In occasione di un recente dibattito presso la Fondazione dell’Avvocatura Torinese Avv. Fulvio Croce, nell’ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria, è stato presentato il volume del Prof. Roberto Calvo . “Ordinamento criminale della deportazione” (Ed. Laterza), non si limita ad una attenta e raffinata ricostruzione delle “radici politico – legali dell’Olocausto”. Affronta il tema sia dal punto di vista storico, sia giuridico, in una significativa analisi delle contrapposte esperienze della Germania nazista e dell’Italia fascista. Dopo i saluti dell’Avv. Enrico Maggiora e l’introduzione del Presidente dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza, Paolo Borgna, sono intervenuti la storica Barbara Berruti e l’Avv. Alberto Oddenino dell’Università di Torino.

Dalle radici del male all’ineguaglianza delle razze

A sua volta l’Autore ha ripercorso, in breve, nel suo intervento, i temi principali del libro. Nel primo capitolo, intitolato “Alle radici del male”, affronta i fondamenti filosofici delle diseguaglianze tra etnie, a partire dal saggio di Gobineau, un diplomatico e filosofo francese. Saggio apparso nel 1850 circa, dal titolo “Sull’ineguaglianze delle razze”. Quindi ha proseguito con il pensiero di Richard Wagner, l’osannato musicista tedesco che negli stessi anni scrisse un libello xenofobo (“L’ebraismo nella musica”). Nel testo affermava che “il giudeo è incapace di manifestarsi artisticamente… per via della razza a cui appartiene”. Nel secondo capitolo (“L’orditura istituzionale dello Stato malefico”) l’Autore affronta il tema delle origini dello Stato nazista che sorse grazie alla norma, inserita nella Costituzione liberale di Weimar del 1919. Consentiva, unicamente in caso di pericolo, di ricorrere a poteri eccezionali “per ripristinare l’ordine e la sicurezza e a sospendere i diritti fondamentali dell’individuo”, quali l’arresto e la carcerazione di chiunque senza obbligo di motivazione.

La Germania nazista e lo stato d’emergenza

La Germania nazista visse quindi dalla presa del potere di Hitler, nel 1933, in uno “stato di emergenza” continuo, che cessò solo con la disfatta del nazismo; si pensi che il potere legislativo ed esecutivo si accentrarono in un’unica persona, il Führer, la cui volontà si traduceva in legge ed ordine esecutivo della stessa, anche se di naturale criminale!
Calvo fa notare al lettore come la deriva verso la catastrofe si compì in tempi rapidissimi, con leggi liberticide nel 1933 (scioglimento dei sindacati e riconoscimento di un unico partito, quello nazionalsocialista tedesco, riconoscimento della sola “arte ariana”; leggi di controllo della stampa dei giornalisti, etc.) e con le leggi di Norimberga del 1935, che riconoscevano che solo chi aveva sangue tedesco poteva appartenere, quale cittadino, al Reich. Da qui in poi un elenco infinito di provvedimento discriminatori che vietavano agli ebrei quasi tutte le attività pubbliche e private, le professioni e addirittura i contatti con gli ariani.

Gli anni dei divieti

Incredibili, ai nostri occhi di giuristi, appaiono le argomentazioni con le quali secondo i giudici dell’epoca, era sufficiente la sola volontà del proprietario tedesco di un immobile, locato ad un ebreo, di cessare il contratto, senza alcun motivo, semplicemente a causa della diversità razziale dell’inquilino. Il che costringeva il locatore ad un “disagio profondo” che avrebbe potuto cessare solo con la liberazione dell’immobile!
Lo stesso principio di non contaminazione tra razze diverse introdusse il divieto di utilizzo di tram, treni ed autobus agli ebrei. Così come l’ascolto della radio, tutti limiti e vincoli poi ripresi anche dalla successiva legislazione razziale italiana. Il volume si conclude, quindi, negli ultimi capitoli, con un esame della situazione in Italia e delle similitudini e differenze con la Germania nazista. Con una opportuna distinzione tra “l’antiebraismo fascista”, a partire dal 1938 sino al 1943, ed il successivo “governo genocida di Salò”, dal 1943 al 1945. Un libro di assoluta eccellenza, corredato da molte note, che l’Autore, da giurista raffinato e colto, propone alla lettura di chi, ancor oggi, si pone con attenzione e sospetto ai richiami ed alle sirene di un futuro Stato “forte”.

Alessandro Re

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