Il Sentiero della libertà, arriva da Sulmona a Casoli. All’ingresso del paese, proprio dove passa “Il sentiero”, c’era un campo di concentramento per ebrei. Chissà se qualcuno dei viandanti ne è stato a conoscenza: la “marcia” non si è mai fermata, per un doverosa riflessione, davanti a quel luogo. Durante le prime edizioni del “Sentiero” promosse dal liceo scientifico, non si sapeva nulla di quel luogo maledetto, di quell’anticamera della morte. È il libro di Livio Isaak Sirovich, “Non era una donna, era un bandito”, che ci svela la tragica storia di un giovane ebreo triestino, Giacomo Nagler, recluso a Casoli con il padre e una cinquantina di altri ebrei italiani. E ci fa conoscere anche la straordinaria storia della sua fidanzata, Rita Rosenzweig, medaglia d’oro della Resistenza, unica donna che non fu staffetta, ma partigiana combattente.

Scrive di lei, Furio Colombo: “coraggiosa e tenacissima partigiana della Brigata Aquila, in un piccolo distaccamento che cade nelle mani di un vasto rastrellamento congiunto di militi fascisti e di soldati tedeschi, e viene subito uccisa, mentre è già ferita, da un ufficiale italiano”. Con l’entrata in guerra dell’Italia, vengono arrestati a Trieste cinquantuno ebrei, fra questi il giovane Kubi, rinchiuso nel campo di concentramento di Casoli. Rita scriveva a Kubi che era andata per curiosità a vedere un film, “Suss l’Ebreo”, ma l’esperienza era stata terribile. “Ho sofferto le pene dell’inferno, durante la proiezione c’è stato un lancio di manifestini dalla galleria con la scritta a caratteri cubitali «Morte agli ebrei»”.

Alla famiglia viene tolta la cittadinanza e imposto il suo vecchio nome ebraico di Rosenzweig. Una svolta nella sua vita è la conoscenza di un uomo più maturo, un quarantenne. Un eroe pluridecorato, che, capo di Stato Maggiore della divisione Pasubio, ha combattuto da tenente colonnello in Russia. Intanto Kuby marcisce nel campo di concentramento di Casoli. L’unico conforto, qualche chiacchierata con il parroco. Le storie dei due fidanzati si dividono, ma entrambi troveranno una tragica morte. Kubi ad Auschwitz. Rita da eroina, combattendo insieme al suo uomo, divenuto capo partigiano della banda “L’Aquila”, sul monte Comun, in contatto con il CLN di Verona. Rita rifiuta il ruolo femminile di staffetta, è partigiana combattente.

La città di Verona, nel dopoguerra, tributerà onoranze speciali a Rita. Al suo nome sarà dedicata la via della sinagoga e le verrà assegnata la medaglia d’oro alla memoria. Alla cerimonia, a Verona, sarà presente Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, con le rappresentanze dei Gruppi partigiani. Ora che il campo di concentramento di Casoli non è più anonimo, ma ha il volto di Kubi, di suo padre e di tanti altri ebrei, “Il sentiero della libertà” avrà il dovere di sostare davanti al tragico Campo, per un momento di riflessione. Essi non hanno avuto il loro sentiero della libertà. Finirono eliminati ad Auschwitz.

Ezio Pelino

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