Con “Una donna in guerra”, Longanesi editore, siamo alla seconda avventura di Aba Abate, Ice come codice di copertura, alto funzionario dell’Aisi, i servizi segreti italiani preposti al controspionaggio, che ha preso il posto, tra i personaggi seriali di Roberto Costantini, del commissario Michele Balistreri, protagonista dei primi romanzi dello scrittore, nato in Libia nel 1952 e dove ha vissuto fino a raggiungere la maggiore età: particolare non trascurabile sia per il personaggio Balistreri che per Aba Abate. E’ un dato di fatto che entrambi i personaggi abbiano a che fare con la Libia: Balistreri in chiave autobiografica, che molto ha preso dalla vita del suo autore, l’agente segreto Ice, invece, per avere a che fare, sia nel primo romanzo “Una donna normale”, sia in questo secondo,  con il paese africano.

Intanto “Una donna in guerra” possiamo definirlo una continuazione di “Una donna normale”. In esso, infatti, a parte ovviamente Aba Abate – Ice – ritroviamo i personaggi di contorno dell’Aisi (con a capo ora una donna, Maria Giovanna Cordero, quasi per una preveggenza, vista la nomina, nelle ultime settimane, a capo del Dis, il dipartimento che coordina l’Aisi e l’Aise, di una donna come Elisabetta Belloni), così come ritroviamo il principale “informatore” libico, amico di vecchia data di Ice, Johnny Jazir, e molti eventi correlati.  Su tutti, la caccia a quest’ultimo, sospettato di collusione con i terroristi, ma strenuamente difeso da Ice, che per una serie di circostanze che lasciamo scoprire al lettore, sarà a sua volta sospettata dello stesso reato e quindi accusata di tradimento. Sia Johnny Jazir, sia Ice, hanno dalla loro l’alibi che li assolverebbe, in quanto è merito dell’informatore libico l’aver fermato l’attentato che il terrorista Abdalla Ghali stava per compiere in piazza del Campidoglio a Roma, facendosi saltare con una cintura esplosiva: attentato sventato, ma nel corso del quale è morto il direttore dei servizi segreti predecessore della Cordero, Antonio Ferrara. Tutto il romanzo, pertanto, è improntato su avvenimenti, circostanze, rapporti, che precedono il processo interno per presunto tradimento di Ice, al quale non sono interessati solo l’Aisi (pur Maria Giovanna Cordero riponendo grande fiducia in Aba Abate-Ice), ma anche la CIA, che interviene pesantemente, quanto subdolamente, nelle indagini e negli interrogatori della sospettata.

In questo senso vengono rivissuti in capitoli che ci rimandano mesi addietro ai fatti, partendo da 30 ore prima dell’udienza. E qui siamo in così piena trama spionistica che lasciamo al lettore il gusto di scioglierla, anche se, forse, sarebbe stato utile ridurre alcuni passaggi che mi sembra appesantiscano un po’ troppo la lettura. La quale, comunque, viene, per così dire, alleggerita da alcuni momenti della vita famigliare di Aba Abate, in questo caso non più Ice, in rotta con il marito, che nulla sa della sua attività spionistica, e che ha ben pensato di riempire le tante assenze per servizio della moglie, andando a letto con Tiziana, la migliore amica di Aba. 

Questo spettro è, per la donna, forse ancora più pesante del tradimento di cui è sospettata. Anche perché Aba arriva al punto di cacciare il marito da casa, in un primo momento senza dare spiegazione ai due figli adolescenti, Francesco e Cristina, che, più tardi, messi di fronte alla cruda realtà, prenderanno, nonostante tutto, le parti del padre facendo proprie le accuse delle tante assenze da casa della madre, che ovviamente non può rivelare le ragioni delle stesse: per il marito e i figli Aba Abate è semplicemente una impiegata amministrativa del ministero degli interni e mai immaginerebbero l’altra vita, avventurosa, spesso in mezzo al deserto libico, con voli militari che in giornata la portano da Roma in Libia e viceversa, i contatti rischiosi con gente armata e pronta a tutto. Ma la deriva famigliare è dietro l’angolo e, questa volta, Aba non è più solo in guerra con il Dipartimento e la Cia che la sospettano di tradimento fino a portarla in giudizio, ma anche con i figli e il marito che non ha esitato, dopo la cacciata di casa, di chiedere il divorzio con tanto di telefonata da parte di una avvocatessa. Mentre, nel contesto, un altro agente, Giulio Bonan, che l’affianca nelle ultime operazioni segrete e con il quale condivide i momenti più pericolosi, si invaghisce di lei, non corrisposto, ma ben monitorato dai vertici Aisi e dalla Cia.

Il risultato è, naturalmente, una lettura avvincente, la vita di una donna “normale” spaccata in due, secondo uno schema che apparirebbe schizofrenico, se non fosse tenuto in piedi dalla sua grande personalità, educata da un padre, Adelmo Abate, a suo tempo capo dei servizi segreti italiani, che ha provveduto a darle un addestramento capace di farle gestire l’esistenza senza cedere troppo alle debolezze dei comuni mortali. Nozioni che di tanto in tanto compaiono nei ricordi di Aba e che, grazie anche alle quali, siamo curiosi di vedere come se la caverà, in casa e nella professione, dopo l’intenso finale aperto a cui “Una donna in guerra”, mostrando la sua tempra, ci ha lasciati.

Diego Zandel

Roberto Costantini, Una donna in guerra, Longanesi, pag. 399, €. 22,00

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