Volere è potere. Le cose si fanno se si vogliono davvero fare. Non succedono se non si vuole che succedano. 

Due buone notizie ci giungono in queste ore sul grande tema dell’evasione fiscale e sugli strumenti per ridurla o azzerarla. Forse, al di là delle promesse elettorali, non solo in Italia, potremmo essere ad un punto di svolta. Partiamo dalla notizia che ci giunge dall’Agenzia delle Entrate. Dopo tante promesse elettorali (“lotta all’evasione!”) e pochissimi fatti concreti (qualche blitz mediatico e poi il solito tran tran senza acuti) pare che finalmente si muova davvero qualcosa. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha comunicato di aver ricevuto il via libera da Bruxelles per un finanziamento di 900 milioni di euro per realizzare un progetto di lotta all’evasione fiscale attraverso l’utilizzo di moderni strumenti digitali e tecnologici. In campo scendono dunque l’Intelligenza Artificiale, il network science, la data visualization, i big data.

In concreto, la nostra Agenzia di riscossioni si doterà di un software che valorizzerà tutte le banche dati esistenti sui contribuenti italiani potendole leggere, comparare e valorizzare al fine di individuare i furbastri evasori. L’amministratore delegato dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini si è battuto a lungo per potersi dotare di risorse finanziarie adeguate e mirate alla realizzazione di questo progetto di innovazione digitale e tecnologica. 

Dopo almeno sei anni dal programma renziano sulle nuove forme di lotta contro gli evasori fiscali (basta blitz, più mediatici che efficaci, e avvio di un serio progetto di integrazione delle varie banche dati informatiche esistenti sui nostri redditi, sui nostri patrimoni, sulle nostre transazioni di acquisto di beni, ecc.), Ruffini “mette a terra” le promesse…Finalmente! Trova il finanziamento per una vera e propria rivoluzione metodologica nell’ambito dei propri uffici. Valorizzando l’investimento dei 900 milioni citati, la nostra Agenzia delle Entrate potrà tranquillamente impostare un nuovo metodo di lavoro nei rapporti con i contribuenti. Avrà modo, incrociando le informazioni registrate nelle numerose banche dati esistenti con le nostre dichiarazioni personali (reddito, patrimoni, automobili e barche) elaborandole con idonee algoritmi dell’Intelligenza Artificiale, verificare eventuali anomalie esistenti tra il livello di vita di un contribuente e il suo reddito dichiarato, attivandosi immediatamente poi per le verifiche e i controlli del caso.

Nessun problema per i contribuenti onesti e corretti: avranno modo e tempi per interloquire con gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate confrontandosi sulle anomalie emerse e giustificandole con adeguata documentazione probatoria. Qualche problema ci sarà invece per coloro che non sapranno giustificare in concreto la differenza tra un esiguo reddito dichiarato e un livello di vita assolutamente incongruo rispetto a tale dichiarazione. Sempre alla finestra, purtroppo, ignari e neutri di questa rivoluzione digitale, saranno, invece, i “non contribuenti”, e cioè coloro che non risultano registrati non avendo mai presentato nella loro vita una dichiarazione dei redditi e appartenendo quindi alla categoria degli “evasori totali” degli “invisibili”.

Almeno apparentemente questa categoria è al di fuori da ogni possibilità di controllo tecnologico.

Ma anche gli evasori totali dovranno fare attenzione perché l’analisi comparata delle informazioni sui livelli di vita di ciascuno di noi, porterà a registrare e incrociare la proprietà di una Ferrari (registrata nella banca dati della Motorizzazione) con un individuo o una società che non risultano esistenti per il nostro fisco, non avendo mai compilato e spedito alcuna dichiarazione dei redditi.

Insomma, sembrerebbe quasi che ci siamo, che si scriva la parola fine ad un film vergognoso di “concorrenza sleale” tra cittadini dello stesso Paese.

La seconda notizia ci arriva dagli Stati Uniti. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una “corsa al ribasso” tra molti paesi che cercavano di diventare più attraenti per gli investitori dal punto di vista della fiscalità. L’Italia è stata tra quelli che ci hanno rimesso di più perché altri membri dell’Unione Europea come l’Irlanda o i Paesi Bassi, hanno introdotto meccanismi fiscali che consentono alle multinazionali di stabilire la propria sede legale sul loro territorio senza sostanzialmente pagare le tasse. In maniera assolutamente legittima e disciplinata dalla legge dello stato membro.

Nelle ultime settimane negli Stati Uniti si è cominciato a parlare di un nuovo e affascinante progetto di “tassazione minima mondiale” che rallenterebbe questa corsa al ribasso, consentendo di intercettare una quota maggiore dell’attività economica che oggi viene depositata nei paradisi fiscali. Il professor Alec Ross già consulente dell’amministrazione Obama proprio per l’innovazione, ha recentemente parlato di questo progetto: “Una tassazione minima mondiale potrebbe fermare questa distruttiva corsa al ribasso a livello globale sulla tassazione delle imprese e contribuire a scoraggiare la pratica nefasta dei trasferimenti degli utili”.

Promotrice del progetto, la segretaria al Tesoro dell’amministrazione Biden, Janet Yellen che ne ha parlato, in questi giorni, in una audizione formale al Senato di Washington. Yellen ha confermato che gli Stati Uniti non prenderanno più misure per proteggere le società tecnologiche americane dalle nuove tasse digitali che dovessero essere introdotte nei paesi europei.

“Magari questo trend non durerà – ha scritto Alec Ross, attualmente Visiting Professor alla Bologna Business School – ma al momento significa che c’è l’occasione di adottare un approccio nuovo e ambizioso ad una riforma fiscale mondiale (…) Gli sforzi concreti per forgiare un “accordo di Parigi” in materia fiscale, saranno complicati e divisivi(…)Si dovrà partire da iniziative all’interno dell’OCSE per fissare inizialmente linee guida non vincolanti legalmente … ma questo tentativo vale assolutamente la pena seguirlo con attenzione e partecipazione”.

Alec Ross è ottimista e crede che questa sia una evoluzione positiva di una sana cultura che deve diventare dominante nel Villaggio Globale. Ross ritiene che il recupero di questa “evasione” potrà permettere a stati come l’Italia di poter contare finalmente su risorse pubbliche da destinare a infrastrutture sostenibili tipo la banda larga su tutto il territorio.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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