A quasi 60 anni esatti dalla morte (omicidio?) di Enrico Mattei, precipitato il 27 ottobre del 1962, mentre tornava a Milano a bordo di un aereo privato, The Economist la prestigiosa testata inglese, ha pubblicato una copertina che avrebbe di certo fatto infuriare il grande manager.

Quella volta che Mattei alzò la voce…

Il mitico presidente dell’Eni, detestava lo stereotipo dell’italiano “pizza, spaghetti e mandolino”. Mi raccontava il mio maestro e direttore a Espansione, Marco Borsa, che, quando a un evento internazionale (non ricordo quale) l’Italia venne raffigurata proprio con un danzatore di tarantella che ingurgitava un piatto di pasta, Mattei si alzò, rovesciò il tavolo e gridò che noi, usciti da una guerra persa, e da una guerra civile devastante, con mezzo Paese distrutto dai bombardamenti e senza materie prime, avevamo creato il miracolo economico. Perché gli italiani sapevano lavorare bene in tutti i settori, compresi quelli più innovativi. E se ne andò urlando che non poteva accettare insulti razzisti.

Welcome to Brititaly, una caduta di tono

L’ultima copertina di The Economist, sotto il titolo “Welcome to Brititaly” raffigura la premier uscente Liz Truss vestita da centurione romano, con una lancia dalle sembianze di forchetta avvolta da spaghetti e con uno scudo a forma di pizza. L’intento è quello di dire, in modo satirico, che l’UK si trova nella stessa situazione critica dell’Italia, tanto che i due Paesi possono essere accumunati sotto il nome Brititaly. Sulla correttezza di questa analisi, non ho niente da obiettare, anche se trovo ingiusto e poco lusinghiero prendere l’Italia a esempio (una sorta di benchmark alla rovescia) di un Paese allo sfascio.

Pizza, spaghetti e mandolino, stereotipi ormai intellorabili

Quello che per me risulta intollerabile è che come simbolo del nostro Paese si utilizzino pizza e spaghetti (sul vestito da centurione per questa volta sorvoliamo). Evitiamo scuse ipocrite affermando che, visto che i nostri piatti tipici sono diventati Patrimonio dell’umanità, allora la “vignetta” è quasi lusinghiera. Gli italiani, soprattutto i nostri emigranti, sono sempre stati chiamati “spaghetti” in modo spregiativo. In Inghilterra come in Germania, in Francia come in Belgio, è un appellativo razzista. Com’è nel Nord Italia chiamare “terrone” un meridionale.

Gli inglesi usano due pesi e due misure

Anche il leggendario duo Mogol-Battisti ne fa cenno nella canzone “Il Paradiso non è qui”, dedicata alla tristezza della vita dei nostri emigranti. “e per cognome, qui ci chiamano spaghetti”, recita il brano. I lettori de L’Incontro che hanno la pazienza di leggere i miei editoriali, sanno che aborro ogni tipo di censura e che non pongo limiti alla satira. Però non concepisco due pesi e due misure. Il “liberal” The Economist ha tra i suoi valori dichiarati la lotta a ogni discriminazione e porta alle estreme conseguenze questa linea. Tanto da arrivare lo scorso anno, rasentando, per non dire superando, la soglia del ridicolo, a definire razzista l’Italia del pallone perché nella squadra vittoriosa agli europei non c’erano giocatori di colore.

Ipocrita e stupida discriminazione

Come se fosse colpa di Roberto Mancini se Balotelli ha buttato via la carriera e Kean è ancora immaturo. Questa attenzione a evitare ogni discriminazione, questo politically correct portato all’iperbole, se deve essere applicato, va applicato in ogni situazione. E lo stesso rispetto va riservato a ogni Popolo e a ogni cultura.

Milo Goj

Cambiando del tutto argomento, una “comunicazione di servizio” che è fonte di soddisfazione. Recentemente abbiamo pubblicato un articolo, “Diritto comunitario e diritto interno, chi prevale” firmato Euro. L’autore è un nuovo collaboratore, impegnato all’interno della struttura della UE a Bruxelles, che periodicamente ci fornirà info e prospettive del progetto europeo. Ha adottato lo pseudonimo di Euro non potendo comparire ufficialmente.

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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