Il nuovo Governo dello Stato d’Israele, realizzatosi mediante una faticosa intesa fra l’ex-generale Benny Gantz e l’ex-premier Benjamin Netanyahu, ha deciso la “estensione della sovranità israeliana” – in pratica una vera e propria annessione – della Valle del fiume Giordano e di altre porzioni della Cisgiordania, cioè di territori palestinesi ove già esistono insediamenti israeliani.

Secondo l’intesa fra i due suddetti personaggi – che governeranno a turni alternati – l’annessione unilaterale delle aree cisgiordane avrà luogo il 1° luglio prossimo. La illegittima annessione si richiama al “piano di pace” del presidente degli USA, Trump, che tre mesi fa ha riconosciuto i pretesi diritti di Israele in tutta la Giudea e la Samaria (cioè la Cisgiordania).

Il piano ideato dall’amministrazione USA guidato da Trump creerà un nuovo scenario nel Medio Oriente, rischiando prevedibili scontri con i palestinesi e con il mondo arabo. La decisione di Trump è collegata alle elezioni presidenziali negli USA del prossimo novembre, in cui Trump spera di essere riconfermato alla presidenza quale candidato repubblicano. Viceversa Joe Biden, candidato democratico, si è dichiarato contrario all’annessione, così come alcuni ex capi del Mossad e del Shin Beth (Servizi segreti di Israele) che sulla rivista “Foreign Policy” hanno spiegato la loro contrarietà: l’annessione rischia di portare ad una rottura diplomatica con Giordania ed Egitto (i due Paesi limitrofi con cui Israele ha firmato due preziosi accordi di pace) e potrebbe far saltare la cooperazione e l’avvicinamento promosso dagli USA tra i Paesi del Golfo e il Governo di Gerusalemme. “Rischiare tutto questo per l’annessione di un territorio sul quale Israele ha già il pieno controllo di sicurezza non ha senso” concludono gli ex capi di Mossad e Shith Ben. Anche l’ex-presidente del Parlamento israeliano Avraham Berg, ha dichiarato che la decisione del nuovo Governo risulta un’aperta violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU.

Inoltre il re di Giordania, Abdullah, si oppone alla decisione del neo-Governo israeliano perché contrasta la tesi della soluzione di due Stati per due Popoli, sposata dai giordani e dalla comunità internazionale. Non remota appare la minaccia che il re della Giordania faccia saltare l’accordo firmato con Gerusalemme il 26 ottobre 1994, allorché premier era Yitzak Rabin, poi assassinato da un ebreo religioso.

Che il piano di annessione sia una minaccia per la sicurezza nazionale di Israele è attestato non solo dall’Unione Europea e dal Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Terra Santa (i leader cristiani hanno invitato gli USA, la Federazione Russa, l’Unione Europea e l’ONU a intervenire con un’iniziativa di pace in linea con il diritto internazionale e le risoluzioni dell’ONU), ma anche da molti ebrei nel mondo.

A Tel Aviv, nella piazza Rabin, 5 mila manifestanti hanno espresso la loro opposizione. Il leader dei sindaci degli insediamenti, David Elhayani, ha dichiarato che Trump non ha a cuore la sicurezza degli insediamenti, ma si preoccupa soltanto del proprio interesse di farsi rieleggere.

Nella diaspora, il famoso direttore d’orchestra Daniel Barenboim (che ha creato un’orchestra formata da musicisti israeliani e palestinesi) ha affermato che l’annessione ignora la Storia e renderà impossibile ogni accordo di pace: «Uno dei passi centrali della Torah recita “Giustizia, giustizia perseguirai”. L’aspirazione alla giustizia è stata un fondamento dell’ebraismo dai suoi inizi. Gli insegnamenti universali della tradizione ebraica sulla responsabilità verso tutti i popoli riflettono un profondo impegno nella direzione dei principii etici della giustizia e della rettitudine. Ma Israele sta ora consumando questo capitale storico …».

Il ricordo dell’Olocausto deve essere sempre presente studiato e compreso affinché non si ripeta mai e da nessuna parte. Non basta l’Olocausto per giustificare l’esistenza d’Israele, né remotissimi eventi storici. Occorre una democrazia effettiva, rispettosa dei diritti di tutti, ossequiente alle risoluzioni dell’ONU, che condannano gli insediamenti e le eccessive reazioni militari alle violenze dei terroristi arabi.

Infine 70 deputati di diversa estrazione politica (per lo più del PD, del Movimento 5 Stelle, di Liberi e Uguali, di Italia Viva e Più Europa), hanno scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiedendogli di intervenire concretamente per scongiurare le manovre espansionistiche di Israele in Cisgiordania.

Bruno Segre

Bruno Segre

Bruno Segre

Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro