Al 55simo Festival del Teatro Greco Antico, tenutosi al calar del sole nella splendida cornice della città siciliana dal 9 maggio al 23 giugno sono state rappresentate le moderne versioni delle due tragedie “Le Troiane” ed “Elena” di Euripide, mentre dal 28 giugno al 6 luglio sarà in scena la commedia “Lisistrata” di Aristofane.

Una stagione al femminile, che porta in scena figure di donne carismatiche – quali Ecuba, la figlia Cassandra, le nuore Andromeda ed Elena nella tragedia Le Troiane oltre all’eroina portatrice di pace Lisistrata nell’omonima commedia – vittime della guerra voluta dagli uomini, ma anche fiere oppositrici di ogni genere di conflitto.

Un presente antichissimo nelle opere greche rappresentate a Siracusa a cura dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Inda), un tentativo riuscito di riproporre i testi antichi in chiave moderna, tale da offrire importanti spunti di riflessione alla contemporaneità per via del contatto tra il polo del passato e quello del presente che crea forte tensione.

Il filo rosso che accomuna le tre opere dell’antichità classica, con contenuti ancora attuali, è il tema della guerra e della sua insensatezza, portatrice di dolore e sofferenza per i deboli in generale, per le donne e i loro figli in particolare, che ne sono vittime. Nelle opere viene messo in evidenza l’aspetto antieroico di ogni guerra e la diretta opposizione delle donne che ne subiscono le conseguenze devastanti.  Un grido di dolore e la condanna ad ogni forma di conflitto armato si leva dalle ingrigite troiane sconfitte e private dei loro uomini trucidati, che si vedono spartite ora tra i vincitori. Anche la stessa Elena, che in questa versione tarda di Euripide ormai settantenne (412 a.c.) viene riabilitata nella figura di moglie fedele di Menelao, è una vittima della guerra. Una guerra crudele ed inutile che ha distrutto Troia a causa di un fantasma (quello di Elena) “dotato di respiro e fatto con un pezzo di cielo” creato e portato nella città dalla dea Era per ingannare Paride, mentre la vera Elena, sposa virtuosa ed infelice per la lontananza del marito, viene nascosta da Eros in Egitto, ospite del re Proteo (il cui figlio si invaghisce di lei). Il lieto fine, la fuga di Elena con il marito verso la Patria tanto agognata grazie ad un inganno, rende l’opera una tragicommedia, con trama decisamente antimilitarista.

Tragedia greca vera e propria è invece Le Troiane, le cui figure femminili sofferenti trasmettono al pubblico autentico pathos, che raggiunge l’apice con l’uccisione da parte dei vincitori greci del piccolo Astianatte, figlio di Ettore e di Andromeda, al fine di evitare il pericolo di una futura vendetta della morte del padre. Nel grido di sofferenza delle donne troiane vinte è chiara la condanna assoluta alla guerra, che deve essere sviluppata in ogni forma possibile.  Opere antiche, portatrici di modernità, quali il tema dell’esilio, delle privazioni, della schiavitù, della fatica e della violenza in generale sulle donne sopravvissute alle guerre, perpetrata nei secoli passati sino ai nostri giorni. Un evento inusuale per il luogo e la stagione ha emozionato durante una rappresentazione dello scorso maggio: anche il cielo ha versato lacrime di pioggia sulla straziante sofferenza delle donne troiane vittime della guerra e private dei figli, dei mariti, della patria e della loro identità.

La scenografia, infine, ha visto nelle due tragedie di Euripide, protagonista la Natura.  In “Elena” (la cui regia è stata affidata a Davide Livermore, dopo il successo di “Attila” di Verdi alla Scala di Milano) la protagonista scenica è stata l’acqua ed il suo suono (sapientemente miscelato a quello dell’arpa), considerato che gli attori – compreso il coro tutto al maschile vestito di nere crinoline –  hanno recitato camminando sull’acqua e generando, con l’aiuto di sensori, un piacevole melodico fruscio. Apprezzati anche gli accorgimenti hi-tech che hanno permesso in scena il movimento sull’acqua del relitto della nave del naufrago Menelao. Per la scenografia de Le Troiane (curata da Muriel Mayett con la collaborazione dell’architetto Stefano Boeri) sono protagonisti circa 200 tronchi di abeti del Friuli tra le migliaia sradicati dalla tempesta “Vaia” lo scorso ottobre nel Nord Est del Paese. Tronchi ormai privi di vita, addobbati ad arte con la forma dei missili ed ancora utili a fini artistici, giunti nella cittadina siciliana dopo parecchi giorni di viaggio su strada. Un bell’esempio di cooperazione tra il Sud ed il Nord dell’Italia.

Alla fine della rappresentazione teatrale parecchi nuovi alberi saranno piantati in una zona della città adiacente il Tribunale, per esprimere un messaggio di positività e rinascita.  Sarà il “Bosco delle Troiane” a Siracusa, città del teatro antico al tempo del presente.

Liliana Perrone