L’articolo che leggete sotto è uscito il 4 aprile scorso a firma del direttore di Affaritaliani Angelo Maria Perrino. A noi de L’Incontro è parso subito un ottimo spunto per mettere insieme un po’ di temi che ci stanno a cuore. Si parla del rapporto tra le big companies del web e le testate (anche come risorsa o zavorra per la libertà di stampa), si parla di comunità e rapporto con il brand-giornale. Lo usiamo come caso di studio per capire anche quali saranno le tendenze dei prossimi anni, perché ci sono segnali che non sono così incoraggianti e quindi dobbiamo restare stretti perché il vento è forte.
A.C.

Google è morto, Facebook pure e anche noi di Affaritaliani, non ci sentiamo molto bene… Potremmo  usare la celebre frase di Ionesco, poi rilanciata da Woody Allen (“Dio è morto, Marx pure e anche io non mi sento molto bene”) per descrivere il nostro sgomento e il nostro stato d’animo sofferente e corrucciato  di fronte al forte e inspiegabile calo che ha colpito nelle ultime settimane il traffico del  nostro sito.

Che cosa è successo? Vai a capire… Noi siamo sempre gli stessi, anzi ci siamo rafforzati con nuovi qualificati innesti di bravi colleghi e con nuove rubriche, il prodotto, la formula  sono rimasti gli stessi, i nostri articoli pesano, vengono ripresi dai colleghi, impattano e influenzano eppure…

Eppure il traffico si è misteriosamente ridotto rispetto ai botti generalizzati dei siti di news del primo lockdown, quando avevamo totalizzato fino a 13 milioni di utenti in un mese.

Che cosa è successo, dunque? Non capiamo e ci stiamo lavorando per capire e intervenire risalendo.

Con dei dati certi: osserviamo dal contatore di Analitycs che Google è quasi scomparso come sorgente di traffico di Affaritaliani. Cioè da Google non ci arrivano più lettori. E Facebook certi giorni va a singhiozzo e col freno a mano.

Risultato: reggiamo il colpo grazie al nostro brand riconosciuto e apprezzato in tutta Italia, alla nostra informazione indipendente e croccante, alla nostra capacità di mixare l’alto e il basso dell’attualità, al peso che abbiamo raggiunto in politica ed economia che sono i nostri settori core.

Ma da Google e dai social nisba o quasi…

E purtroppo se privato di colpo  di queste  sorgenti di traffico, neanche il giornale più ricco e autorevole del mondo può star sereno e fregarsene. Tant’è che nelle migliori famiglie editoriali prosperano gli esperti di seo e di social, che hanno soppiantato i giornalisti e sono pagati profumatamente per attirare con le loro stregonerie il traffico e stimolare i clic.

Internet doveva essere un luogo nuovo di indipendenza per le mille voci silenti di cui è pieno il mondo. Una second life dove rilanciare l’autonomia compromessa dei giornali e degli editori puri abbattuti ed estromessi  dalle scalate dei poteri finanziari che usano i giornali per potere.

Invece l’informazione nella grande rete è finita concentrata nelle mani forti dei colossi americani dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale. Sono loro, spostando quantità gigantesche di clic, a dare le carte e a fare i giochi.

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