Sorseggiando un rosato pensavo all’ottimo catering dei giorno prima, ai vini, al Lagrein e all’elegante signora che chiede un vino rosso: “Come tutte le donne con le palle vai di rosso eh?!”. Con un sorriso garbato la signora – che naturalmente conoscevo – fa notare che la battuta può avere qualcosa di maschilista. Alzare le sopracciglia e incassare.

Due giorni dopo, importante convegno sulle molestie sui luoghi di lavoro. Pienone. Interessante. Statistiche inquietanti. Proiettano Paola Cortellesi che elenca parole che, se declinate al femminile, acquistano un significato offensivo. Poi passa al Bartezzaghi: espressioni di uso comune che suonano (o meglio, suonerebbero) oggi intrinsecamente offensive per le donne.

Paola Cortellesi legge un monologo scritto da Stefano Bartezzaghi alla cerimonia dei David di Donatello 2018

Tra le tante, eccola: “donna con le palle”. Ma io dico “con le palle” per intendere “di valore, con carattere, con competenza, decisione, determinazione”. Niente di negativo quindi. Vediamo, vediamo. Forse è offensivo che per indicare una donna con le positive caratteristiche appena accennate si faccia ricorso agli attributi maschili.

Eppure si dice così anche per gli uomini (ed è una specie di ovvietà sotto un certo profilo, visto che l’uomo gli attributi “di rif o di raf” li ha, senza alcun merito, come “dotazione base”).

Tra l’altro, a pensarci, non è neanche vero che il riferimento agli attributi maschili sia sempre positivo. Uno poco furbo si becca del “coglione”; quello un po’ stupido del “cazzone”; quello cretino è una “testa di cazzo”.

Dall’altra parte anche il termine riferito all’organo sessuale femminile può assumere significati diversi a secondo di come viene declinato. “Figo” è un termine positivo e vale sia per le persone, sia per gli oggetti, sia per le situazioni. Di più: se “fighetta” viene utilizzato per “giovane ragazza carina”, “fighetto” sta invece per “azzimato, perfettino” e non suona certo come un complimento. Il sasso è tirato nello stagno.

Proviamo a tirare delle prime conclusioni. Mi pare che la questione, alla faccia di taluni dottissimi, più o meno illustri relatori, non sia da affrontare tanto sul piano dei codici etici, delle linee guida, delle prassi virtuose codificate e neppure l’utilizzo delle corrispondenti espressioni in lingua inglese (che manco a dirlo “fa figo”) mi salva dalla perplessità.

Mi pare si tratti anzitutto di costume ed educazione. “Eterogenesi dei fini”. Ecco questa può essere una questione da tener presente. Occupiamoci dei fini e non consentiamo alibi. Una cosa sono i riferimenti al sesso per fini illeciti: umiliazione, prevaricazione, pressione, ricatto. Poi ci sono fini ineleganti: la presa in giro pesante. Ma sono cose diverse dall’ammiccamento innocente o dalla battuta per sorridere e sdrammatizzare.

Ho sentito al Convegno che anche le barzellette rientrerebbero tra le molestie. No dai, le barzellette sono solo belle o brutte. Quelle belle fanno ridere, quelle brutte non fanno ridere o feriscono indirettamente. Ecco forse ci si può muovere nella direzione giusta semplicemente dichiarando che la battuta, l’apprezzamento, l’invito, non sono graditi.

Ed allora ci si dovrà scusare e non reiterare il comportamento sgradito. L’insistenza sarà già un allarme giallo. Si, forse questo può essere un primo passo chiaro e semplice. Mi ci vuole un goccetto come premio. Questo rosato “fa” davvero vacanza. Chiudo gli occhi: sa di prato fiorito e di aria di montagna. Lo riconosco. Per sicurezza guardo l’etichetta. “Schiava gentile”. Mmmh, e adesso come la mettiamo? 

Claudio Zucchellini

Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.

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