Ancora una volta ha fatto la differenza. Ha preso in mano una vicenda apparentemente aggrovigliata, dibattuta, contestata e l’ha rimessa in ordine, analizzandone le sfaccettature, i diversi punti di vista sempre avendo come faro la Costituzione e i suoi valori.

Stiamo parlando di questa curiosa vigilia della elezioni del prossimo inquilino del Quirinale (mancano oltre due mesi ma le prime pagine dei giornali sono sempre impostate sulle varie candidature proposte, ipotizzate, bruciate o scartate). Siamo in un Paese in cui il sistema è quello della Repubblica Parlamentare non della Repubblica Presidenziale, né tanto meno semi-presidenziale.

Il nostro presidente non ha nessun potere esecutivo e riveste invece la carica di garante del rispetto della Costituzione. Sì, certo, è presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ma la Carta costituzionale non gli ha volutamente riservato alcun potere operativo lasciandogli “soltanto” il potere di sciogliere le Camere.

E allora, ci si chiede, come mai tutta questa attesa, questa ansia, questa angoscia di pianificare con largo anticipo il nome del futuro candidato?

Il professor Sabino Cassese, sul Corriere della Sera di lunedì 15 novembre, ha ragionato su questa storia, apparentemente strana e curiosa. Per chi ha avuto la fortuna di leggere l’editoriale di Cassese, lo invitiamo a ritagliarsi il pezzo e a tenerselo sulla scrivania fino al giorno dell’elezione del nuovo presidente.

A coloro che invece non hanno avuto l’opportunità di poterlo leggere, forniamo una breve sintesi del suo pensiero che ci aiuta a capire i razionali di quello che ci sta succedendo davanti agli occhi nel mondo della politica nostrana.

Cassese parte dalla constatazione che il nostro Paese è oggi, dal punto di vista politico, frammentato come non lo è mai stato prima: “Vi sono quattro forze politiche che rappresentano circa il 20% dell’elettorato e altre sei che oscillano tra il 2% e l’8%. Inoltre, tutte e dieci le forze politiche, presentano faglie interne”. Per Cassese le segreterie dei partiti non controllano i propri gruppi parlamentari e tutto ciò non aiuta a valorizzare in pieno una maggioranza su cui il governo Draghi dovrebbe poter contare in Parlamento.

Proprio da questa fotografia di questo nostro fine 2021, Cassese tira una prima conclusione: “Ci si aspetta quindi che il prossimo presidente svolga un ruolo accentuato di gestore delle crisi, perché si prevede che la frammentazione richieda il massimo sforzo combinatorio dal prossimo inquilino del Quirinale”.

Invece che starsene tranquillo nella sua storica residenza, sorvegliando il rispetto della Costituzione, il nostro futuro presidente della Repubblica rischia di essere chiamato con grande frequenza dai partiti ad aiutarli a sbloccare possibili stalli politici, costruendo di volta in volta il consenso su, magari, nuove maggioranze: “Si prevedono anni turbolenti – chiosa Cassese – e quindi ci si può attendere l’esercizio frequente dei poteri che la Costituzione attribuisce al Presidente”.

Il professore conclude la sua analisi evidenziando un punto focale di questa vicenda: “Se si parla tanto della prossima elezione non perché la fisarmonica dei poteri presidenziali si amplia, ma perché si prevede che il Presidente sarà più frequentemente chiamato a mettere insieme i cocci di forze politiche abili nel dividersi e incapaci di allearsi, chi teme ferite costituzionali non deve tanto preoccuparsi dell’accentramento di troppi poteri del presidente, quanto delle distrazioni che da questo ruolo pacificatore del presidente possono derivare”.

Ecco dunque un campanello d’allarme a tutte le forze politiche affinché non distraggano troppo l’inquilino del Quirinale dai suoi compiti costituzionali, scendendo in campo per ricucire strappi, mediare caratterialità forti, cercare di conservare una certa stabilità nei governi votati dal Parlamento.

Le conclusioni di Cassese sono chiare: “Il gran parlare della prossima elezione presidenziale (i) suggerisce che si prepari ad una forte instabilità; (ii) non deve far temere stravolgimenti costituzionali, (iii) consiglia di scegliere un presidente abile nella capacità di persuasione e nell’arte combinatoria, (iv) fa temere che le sue energie possano essere consacrate a questi compiti, trascurando gli altri, che sono anch’essi importanti”.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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