È possibile riguardare gli incontri precedenti attraverso i video presenti sui nostri canali social e sul sito dell’Incontro

La Redazione