Nelle ore infuocate e concitate della vigilia del Consiglio Europeo (composto dai capi di governo dei paesi UE) previsto per il 13 dicembre prossimo, quando si esamineranno le eventuali modifiche al cosiddetto fondo salva-Stati (MES), proviamo a fare un punto della situazione.

Che cos’è il MES?

Perché questo serrato confronto fra alcune forze politiche che mette addirittura a repentaglio la sopravvivenza del Governo Conte 2?

A mio avviso, stiamo parlando di una strumentalizzazione politica di una norma nata per migliorare la coesione fra gli stati membri dell’Unione Europea e la loro solidarietà in caso di crisi di uno o più dei suoi partner. Ma oggi vissuta come una “tagliola”.

Ma entriamo, prima di commentarne il contenuto, nei dettagli storico-giuridici della norma. Lo facciamo per punti per semplificare la lettura-comprensione dei nostri lettori.

– Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è una organizzazione intergovernativa della quale fanno parte i 19 paesi della zona Euro.

– Il fondo, e qui sta una prima novità, è stato istituito nel 2012, ben 7 anni orsono, e ha l’obiettivo di aiutare (i) gli Stati in dissesto che non riescono più a finanziarsi sul mercato o (ii) altri paesi, dai conti sani ma in difficoltà finanziaria.

– Il MES è finanziato dai 19 stati membri in maniera proporzionale al peso delle loro economie.

– Il MES è stato modificato nel giugno scorso dall’Eurogruppo per permettergli, con decorrenza dal 2024, di imprestare soldi a un Fondo Unico di Risoluzione, costituito dalle banche europee, che finanzi l’operatività degli istituti in fallimento.

Se gli 80 miliardi del Fondo Unico non bastassero, il MES potrà fornire altre risorse evitando così di dover prestare soldi tramite gli Stati nei quali si trovano le banche fallite e di aumentarne dunque il debito pubblico.

– Il MES è già stato utilizzato 5 volte anche se all’inizio (2010) la sua denominazione era European Financial Stability Facility: in Grecia nel 2010, in Irlanda nel 2011, in Portogallo nel 2011, in Spagna nel 2012, a Cipro nel 2013.

– Con parole più semplici e comprensibili, il MES ha come obiettivo principale la stabilità finanziaria dei paesi che hanno aderito all’Euro. Il suo ruolo diventa decisivo quando uno stato perde la fiducia dei mercati che mandano deserte le aste: allora interviene il Fondo che compra i titoli invenduti.

– L’Italia ha una quota del 17,7% che corrisponde in proporzione a un capitale versato di 14,3 miliardi su un totale di 80,5 miliardi.

– Nel giugno scorso il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera dei Deputati, spiegò il testo della bozza di accordo sul MES che era all’ordine del giorno del vertice dell’Unione Europea fissato per il 20 di giugno 2019.

– La maggioranza di governo nel Movimento 5 Stelle e della Lega approvò la risoluzione che vincolava il Governo a rifiutare accordi sul contenuto del MES “Che finiscano per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti e automatici”.

Si volle quindi evitare pericolosi automatismi che potessero imporre una dichiarazione di fallimento ai paesi richiedenti un prestito al MES.

– L’attuale riforma del Meccanismo serve in primis proprio al MES per prestare eventualmente delle somme ad un fondo costituito dalle banche europee in difficoltà e/o fallite.

– E’ un passaggio quindi che può servire a tutti gli istituti di credito facenti parte dei 19 paesi membri dell’Unione Europea, compreso quindi il comparto italiano.

– Il MES inoltre, se passerà la modifica proposta, affiancherà formalmente la Commissione UE nel valutare se un governo che chiede un salvataggio sia in grado di rimborsarlo.

– Se il verdetto fosse negativo, il MES potrebbe rifiutare l’aiuto.

– In questo caso, il governo dello stato in crisi sarebbe costretto a imporre perdite ai suoi creditori, sottoscrittori dei suoi titoli (famiglie, banche, fondi esteri) in modo tale da ridurre i debiti preesistenti e poter quindi accedere al salvataggio finanziato dal MES.

– La novità risiede nel fatto che una volta la competenza esclusiva di tale valutazione era riservata alla Commissione Europea, l’organo politico dell’Europa. Ora invece il MES collabora a tale istruttoria con un ruolo sottolineato da una specifica dizione lessicale: “Dal punto di vista del creditore”. Quindi con un’ottica sicuramente più rigida e severa della Commissione.

– Se le valutazioni della Commissione e del MES non dovessero coincidere, allo stato attuale della bozza del provvedimento, il parere del MES avrebbe la prevalenza.

– Ma questo è proprio uno dei punti sui quali dovrà dare il meglio di sé stesso il nostro Ministro del Tesoro Gualtieri, delegato formalmente dal Governo Conte, a trattare la materia in sede europea.

– Un altro aspetto molto delicato che sarà oggetto della negoziazione a Bruxelles, riguarda il testo dell’art. 12 del MES dove si dice che “In casi eccezionali” può essere presa in considerazione una “forma adeguata e proporzionata di partecipazione del settore privato”.

Insomma, contro l’incubo degli automatismi, l’Italia potrebbe farsi parte promotrice di una revisione del testo della norma che valorizzi i casi in deroga come quello appena ricordato dell’art. 12.

Questo il quadro normativo di riferimento.

Perché in Italia è improvvisamente scoppiata una furibonda polemica politica, proprio alla vigilia della riunione finale a Bruxelles sul testo del MES?

Un’intervista sul quotidiano La Verità di domenica 17 novembre 2019 all’ex Ministro dei governi berlusconiani, il prof. Antonio Martino, ha fatto esplodere una bomba mediatica: sotto il titolo “Il MES è l’ultima follia di una UE sbagliata” Martino evidenziava come il fondo salva-Stati fosse, a suo avviso, frutto di politiche demenziali che avrebbero favorito un ritorno alla finanza allegra degli stati membri, dotati di un paracadute di emergenza in caso di crisi, il MES appunto.

In più Martino sollevava il tema della non trasparenza della trattativa sul MES immaginando addirittura profili di incostituzionalità a causa di una assenza di trasparenza pericolosa e anti-democratica. “I cittadini devono sapere la verità” concludeva l’ex Ministro prima degli Esteri e poi della Difesa nei governi Berlusconi I e II.

Martino sottolineava ancora che questa sua posizione non era certo di un neo-anti-europeista ma anzi di un europeista convinto “Figlio fra l’altro di un signore che l’Europa ha contribuito a realizzarla davvero: mio padre Gaetano Martino”.

Questo intervento “a piedi giunti” di un autorevole economista di profonda fede europea (forse con una visione dell’Europa unita diversa da quella che vediamo zoppicare in questi tempi bui) offriva lo spunto a Salvini e a tutte le opposizioni al Governo Conte 2 di gridare allo scandalo, ad un comportamento anti-costituzionale del Governo Conte 2, ad una adesione italiana assolutamente demenziale, ad una norma che avrebbe saccheggiato i risparmi dei cittadini italiani a vantaggio del salvataggio delle banche tedesche.

Su questa posizione si allineavano per una pura lettura politica dell’evento (il rischio che Salvini potesse guadagnare, se lasciato solo, maggiori consensi a loro danno, a causa della firma del trattato) anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle, pur firmatari con la Lega del provvedimento del 19 giugno scorso che ho citato.

Il merito tecnico-giuridico di questa questione apparentemente non interessa a nessuno, in questa Italia!

Il MES è puramente uno dei dossier aperti che servono a strumentalizzare un confronto politico che si basa ormai soltanto più su propaganda, fake news, interessi di bottega e non del paese.

Il dramma è che viviamo in uno stallo decisionale disperante che ci fa perdere ulteriore credibilità in Europa e nel mondo e che ci avviluppa sempre di più in una spirale senza futuro.

Non ci resta che sperare nella professionalità e nella ragionevolezza del Ministro Gualtieri: buona negoziazione caro Ministro.

Riccardo Rossotto

*Nella foto, il tedesco Klaus Regling, direttore generale del MES (Alexandros Michailidis/Shutterstock)

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl